Terre di Campania vi augura buone feste, ma soprattutto buon Natale con un simpatico decalogo di 10 stereotipi del Natale

Natale arriverà domani e come ogni anno, intendo proprio tutti gli anni, viviamo situazioni identiche, precise, uguali e inimitabili. Ascoltatemi, o meglio leggete e se vi può sembrare una  “litania chiudetevi in camera vostra”.

1) Canditi o senza canditi?

“Come ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza per i defunti”, scusate ho sbagliato. Come ogni anno a Natale c’è l’usanza di mangiare il panettone, ora il problema è: canditi o senza canditi? Questo è un dilemma, bisognerebbe fare psicanalisi per capire il motivo per cui il panettone con i canditi viene comprato soprattutto dalle persone che non amano i canditi. È come la sindrome di Stoccolma, amiamo il carnefice. Non lo so, ho una serissima difficoltà a spiegarmi, chiedo ancora scusa. Forse, questa può essere un’idea, il candito non ci piace mangiarlo ma ci piace vederlo buttato nel tovagliolo.

2) La Tombola

Natale senza tombola, è come un ombelico senza nippolo  (è Natale, voglio pubblicizzare i miei articoli, dovete cliccare sopra alla parola nippolo ). Che cos’è la tombola: “un apostrofo rosa tra le parole o’burdell”. Non si capisce mai niente, si urla e si sbraita come se si potesse vincere un milione, quando poi la tombola più alta che si è fatta nella storia del Natale è stata massimo di tre euro e cinquanta, ovvio che quando c’era la lira si stava meglio e molti giovani si sono sistemati proprio grazie alla tombola. Anche in questo Natale, 88 sarà 98, 11 si trasformerà in 111 e 72 è accompagnato dalla pretesa di chi ha messo 92 sulla cartella. Poi un’altra cosa, anzi due: 1) quando state per vincere un sospiro profondo o uno starnuto faranno volare tutte le scorze di noci che avete messo sopra i numeri ; 2)pure se ha una laurea in ingegneria spaziale chi tira i numeri non sa mai distinguere il 6 dal 9.

3) Il roccocò

Per carità, è buono, però che miseria, è Natale e le parolacce non si dicono. Perché deve sfondare i denti? E perché tua nonna che non ha nemmeno un dente in bocca dà morsi più consistenti dei tuoi? Perché pure a Natale chi ha cento anni in più a te deve farti sentire un vecchio?

4) L’insalata di rinforzo

Eccola, lei è la più bella. Ora, qui ho la stessa difficoltà che ho avuto al primo punto analizzato. Le visite dallo psicoanalista aumentano e si paga pure il doppio. Allora c’è a chi piace e, per amor di Dio ci mancherebbe, magnatavell. Però magnatavell seriamente, non può campare per tutte le feste e soprattutto non può essere messa a tavola sempre.  Passato Natale quel frigorifero non si può aprire per quindici giorni.

5) La busta con i soldi

“Non sapevo cosa regalarti, tieni 50 euro” è quello che stiamo aspettando tutti. Durante il cenone di Natale, quando è il momento di aprire i regali speriamo sempre che quello zio o zia, insieme ai nonni, non si siano dimenticati. Lo speriamo vivamente, anche perché la vittoria della tombola è misera. E non fa niente se in quest’occasione ci sentiamo come i vecchi socialisti, ci potete pure insultare ma noi quella cinquanta euro la vogliamo. È il pizzo che noi abbiamo imposto per Natale.

6) “Anche a te e famiglia”

Questa è la parola d’ordine del Natale, si comincia a dirla dall’otto dicembre, “caso mai non ci vediamo in questi giorni”… mica possiamo essere scostumati ? Antropologi dediti agli studi in Africa Nera insieme agli scienziati del Cern sono arrivati a stabilire che in caso di omissione di questa frase possono succedere queste tre cose:  1) morte del primogenito; 2) pioggia di insalata di rinforzo; 3) niente busta.

7) Una poltrona per due

Se Canale 9 trasmette ininterrottamente a qualsiasi ora o giorno il film Il Camorrista, a Natale, Mediaset trasmetterà il film Una poltrona per due. Forse il film è concatenato alla frase “anche a te e famiglia”. Se vi scocciate e non volete vederlo sintonizzatevi su Canale 9, comunque siete certi di vedere un film firmato Tornatore, che non è poco.

8) La poesia

La poesia di natale, quella che dicevamo da bambini e che venivamo costretti a ripetere come scimmie ammaestrate per la gioia di tutti, soprattutto per quei cuginetti bastardi che dopo ci prendevano in giro, non la diciamo più, ma dobbiamo ascoltarla da altri. Ci scocciamo di sentirla, soprattutto perché se a dirla non è un nostro parente o persona a cui siamo legati. Vai a casa dell’amico e c’è il nipotino, arriva il fenomeno e dice: “Fai sentire la poesia”. Vai a casa della cugina di tua madre e c’è quel bambino che ti è sempre stato antipatico, ed anche qui arriva il fenomeno (i fenomeni non mancano mai) e dice pure lui: “Fai sentire la poesia”. Tu vorresti urlare e dire: “Non me ne fotte niente”. Poi dopo vedi che ogni volta che hanno finito di dirla, ricevono sempre qualcosa di soldi da tutti , tu cominci a sbraitare e a chiedere: “Ma se canto la canzone di Dragon Ball o la canzone di Ken il guerriero potete farmele valere come poesie di natale?”

9) La famiglia

Alla fine, passare il Natale in famiglia è la cosa più bella che ci sia. Sì, è vero, si vivono alcune situazioni che si vorrebbero evitare, come le domande degli zii e dei donni: “Quando ti laurei?”, “Quando ti sposi?”, “Almeno a Natale ti tagliavi la barba”, “Ma tutti questi orecchini non ti fanno male?”,  “Ah, ma perché il baccalà non ti piace?”.  Fortunatamente queste domande ci sono, e se non ci fossero il natale sarebbe realmente molto triste.

10) Il dentista

Questo decalogo finisce parlando del dentista. Voi direte “cosa c’entra con il Natale?”, ora vi spiego. Il mio dentista è il mio Grinch personale perché mi ruba i regali. Prima di Natale io vado dal dentista, chissà perché queste visite capitano in questi giorni… Ogni volta che vado sborso 150 euro e tal cosa mi fa molto incazzare. Ogni anno mi prometto di andare a casa sua con una mazza di ferro e sfondare tutto, ricordandogli che i regali ai suoi figli li ho fatti io. Poi non lo faccio perché a Natale sono più buono e auguro a tutti di stare bene: “Cara madre, che il Signore ti deve far vivere cento anni, assieme a papà, a Ninuccia, a Nicolino e a me….e cient’anni pure al dentista,  però con qualche malattia…”

 

Laureato in Storia con una tesi in antropologia culturale. Ama la sua città e tutte le sue tradizioni credendo fortemente nella forza civica di ogni tipo di particolarità, la scrittura è il suo modo migliore per esprimersi. Attualmente laureando in scienze storiche.

Un pensiero riguardo “10 stereotipi del Natale che aspettiamo con ansia

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