I cinque monumenti di Avellino da visitare a costo zero. L’Irpinia che diventa bellezza da ricordare, da scoprire.

A meno di un’ora di macchina da Napoli, sorge una valle di origine vulcanica dell’Appennino campano, è la conca avellinese, che trae il suo nome, proprio dall’omonima città. Sebbene la sua area geografica non sia circondata da ampi confini, Avellino affonda le proprie radici nell’antichità: fondata dagli Irpini, sul sito dell’attuale comune di Atripalda, fu conquistata dai Romani nel 293 a.C. e cambiò più e più volte nome, finché Lucio Cornelio Silla non valorizzò la città dal punto di vista urbanistico. I monumenti cittadini sono un’interessante testimonianza dello sviluppo di quest’importantissimo centro.

Duomo: Via Seminario, 4.
La cattedrale di Avellino fu edificata nel XII secolo dal vescovo Roberto, che preferì delle decorazioni in stile romanico. A causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e del terremoto del 1980, ben poco si è conservato della struttura originaria, che già nella seconda metà dell’’800 era stata rimaneggiata. Molto interessante, da un punto di vista artistico, è la cripta, che ha preservato l’impianto romanico e gli affreschi di Angelo Michele Ricciardi.

Fontana di Bellerofonte: Corso Umberto I.
La fontana di Bellerofonte è forse il monumento più martoriato di Avellino. L’opera fu realizzata da Cosimo Fanzago, nella seconda metà ‘600, e deve il proprio nome alla presenza di una statua raffigurante Bellerofonte nell’atto di uccidere la chimera. La sua bellezza è stata deturpata dai numerosi furti, che, dopo il terremoto del 1980, privarono l’opera barocca di alcune statue e elementi ornamentali di significativa bellezza.

Castello: Piazza Castello.
I ruderi del castello di Avellino sono circondati dal corso dei fiumi Fenestrelle e Rio San Francesco. Fu dimora degli imperatori del Sacro Romano Impero Lotario I ed Enrico VI e fu qui che l’antipapa Anacleto II, nel 1130, nominò Ruggero II re di Sicilia, consegnandogli la bolla e dando inizio alla dinastia dei Normanni e alla casata degli Altavilla. Oggi, purtroppo, il castello è lasciato all’incuria e molti dei suoi resti sono stati definitivamente abbattuti, per lasciare spazio ad alcuni edifici moderni.

Torre dell’Orologio: Corso Umberto I, 120.
La torre barocca, costruita da Cosimo Fanzago, è il simbolo di Avellino e ne sovrasta Piazza Amendola e il Palazzo della Dogana. Purtroppo, la torre, alta 36 metri, cadde quasi del tutto nel 1980 ed è stata successivamente ricostruita, nel tentativo di preservare alcuni elementi di rilievo storico.

Chiesa del Santissimo Rosario. Via Malta, 3.
Questo interessante edificio di culto sorse nel 1942 in stile gotico. Presenta un unico portico centrale ed è decorato da vetrate sulle pareti, raffiguranti scene del Rosario; due di esse hanno un forte impatto visivo: l’una rappresenta il battesimo di Cristo nel fiume Giordano, mentre l’altra rappresenta una Pietà.

Michele De Rosa è un giovane studente napoletano, attualmente iscritto al secondo anno della facoltà di lettere classiche, presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel tempo libero, ama dedicarsi alla lettura di libri inerenti la storia, la cultura e le leggende della città di Napoli, per la quale nutre un amore senza confini

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