Alla scoperta del sottosuolo con Ardea: di cosa si occupa la speleologia e qual è il compito dello speleologo

Fino a qualche anno fa non avevo la più pallida idea di cosa fosse la speleologia. Ero iscritta al 3° anno del corso di laurea in scienze naturali e una mia amica, Maria, andò a fare un’escursione al tunnel borbonico, facendo il percorso speleo. Mi raccontò di questa sua meravigliosa esperienza e ne era talmente entusiasta che mi propose di fare il corso di introduzione alla speleologia.

Foto di Federica Capecchi

Pressoché ignara dei contenuti, mi iscrissi al corso fidandomi delle sue parole e così iniziammo quest’avventura insieme. Gli incontri si articolavano in lezioni frontali, in cui ci veniva illustrata la storia della speleologia, la geologia, la cartografia e la biospeleologia, e lezioni pratiche in montagna.

Dal momento che non ero assolutamente abituata a dormire in un sacco a pelo, su un materassino in rifugi di montagna, senza acqua corrente e con il calore del camino, all’inizio mi sembrava un incubo!!

Le prime lezioni hanno avuto luogo all’aperto, per darci modo di imparare ad utilizzare l’attrezzatura, la vestizione e il modo di muoversi in corda. La prima grotta che visitammo era orizzontale, la ricordo come fosse ieri, la Profunnata. Con quella grotta ebbi un bell’impatto (senza far caso al fatto che mi sedetti su una montagna di guano di pipistrello!).

Foto di Federica Capecchi

Le altre grotte erano verticali, si iniziava a muoversi in pozzi su corde e anche quello mi piacque davvero tanto. Sono sempre stata poco amante del fango, che non è presente in tutte le grotte, ma in alcune se ne trova in abbondanza! Ad essere sincera, in certi momenti ho ben pensato di abbandonare quest’attività, pensando “ma chi me lo fa fare di sporcarmi, stare al buio, etc..”

Foto di Federica Capecchi

Quando il corso terminò, i miei familiari, sempre un poco apprensivi, quasi esultarono e mi dissero: “Ecco ora è finito il corso, ti sei fatta passare lo sfizio, e può bastare”.

Al contrario, non sono mai più riuscita a dire NO alla speleologia, ho scoperto un mondo: ho visto la montagna al contrario, quello che non tutti possono vedere, quello che non tutti possono fotografare, quello che magari si può vedere solo sui libri. Stalattiti, stalagmiti, sono solo alcune delle innumerevoli cose che una grotta può offrire: ci sono dei veri e propri fiumi, dei collettori sotterranei, cascate. Sapete quell’acqua che vedete uscire dai ruscelletti in montagna? Beh io so da dove proviene, la bevo lì dove nasce. Attraverso le cascate in corda.

È un mondo difficile da raccontare con le sole parole. Tante volte ho provato a descrivere le sensazioni che provo ogni qualvolta esploro una grotta, ma non è la stessa cosa che viverle: l’adrenalina che sale mentre scendo su pozzi profondi centinaia di metri, la curiosità di scoprire cosa c’è oltre il buio. Così alla fine ci rinuncio!

 

Foto di Federica Capecchi

Vi ho già detto che non ero affatto abituata a dormire nel sacco a pelo su un materassino in un rifugio in montagna, non mi faceva per niente piacere sporcarmi con il fango, ma oggi posso dire che questo mondo mi ha cambiata radicalmente! Senza i weekend in montagna non sono più me stessa; considero la montagna la mia seconda casa, le grotte il mio sabato sera e con il fango ci gioco lanciandolo ai miei amici speleologi!

Adesso, durante i corsi di introduzione alla speleologia che si tengono in primavera al CAI Napoli (questa’anno iniziano il 1 aprile 2017) insegno quello che ho imparato anni fa: insegno a chi vuole provare questa nuova esperienza e a chi vuole avvicinarsi a questo mondo.

A tutti gli amanti e gli studiosi della natura, consiglio di venire a scoprire il mondo sotterraneo!

Articolo di Federica Capecchi

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