Ardea spiega: Cosa possiamo fare per mitigare gli effetti negativi che gli intensi ed estesi incendi stanno avendo sulla fauna?

Una premessa è doverosa per rispondere a questa domanda: localmente sarebbe necessario un attento studio che indichi le strategie da mettere in campo, strategie differenti a seconda del settore andato in fumo. Per cui quanto viene proposto è figlio delle conoscenze acquisite altrove (sopratutto all’estero) e delle buone pratiche (generiche) di sostegno alla fauna in momenti critici come questo. Inoltre, nel caso particolare del Vesuvio, è bene ricordare che i problemi per la fauna selvatica non finiscono con il finire dell’incendio ma, anzi, si protrarranno negli anni. Il Vesuvio è una vera e propria isola verde in un mare di cemento e asfalto. L’incendio ha sottratto preziosi ettari di territori alla fauna, che non potrà colonizzare altre zone senza attraversare, appunto, questo mare di strade e case. La competizione per le risorse rimaste si inasprirà e ad avere la peggio saranno gli individui più deboli, ma anche con meno esperienza, come i giovani sopravvissuti. Questo significa che, probabilmente, le popolazioni di animali selvatici subiranno un decremento negli anni, causato dal mancato ingresso delle nuove generazioni nelle popolazioni.

Molte specie (tra quelle che si muovono a terra lentamente) come ricci, rospi e alcuni rettili hanno sicuramente subito perdite numericamente importanti nella loro popolazione, per questo è importante aiutare i sopravvissuti in vario modo. Se troviamo un riccio e qualsiasi altro animale ferito o in difficoltà in Campania la cosa migliore da fare è portarlo al CRAS dell’Istituto di Patologia e Sanità Animale dell’Università Federico II, presso il presidio Ospedaliero Veterinario di Napoli (ASL NA1 centro – via M. R. Torrepadula 081/2549980; fax 081/2549596).
Il servizio di cura e riabilitazione è assolutamente gratuito, alla consegna cercate di essere precisi sul luogo del ritrovamento, se l’animale viene riabilitato è importante liberarlo nel luogo non bruciato e idoneo più vicino al suo territorio in modo rinfoltire la popolazione sopravvissuta e agevolare l’animale liberato mettendolo in un contesto più familiare.
Probabilmente troverete difficoltà a trovare qualcuno incaricato dalle istituzioni disposto a portarlo, in tal caso mettete l’animale ferito in un cartone forato, in modo che stia più tranquillo al buio e possa respirare. Se il trasporto rappresenta un problema, spesso lo si risolve facilmente con una chiamata di aiuto ai nostri familiari o amici.

Come aiutare invece gli animali che non hanno riportato danni fisici ma sono privi di un territorio e di risorse idriche ed alimentari. In primis andando piano in auto e mostrando tanta attenzione alla guida. Animali come le volpi, le faine, le donnole ed altri si stanno muovendo sopratutto nelle ore crepuscolari e notturne lontano dai loro territori inceneriti per trovare qualcosa da mangiare e per fare questo attraversano spaventate strade che non conoscono aumentando di molto la probabilità di essere investiti, considerando poi che la quasi totalità delle strade della Campania (a differenza di altri paesi) non possiede sottopassaggi per la fauna e che questa problematica miete moltissime vittime anche in periodi non critici.
Se avete un orto, un giardino, una azienda agricola vicina ad un area bruciata cercate di aumentare il numero di ricoveri e nascondigli per chi ha perso la propria tana ed il proprio territorio. Infatti, moti animali scappati dalle aree carbonizzate cercano ospitalità nei territori più vicini. Fate dei cumuli di pietra o tronchetti ricchi di interstizi per la fauna di piccola taglia come rettili, micromammiferi ecc. All’interno del vostro terreno mettere una ciotola bassa con dell’acqua in una zona all’ombra (per evitarne la rapida evaporazione); bassa per evitare l’annegamento di animali di piccole dimensioni già in difficoltà; un sottovaso alto 5 cm e largo fra 30 e i 50 cm può andare bene. Mettete in modo selettivo piccole quantità di cibo nel vostro giardino in modo da sostenere gli animali in questa fase critica ma non creare dipendenza trofica. È da evitare accumulare in grandi quantità il cibo sopratutto se di origine animale. Immaginate una grande quantità di carne in un giardino: dopo poco diventerebbe terribilmente maleodorante e sosterrebbe solo le popolazioni di animali più sinantropiche come ratti, corvidi e cani randagi, che presiederebbero l’area facendo da deterrente proprio agli animali che vogliamo aiutare, come volpi, ricci, mustelidi, ghiri ed altri. Per cui il cibo va messo in piccole quantità ed aggiunto solo quanto finisce, si può mettere a terra una ciotola con le crocchette per cani e gatti, nella cavità di un albero una manciata di semi e nocciole, un po’ di frutta e scarti alimentari vegetali su un ripiano in alto per gli uccelli. La comunità faunistica ora in difficoltà viene sostenuta più da una miriade di piccoli punti di alimentazione che da un grosso cumulo in poche zone.

