Ardea spiega: Le farfalle diurne e notturne del Matese, colorati abitanti della nostra regione

Il massiccio del Matese è una delle catene montuose più rappresentative dell’Appennino meridionale. Situato a cavallo delle regioni Campania e Molise, si estende su una superficie di circa 1.440 km².

Il suo territorio è quasi interamente compreso entro tre grandi siti di importanza comunitaria: il Matese Casertano, le Pendici meridionali del Monte Mutria e La Gallinola-Monte Miletto-Monti del Matese; e due Zone di Protezione Speciale (ZPS), Matese e Le Mortine. Un certo numero di riserve naturali sono state istituite nel territorio del Massiccio, tra cui il Parco Regionale del Matese, che si estende per 30 km² sul lato campano e che incorpora “Le Mortine”. Sul lato molisano invece ci sono due Riserve Regionali Naturali: Guardiaregia-Campochiaro e Torrente Callora. La prima area si estende su una superficie di 2.187 ettari ed è una delle più grandi Oasi WWF italiane.      

Nonostante ci siano svolte diverse indagini biogeografiche ed ecologiche rilevanti nel Matese, in passato, come per gli ortotteri (grilli e cavallette), gli insetti cavernicoli (falene e coleotteri), la conoscenza della fauna entomologica della zona è ancora molto scarsa. Un recente lista di insetti, censiti per il Parco Regionale del Matese, ha riportato 244 specie, soprattutto Coleotteri.

La conoscenza sulle farfalle diurne e notturne riflette in parte una situazione simile.

Citazioni passate consistevano principalmente in risultati di viaggi di raccolta o dati sparsi contenuti all’interno di pubblicazioni generali sugli insetti. Le famiglie dei Ropaloceri (farfalle diurne) sono quelle che hanno ricevuto una maggiore attenzione, per esempio lo studioso di insetti Carlo Prola nel 1978 ha censito 47 specie principalmente provenienti da Monte Miletto, mentre i coniugi Guido Volpe e Renata Palmieri (2001) contano 95 specie provenienti da diverse località matesine. Indagini mirate sulle farfalle sono state effettuate soprattutto sul lato molisano del Massiccio, con particolare attenzione all’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro che rappresenta, probabilmente, il settore più noto del Matese per conoscenza sulle farfalle diurne e notturne.

Per questo scritto, facente parte di una pubblicazione più estesa pubblicata da Natura Edizioni Scientifiche, Volume 1 dal titolo: Lepidoptera research in areas with high biodiversity potential in Italy. Currentknowled gerelating to the macrolepidoptera fauna of the Matese massif (Southern Appennines, Italy) del 2014 ad opera di Francesco Parisi e Andrea Sciarretta, sono state esaminate tutte le informazioni disponibili e relative alla fauna di farfalle presenti sul Massiccio del Matese, considerando sia i dati di letteratura che i risultati inediti di ricerche condotte dagli autori in varie località all’interno della catena montuosa.

Lo studio riportato ha raccolto i dati relativi a 534 specie di macrolepidotteri per l’area del Matese. Questo aumenta il numero totale di specie conosciute per i Monti matesini da 518 riportate precedentemente nella letteratura nota, a 707.

Detto ciò possiamo dire che, sono 707 le specie di Macrolepidotteri (farfalle diurne e notturne) conosciute per l’area del Matese. A dispetto di tale numero, la conoscenza sulla lepidotterofauna del Massiccio montuoso è ancora incompleta, soprattutto per le famiglie di Eteroceri (farfalle notturne), e si presume che il numero di specie potrebbe aumentare significativamente se le ricerche in campo continuassero in futuro. Questo viene anche suggerito dal fatto che il 27% delle specie risultano segnalate in un unico sito e il 57% comprendono un solo esemplare avvistato.

La parte più esplorata del Matese è quella che si estende dalla pianura di Boiano attraverso il bacino del torrente Quirino sul lato Molisano, al torrente Torano e Piedimonte Matese sul lato Campano. Diverse località sono state studiate sul versante Molisano, mentre altre località, oggetto di indagini, sono state: Bosco Le Mortine e Bosco degli Zappini per la parte Campana. Le grandi aree montane rimangono poco indagate, tra cui alcune delle cime più alte come La Gallinola e Monte Miletto, dove solo la fauna di Ropaloceri (farfalle diurne) risulta significativamente conosciuta.

L’elevato grado di copertura boschiva del Matese si riflette nella sua composizione faunistica, infatti sono frequenti quelle specie legate ai diversi ambienti forestali. Sono state trovate specie associate alla foresta di sclerofille (Charaxesjasius, Campaea onorari, Catocala coniuncta, Cerastis faceta); ai boschi igrofili di pianura (Cepphisadvenaria, Solitaneamariae, Apameascolopacina); ai boschi ripariali a salice e pioppo (Apterogenumypsillon, Ipimorpha retusa, Leucoma salicis, Eariasvernana); ai boschi temperati e misti (Eriogasterrimicola, Cyclophoraannularia, Cyclophorapunctaria, Chloroclystasiterata, Epirritadilutata, Selenialunularia, Agriopisspp., Phalerabucephala, Polyphaenissericata, Dicyclaoo, Orthosias, Agrocholas, Conistras , Dichonia aprilina, Dryobotodescarbonis, Polymixis serpentina); alle foreste decidue (Eupitheciaspissilineata, Callopistrialatrellei, Tiliaceasulphurago) e alla faggeta (Operophterafagata, Pseudoipsprasinana).

