Magari domani resto è l’ultimo romanzo di Lorenzo Marone, giovane promessa letteraria campana

Si intitola “Magari domani resto” il nuovo romanzo di Lorenzo Marone, giovane e talentuoso autore partenopeo, reso noto al grande pubblico grazie al romanzo “La tentazione di essere felici”, vincitore di numerosi premi e tradotto in undici paesi esteri,  dal quale è stata tratta la realizzazione di un film, presto in uscita nelle sale cinematografiche. Marone è autore anche di “La tristezza ha il sonno leggero” edito nel 2016 da Longanesi.

“Magari domani resto” (edito Feltrinelli, in uscita il nove febbraio scorso, 320 pp) è un romanzo che parla di fame, speranza, ricerca e cambiamento. La fame di una ragazza, Luce Di Notte, di elevarsi dalla propria condizione, di cercare la propria verità. Luce utilizza la propria intelligenza, le proprie conoscenze ma soprattutto la propria rabbia per combattere le ingiustizie del mondo con le unghie e con i denti. Quella rabbia talvolta è un salto nel vuoto,  se si ha la capacità di cadere “in piedi” allora ci si salva, se si salta male si può perfino morire. Luce accetta il rischio di morire pur di vivere.

“Magari domani resto” mostra senza paura né vergogna, profumi e cattivi odori di Napoli, una città che scortica, graffia, talvolta corrode, come la salsedine del proprio mare, coloro che ci nascono dentro. Una città che schiaffeggia i propri abitanti senza mai smettere di accarezzarli. Napoli, una città di Luce e notte, una città di “alleria”,  di “arraggio”, di “arteteca” e “freva”, una città in cui la parola rischio perde il proprio significato, perché non diventa una scelta ma un bisogno necessario. Una città che insegna a non avere paura, o meglio, a sorridere anche di essa. Una città che dà molta importanza agli addobbi nelle chiese ma che riconosce anche che “Il Signore se ne fotte degli addobbi”, una città che nasconde dietro ogni smorfia un pianto che non ha potuto piangere e che non ha trovato subito la forza di sorridere, ma ha dovuto farlo. Una città che prende a calci Luce, che le impedisce di accontentarsi, di dire sì se vorrebbe urlare no, una città che le consente di gridare per rivelargli pian piano come ascoltare il silenzio, quello proprio e quello altrui.

Le cose belle della vita, quasi sempre ci sopravvivono.

Sopravvivono all’ansia, alla paura, alla morte che crediamo morta ma che conserva sempre un barlume di vita, sopravvive al dolore che scava, scava, scava, finché non apre un varco che prima o poi sprigionerà un flusso di energia che genera e rigenera il proprio sé, quello che Luce coltiva ogni giorno.

Lorenzo Marone stupisce, perché fa sorridere e riscoprire al lettore il proprio lato perduto dolcemente, senza essere brusco né violento ma con quella grazia che solo la bellezza possiede,

In fondo i romanzi avvincenti procedono sussurrando, in punta di piedi, senza imporsi e imporre nulla, offrendo tutto, bene e male, paura e coraggio, gioia e dolore, silenzio e chiasso, rispetto e prevaricazione, umiltà e presunzione lasciando al lettore la libertà di scelta.

 

Milena Dobellini nasce a Napoli nel 1997, si diploma nel 2016 presso il liceo Classico Vescovile di Nola (NA) e attualmente frequenta il primo anno della facoltà di Lettere Moderne presso l’Università “Federico II” di Napoli. Sin dall’infanzia coltiva le passioni per la lettura e la scrittura. Nel 2016 viene pubblicata dall’editore napoletano Guida “Frangibilis. Ciò che si può spezzare”, la sua prima raccolta di poesie. Una sua poesia inedita. “La forza” viene scelta e inserita dall’Aletti Editore nel volume Amaranto dell’edizione 2016 del Festival poetico “Il Federiciano”.

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