I luoghi della tradizione culinaria napoletana, le antiche taverne e locande

Conoscere la città di Napoli non significa soltanto sapere a menadito i nomi delle sue strade, le sue piazze e i suoi musei: conoscere Napoli significa soprattutto capirne l’anima, lo spirito vitale, che la rende unica agli occhi di chiunque la guardi e la viva.
La veracità e il folklore dei cittadini partenopei traspaiono dai piccoli bassi umidi, dai vicoletti stretti e dalle taverne che, da secoli ormai, affollano il centro storico. Famosi artisti e letterati hanno sempre scelto la città all’ombra del Vesuvio, per il suo clima, i suoi paesaggi e per le tante leccornie della sua cucina.
Ma quali sono le più antiche e famose taverne napoletane?

Il Cerriglio: nata alla metà del ‘600, la locanda del “Cerriglio” era una delle mete preferite del Caravaggio, che vi si recava quasi tutte le sere durante il suo soggiorno a Napoli. Durante una delle tante scorribande, in cui l’artista veniva spesso coinvolto, Caravaggio ricevette una coltellata che lo sfregiò visibilmente al volto.

La cantina di Verdone: al Vico Campane a Toledo, nel 1844, un tal signor Verdone, arrivato direttamente da Palermo, decise di mettere su bottega. I piatti del giorno erano quelli tipici della cucina siciliana, accompagnati da fiumi di liquore di Marsala e di tante altre leccornie.

La trattoria di Giovanni Solla: tra gli intricati reticoli del Vasto, poco prima dell’Unità, sorgeva una trattoria conosciuta da tutti, quella di Giovanni Solla. Stando alla testimonianza di Salvatore Di Giacomo, i locali superiori della locanda ospitavano, di sera, animate bische clandestine, spesso interrotte dall’arrivo delle forze dell’ordine. Solla mise sua una vera fortuna e alla fine, con gli ampliamenti urbanistici del quartiere e con la nascita dell’adiacente stazione, decise di vendere tutto.

La taverna di Monzù Arena: in via del Carmine, 168, nel 1834, Monzù Arena aprì i battenti della propria taverna. Lavoratori e passanti, attirati dall’odore di fritto, non potevano fare a meno di entrare e di gustare una delle tantissime prelibatezze del menu.

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