Ardea racconta il lungo viaggio delle rondini: uno degli eventi più sensazionali in natura, la migrazione

Ebbaken, Nigeria. È una calda giornata di febbraio, a oriente il sole non si vede ancora, ma dalle rigogliose colline ricoperte di erba elefante un lungo e spettacolare viaggio sta per cominciare. È la storia di un viaggio che solca i mari e le terre di due continenti, senza confini etnici o politici, destinata a ripetersi da milioni di anni. L’eccezionale punto di vista di questo racconto saranno gli occhi di una rondine, che sta per unirsi a decine di migliaia di conspecifici. Pronta a tornare lì dove è nata, nello stesso luogo in cui per la prima volta ha spiegato le ali e ha spiccato il volo. Una rondine testimone e protagonista di uno degli eventi più sensazionali in natura: la migrazione.

È quasi impossibile credere che gli occhi di un animale di appena venti grammi possano aver visto così tanti luoghi. O che due ali, lunghe appena dodici centimetri, possano aver volato per distanze così lunghe. Ma la storia è appena iniziata…

All’alba della primavera, milioni di rondini si rimettono in viaggio. Partono dalla Nigeria e in piccoli gruppetti, partono verso Nord. Lo stesso farà la nostra piccola e alata viaggiatrice: deve tornare a “casa”, tornare nel luogo in cui è nata, in un giugno di qualche anno fa, in Europa. Magari in Alta Irpinia, o in un casolare abbandonato nelle periferie di Napoli, oppure in una stalla delle aree rurali matesine. Deve tornare e mettere su famiglia a sua volta. Attraverserà il Sahara e mentre scavalcherà le acque del Mare Nostrum, piccole isole come Ischia, Procida o Capri potrebbero essere luoghi perfetti per trovare cibo e riposarsi prima di raggiungere finalmente la meta.

In Europa, ovunque lei sia nata, trascorrerà tutta l’estate. Ci vorrà tempo per rimettere in sesto il nido, per tirar su una famiglia, andare a caccia di zanzare e imbeccare i rondinotti così come hanno fatto con lei i suoi genitori. E poi vederli finalmente spiccare il volo, come ha fatto lei prima di loro.

Dopo circa venti giorni passati nel nido, i rondinotti abbandoneranno il nido, mettendo alla prova la loro agilità e destrezza con il loro primo volo. Per tutta l’estate, il caldo e la bella stagione hanno consentito alla nostra viaggiatrice di procacciarsi agevolmente gli insetti di cui nutrirsi e accumulare grasso fino all’arrivo dei primi preludi autunnali, quando le temperature e il clima iniziano a irrigidirsi. In quel momento, esattamente come accade per tantissime altre specie di uccelli, dunque, anche lei ha percepito l’esigenza di migrare, mossa da un sentimento di fisiologica inquietudine: una combinazione di fattori endogeni e ambientali che l’hanno spinta a partire verso Sud, giù oltre il Sahara, fino in Nigeria dove trascorrerà l’inverno. E con lei, a partire sarà tutta la famiglia.

Sebbene la migrazione è un fenomeno comune fra molte specie ornitiche, non tutte, però, raggiungono mete tanto distanti dal luogo di nidificazione. Alcune si fermano molto prima, rimanendo all’interno del bacino del Mediterraneo. Sono i migratori corti e scelgono di trascorrere qui i mesi più freddi. Altre ancora, invece, come il nostro piccolo passeriforme, sono viaggiatori a lungo raggio e possono coprire distanze inimmaginabili: da un capo all’altro del mondo.

Prima che l’autunno bussasse alle porte, allora, la nostra rondine ha seguito il suo istinto ed è partita alla volta dei caldi paesi africani, insieme a centinaia di migliaia di compagni. Ma perché partire? Inverni rigidi e scarsità di insetti costringono gli uccelli migratori a compiere movimenti pendolari dai quartieri riproduttivi a quelli di svernamento per tutto l’arco della loro vita. Migliaia di chilometri percorsi su e giù per il globo con un unico e solo scopo: sopravvivere.

Dall’Italia all’Africa centrale, nonostante il formidabile meccanismo di orientamento che caratterizza molte specie di migratori, il viaggio è stato lungo e pieno di pericoli. Ma non appena anche un altro inverno sarà trascorso e arriverà una nuova primavera, sarà di nuovo tempo di tornare a casa. Ancora una volta unita al suo gruppo, la nostra protagonista compirà la stessa lunga traversata, affronterà intemperie e barriere ecologiche apparentemente invalicabili, solo per ritornare al luogo natio. In un viaggio infinito, scandito da periodici ritorni. Nessun luogo, infatti, è un traguardo finale per chi migra per sopravvivere. A ciascun arrivo, dunque, seguirà sempre una nuova partenza.

Spesso, però, accade che manifestazioni di questa portata passino inosservate agli occhi dell’uomo, così come non è raro che vengano considerate una consuetudine che non merita stupore. In realtà, la migrazione degli uccelli resta uno dei fenomeni naturali più maestosi e affascinanti, che dovrebbe ricordarci che nel mondo animale non esiste vincolo o barriera che possa impedire a un individuo di essere e di sentirsi incondizionatamente libero.

Cosa puoi fare per aiutare le rondini?

A causa dell’uso intensivo di pesticidi in agricoltura e dell’urbanizzazione, le rondini stanno scomparendo dai nostri cieli. Ce ne sono sempre meno: non trovano più il cibo (insetti uccisi dagli insetticidi) e non trovano più le stalle di una volta, dove fare il nido nel sottotetto.

L’Associazione ARDEA vi ricorda alcune semplici regole di convivenza per aiutare questi uccelli straordinari.

La prima regola è: non distruggere il loro nidi. Le rondini sono specie protette e distruggere un nido di rondine è un reato. Anche se non ci sono ancora pulcini dentro, perché le rondini utilizzano ogni anno lo stesso nido.

È un reato anche se non lo si distrugge di proposito, ma ad esempio per una ristrutturazione. Eventuali ristrutturazioni esterne e ritinteggiature andrebbero eseguite solo da settembre a fine febbraio, per essere certi di non disturbare la nidificazione delle rondini.

Infine, se siete tra i pochi fortunati che ha hanno uno o più nidi di rondine sotto la tettoia di casa o nell’androne o nel portico del palazzo, ma i condomini si lamentano delle deiezioni, la soluzione è semplice. Ancora una volta il nido non va rimosso né spostato, basta posizionare sotto al nido una tavoletta di legno o di plexiglass. In questo modo le deiezioni cadranno lì, senza disturbare passanti e condomini e senza sporcare la strada. Mentre le rondini potranno continuare a mettere su famiglia (e a mangiare le zanzare che tanto ci danno fastidio).

Articolo di Salvatore Ferraro
Foto di Michele Soprano

 

Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.

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