Ardea consiglia: il matese, uno dei luoghi più indicati per il birdwatching in Campania

Anche se può sembrare sorprendente, ci sono poche province in Italia che possono vantare una così alta diversità ornitologica in così poco spazio come quella di Caserta. Grazie alla presenza di zone di alta montagna e di un lungo litorale con diverse zone umide, più di 300 specie di uccelli sono state segnalate in provincia, e quasi 150 possono essere contattate in una sola giornata di migrazione primaverile se si sa dove andarle a cercare. Le due aree migliori per il birdwatching sono il Parco Regionale del Matese e il litorale domitio, ma anche la piana interna del Volturno e le altre zone montuose della provincia possono dare belle soddisfazioni, per cui non c’è bisogno di allontanarsi molto di casa per osservare un’ottima varietà di uccelli.

Foto di G. Capobianco

Il Parco Regionale del Matese, il fiore all’occhiello delle aree protette della provincia, ospita buona parte delle specie di uccelli nidificanti nell’Appennino meridionale, tra le quali molte specie di alta quota decisamente rare in Italia meridionale (Fringuello alpino, Rampichino alpestre, Sordone, Codirossone) oltre a una grande varietà di rapaci, tra i quali spiccano Aquila reale, Biancone, Nibbio reale e Astore. Il Lago Matese, un’importante zona umida, ospita discrete popolazioni svernanti di anatre,

Foto di G. Capobianco

soprattutto Alzavole e Fischioni, oltre a qualche coppia nidificante della rara Moretta tabaccata. Le sue sponde e l’ampio canneto ospitano una grande diversità di altre specie, soprattutto durante i periodi di migrazione. Il Picchio muraiolo, una spettacolare specie di alta montagna molto ambita dai birdwatcher di tutta Europa, sverna regolarmente nelle gole rocciose del Matese, soprattutto quella della sorgente del Torano a Piedimonte Matese. Un’altra specie mitica per gli ornitologi, il Piviere tortolino, si ferma regolarmente durante la migrazione autunnale (fine agosto – inizio ottobre), ed anche primaverile, sulle cime delle vette più alte del massiccio. Scendendo dalla montagna, la piana del Volturno tra Capriati e Castelcampagnano è ricca di piccole zone umide e di mosaici agricoli che ospitano una ricca avifauna nidificante – con Averla cenerina e capirossa, Lodolaio e molte altre specie – e riservano spesso belle sorprese durante i periodi di migrazione, specialmente in primavera tra marzo e maggio.

Seguendo il Volturno verso la sua foce, la piana costiera anch’essa conserva delle piccole zone umide e zone estese di prati coltivati a foraggio che ospitano diverse specie pregiate in periodo di nidificazione, tra le quali la Ghiandaia marina, il Cuculo dal ciuffo, la Colombella, e l’Averla cenerina. I coloratissimi Gruccioni sono piuttosto comuni. Le zone con la più alta diversità di specie in assoluto sono quelle dell’immediata fascia costiera, in particolare la foce dei Regi Lagni, l’Oasi dei Variconi a foce Volturno, e le Soglietelle, conosciute anche come vasche d’Ischitella. Qui il birdwatching è ottimo tutto l’anno, anche se i periodi migliori, come sempre, sono quelli di migrazione (marzo-maggio e

Foto di Jacopo Rigotti

agosto-novembre). La lista di specie che si possono osservare è lunghissima e ci vorrebbe una pagina interna per elencarle, ma quasi tutte le specie migratrici regolari di gabbiani, sterne, e limicoli possono essere viste qui, e per alcune specie più rare, come il Gambecchio frullino e il Piro-piro del Terek, il litorale domitio è forse la migliore zona in assoluto in Italia per osservarli. In primavera, la fascia costiera, e soprattutto la vegetazione retrodunale, spesso attira i migratori stanchi appena arrivati dall’Africa, per cui nelle giornate giuste è anche possibile osservare un’ottima varietà di passeriformi. Infine, non bisogna trascurare il mare. Muniti di cannocchiale, e soprattutto con vento da sud-ovest, si possono vedere buoni numeri di specie strettamente marine, come Berte minori e maggiori, Sule, e più raramente strolaghe e anatre marine. A marzo e aprile lo spettacolo offerto da Labbi e Stercorari mezzani che inseguono Beccapesci e gabbiani a poche centinaia di metri dalla costa è davvero indimenticabile!

Foto di G. Capobianco

Anche chi vive in altre zone della provincia però, e che magari ha poco tempo per recarsi sul litorale o sul Matese, può fare belle osservazioni vicino casa: basta trovare un pezzo di campagna ancora coltivato in modo estensivo, con siepi e prati, oppure una cava abbandonata che si è convertita in piccola zona umida, o una zona collinare incolta con un po’ di macchia, per fare belle osservazioni e magari anche qualche scoperta interessante. L’importante è uscire!

Ottavio Janni

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