Specie tipiche sono state segnalate anche per la macchia (Eriogasterlanestris, Luperinarubella); per i prati (Lemoniataraxaci, Zerynthia cassandra, Melitaea diamina, Calyptrathalictri, Callimorphadominula); per le paludi (Phragmatiphilanexa, Pelosiamuscerda) e le praterie xeriche (Calamiatridens, Eremohadenachenopodiphaga, Antitype suda, Episema tersa, Agrotisclavis, Chersotisrectangula, C. multangula), specie di alta quota legate alle praterie sono costituite principalmente da elementi subalpini (Apameafurva, Apamealateritia, Hadenacaesia, Anartaodontites, Epipsiliagrisescens, Chersotis cuprea).

Per il Bosco degli Zappini, si deve rilevare che nessuna specie monofaga è associata ai cipressi, come ad esempio: Theracupressata o Pachypasaotus; le uniche specie legate alle Cupressaceae sono: Tephronia sicula e Eupitheciaericeata. Altra specie associata alle foreste di conifere è Thaumetopoeapityocampa presente nei rimboschimenti di pino.

Non c’è grande differenza in termini di ricchezza specifica tra i due versanti del Massiccio, con 554 e 511 specie segnalate rispettivamente per il Molise e per la Campania. Tuttavia, la composizione di specie è abbastanza diversa, infatti 167 taxa sono stati trovati solo in Molise e 143 solo in Campania. In particolare, il lato Campano ospita una serie di elementi termofili che non sono stati trovati sul versante opposto, ad esempio Libytheaceltis, Melanargiaarge, Charaxesjasius, Rhoptriaasperaria, Gnophossartata, Costaconvexapolygrammata, Catocala coniuncta, Schrankiacostaestrigalis, Aedialeucomelas, Metachrostisvelox, M. dardouini, Athetishospes, Dypterygiascabriuscula, Leucochlaenaseposita, Xylocampamustapha, Axyliaputris, Cerastis faceta e Apaidiarufeola. Al contrario, molte specie mesofile sono limitate al lato Molisano, tra queste: Hyponephelelycaon, Abraxasgrossulariata, Pseudopantheramacularia, Angeronaprunaria, Theria primaria, Dysciaroyaria, Gandaritispyraliata, Phileremetransversata, Aplocerapraeformata, Acronictaauricoma, Mesogonaoxalina, Hadenaalbimacula, H. luteocincta e Diarsia mendica.

Il Massiccio del Matese rappresenta il limite distributivo meridionale della penisola italiana per 15 specie, tra cui Boloria dia, Erebia Ligea, Cepphisadvenaria, Phileremevetulata, Euphyiaadumbraria, Eupitheciavalerianata, E. egenaria, E. selinata, Pasiphilachloerata, Calamiatridens, Apameafurva, A. lateritia, Rhyaciasimulans, Chersotis cuprea e Parasemiaplantaginis.

Questo non sorprende se si considera che i massicci più vicini a sud e che superano un’altitudine di 2.000 m sono Monte Sirino (2205 m) e Pollino (2267 m); essendo distanti rispettivamente 160 e 200 km. D’altra parte il confronto delle specie del Matese con quelle della catena dell’Appennino centrale mostrano una diminuzione nella frequenza di elementi montani. Ad esempio, considerando il genere Erebia, vi è una sola specie conosciuta per il Matese (Erebia ligea) rispetto ad almeno sei del Massiccio delle Mainarde, cioè E. ligea, E. alberganus, E. carmenta, E. epiphron, E. meolans, ed E. neoridas. Questo Massiccio si trova a soli 20 km a nord del Matese ed è separato da esso dalla Valle del Volturno. Inoltre sono stati trovati venti endemismi, alcuni limitati all’Appennino centrale e meridionale (e Sicilia): Jordanitatenuicornis, Tephronia sicula, Luperinasamnii, Leucochlaenaseposita, Amata ragazzii; qualcunolimitato alla penisola italiana (e alla Sicilia): Lycaena italica, Lycaeidesabetonica, Melanargiaarge, Megalyciniaserraria, Scopula alba, Xanthorhoevidanoi, Zerynthia cassandra e Adscita italica; e altri per tutta la regione geografica dell’Italia: Zygaenarubicundus, Zygaenaoxytropis, Itamesparsaria, Lycia florentina, Solitaneamariae, Luperina tiberina e Lasionyctacalberlai.

Dal punto di vista geografico il Matese è considerato parte dell’Appennino meridionale. Una discussione approfondita sulla posizione biogeografica del Matese nell’Appennino, concentrandosi su componenti floristiche, è stato fornito da altri Autori, indicando una serie di caratteristiche transitorie della zona che hanno luogo tra il centro ed il sud dell’Appennino.

Infineil Matese ospita sette specie di lepidotteri elencate nella “Direttiva Habitat” dell’Unione europea, vale a dire: Proserpinusproserpina, Zerynthia cassandra (nella penisola italiana questa sostituisce Z. polyxena che è citata nella Direttiva), Parnassiusmnemosyne, Maculineaarion, Euphydryasprovincialis (nella penisola italiana questa sostituisce E. aurinia che è citato nella direttiva), Melanargiaargee Euplagiaquadripunctaria.

Con la futura ed auspicabile costituzione del Parco Nazionale del Matese si potrà più efficacemente assolvere alla funzione di protezione e salvaguardia della biodiversità montana che interesserà finalmente entrambi i versanti matesini. Anche le farfalle come l’Aquila e il Lupo sono dei colorati messaggeri di biodiversità osservate con ammirazione da parte di studiosi e\o semplici appassionati che ogni anno rincorrono tra gli incantevoli scenari matesini per osservare questi strabilianti insetti nel corso delle loro metamorfosi stagionali.

Per conoscere l’affascinate mondo delle farfalle che sorvolano sulle terre di Campania puoi prendere parte al corso di Butterfly Watching. 

 

Foto e testi di: Francesco Parisi.

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