Come aiutare le specie con grosse capacità di movimento come gli uccelli? Sicuramente la maggioranza degli individui capace di volare è salva (questo non vale per chi si trovava ancora nel nido). Queste specie hanno abbandonato velocemente l’area in volo dirigendosi lontano dalle fiamme. Ora non possono tornare nel loro territorio in cui tutto è distrutto, dagli alberi su cui si posavano alle loro risorse alimentari.
Per abbassare la probabilità che muovendosi in contesti nuovi possano scontrarsi con finestre e vetrate conviene mettere alla finestra la sagoma di un rapace come abbiamo fatto qui.

La cosa più importante è che la regione Campania sospenda il calendario venatorio 2017/2018, in quanto l’avifauna stanziale ha subito un grave danno da questi incendi e l’avifauna migratrice quando giungerà nei nostri territori per sostare lungo il viaggio verso sud o per trascorrere qui l’inverno non troverà lo strato vegetazionale e le risorse alimentari sufficienti e sarà costretta a cumularsi nelle poche aree intatte in cui oltre all’aumentata competizione intraspecifica, si aggiungerebbe anche la pressione venatoria. 

A questo punto non possiamo non chiedere alle istituzioni di avviare uno studio attento dei territori inceneriti. Comprendere i meccanismi di colonizzazione che si andranno ad instaurare, permetterà di prendere le misure adeguate a favorirli nella giusta misura, orientandoli nel modo più corretto ed evitando le brutture del passato come la piantumazione di specie arboree aliene (eucalipti, robinie ecc) o il totale abbandono delle aree prive di copertura vegetale che alle prime intemperie perderanno gli strati di suolo essenziali ad una veloce e strutturata ricolonizzazione.

Essenziale inoltre l’avvio di un efficace e capillare programma di prevenzione degli incendi con fotovideo-trappole nei luoghi sensibili per immortalare i piromani e gli incendiari, con modelli predittivi sull’evoluzione degli incendi e delle loro conseguenze. Sembra impossibile che quanto accaduto nel Parco Nazionale del Vesuvio nel 2016 non abbia indotto l’ente a rendere efficace la sorveglianza antincendio nel 2017 con evidenti conseguenze.
In questa fase è importante individuare i responsabili (piromani, amministratori inefficienti e programmi di prevenzione fallaci) e non enfatizzare su capri espiatori (a volte anche fasulli).

Si spera che ci sia una grande mobilitazione tesa a rimarginare e prevenire le ferite inferte dal fuco, che duri più di qualche giorno e che non si limiti ad una liberazione di una poiana fra qualche settimana nel cuore del parco d’avanti a qualche scolaresca come fatto l’anno scorso, che di certo non risolve il problema.
Si spera che in questa regione ed in questo paese si esca della dinamiche dalla politica delle emergenze in cui in pochi traggono benefici sulle disgrazie di molti e si passi ad un iter in cui vangano supportate e premiate la prevenzione ed il monitoraggio.

Foto e testi di Rosario Balestrieri.

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