Dall’adolescenza napoletana alla maturità? Come è cambiata Napoli in cinque anni e com’è cambiato il nostro modo di vederla.

“La cattiva notizia è che il tempo vola. La buona notizia è che sei il pilota.” diceva qualcuno. Eppure fino a quando il cambiamento non si compie per davvero nessuno crede veramente che anche il naturale decorso del tempo possa, con la collaborazione di tutti, aggiustare le cose.

Descrivere come cambia una città con il costante macigno del retaggio politico sulle spalle penso sia, almeno in questo caso, superfluo. Ovviamente le scelte politiche hanno una forte influenza su come si evolve il territorio ma essenzialmente perché possono liberare le potenzialità che una città conserva e difficilmente riesce ad esternare. Non mi sembra che alcun programma politico abbia mai contemplato tra le sue promesse la ‘pizza a portafoglio’, Castel dell’Ovo ed il lungomare o la scultura del Cristo velato nella Cappella Sansevero.

Sarebbe molto più suggestivo vedere Napoli come alla fine di una lunga e meravigliosa adolescenza, con tutti i pro e contro che essa comporta. Il carattere forte e ribelle, non curante delle dicerie ma allo stesso tempo orgogliosa, figlia di contraddizioni e tempestata dagli stereotipi. Tanto tempestata da far mancare il fiato a chi si trova, spogliato dalle dicerie infamanti che infangano la città, di fronte a tale genuina bellezza.

Il costante e lento flusso che l’adolescenza napoletana ha visto svilupparsi si è dovuto sbarazzare, in primo luogo, di grandi problemi come quelli relativi alla sicurezza, in particolare ambientale. Da questo punto in poi, dando merito a tutti ed a nessuno, la valorizzazione delle attrazioni e mete culturali è stato un venir da sé, scoperchiando un vaso di Pandora e permettendo a tutti di godere della sua luce. L’adolescenza napoletana passa quindi per il Museo Archeologico Nazionale, Napoli sotterranea, le Catacombe di San Gennaro, il Teatro San Carlo ed uno sconfinato insieme di bellezze culturali.

Certo è che l’adolescenza napoletana passa anche ed ovviamente dalla cucina, che vede protagonisti decine e decine di prelibatezze storiche ma che si mantiene comunque all’avanguardia, confermandosi regina dello street food propriamente inteso. In tal senso anche i social media hanno svolto un ruolo fondamentale, permettendo a milioni di utenti in tutto il mondo-con dei semplici video-di poter assaporare con gli occhi le golosità ‘made in Napoli’ con la promessa, chi lo sa(?), di bucare lo schermo prima o poi e vivere quest’esperienza culinaria in prima persona.

L’adolescenza napoletana, insomma, si basa sulla filosofia del ‘storta va, deritta vene’, a volte bisogna inciampare per poi correggersi e ritrovare sé stessi, senza troppe pretese e scansando le polemiche, vivendo più per la città che nella città. Il lavoro da fare è ancora molto ma questo certo non spaventa anche perché, come si dice a Napoli: ‘ a’ nave cammina, e’ a’ fava se coce’, le cose positive prenderanno sempre il sopravvento, prima o poi.

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