La Sardegna: cosa può apprendere la Campania da quest’isola dal punto di vista turistico

La Sardegna, persa tra Europa e Africa, appartiene a nessun luogo…Come se non avesse mai veramente avuto un destino. Nessun fato. Lasciata fuori dal tempo e dalla storia

Non c’è cosa più emozionante che immergersi nelle limpide acque della Sardegna e provare uno stupore tale da essere paragonato a quello di un bambino che vede il mare per la prima volta.

Sono stata in Gallura (regione nord-est dell’isola) per qualche mese, e non avevo assolutamente idea del fascino che questa terra aveva in serbo per me, per i turisti e per coloro che ci vivono.
Seconda isola più estesa del mar Mediterraneo, la “Saldigna” (in dialetto Gallurese) ci offre un enorme patrimonio di conoscenza che spazia dalla storia all’archeologia e alla cultura tradizionale.

Mentre da un lato ci si può innamorare delle rinomate e selvagge coste caratterizzate dalle insenature a rias e dalle rocce a tafoni, dall’altra parte si può restare impressionati dalle numerose ricchezze archeologiche come le“Nuraghe”; si tratta di torri circolari costruite con grossi massi a secco intorno al 1500 a.C. e ricoperte da una cupola, ovvero la “tholos” micenea. Le torri in questione presenti in aree come Arzachena, Nuoro, Tempio-Pausania, avevano compiti difensivi ed erano molto spesso accompagnate da i “Pozzi Sacri” e le “Tombe dei Giganti” .

Di rilievo in quest’isola vi sono anche le manifestazioni di carattere popolare come “La Sartiglia di Oristano” (corse su cavalli a fine Carnevale), la “festa di Sant’Efisio” a Cagliari e la rinomata “Cavalcata Sarda” a Sassari, avente luogo ogni penultima domenica di Maggio.

In questo mélange di unicità e bellezza sono rimasta piacevolmente affascinata  dalla cura con cui gli abitanti sardi riescano a valorizzare le loro ricchezze e a preservarle per il turismo e, specialmente, per le generazioni future. Basti pensare al porto turistico di Palau, la cui balneazione è resa possibile dalle giornaliere opere di manutenzione che fanno sì che gli scarichi delle barche non inquinino in maniera eccessiva le acque cristalline. Non è da sottovalutare il mantenimento di siti come la granitica “Roccia dell’Orso”, la cui particolarità risiede per l’appunto nella sua forma.

Se non dal punto di vista logistico, ci sarebbe tanto da imparare da quello emotivo. I sardi, amano la propria terra, come i campani la loro, ma i primi riescono ad agire, compiendo atti significativi per la sua cura e il suo mantenimento. Ci sarebbe tanto da imparare.

La Campania, d’altro canto, gode di un turismo rigoglioso basato in particolar modo dal connubio di bellezze artistiche, architettoniche, cultura popolare. Dal Maschio Angioino, al Duomo di San Gennaro ai Castelli dell’Irpinia fino alle stupende coste del Cilento.

Sia la Sardegna che la Campania vivono maggiormente di Settore Terziario.

Tuttavia la nostra “Terra Felix” potrebbe apprendere molto dall’organizzazione turistica sarda. Trovo che la maggiore divergenza tra i tipi di turismo delle due regioni in questione dipenda oltre che dalla diversa conformazione del territorio e dalle diverse ricchezze culturali anche dal fatto che la Sardegna, seppur affetta dal cosiddetto “Abusivismo edilizio”, abbia mantenuto un rapporto equilibrato tra la modernità dei nuovi palazzi e la presenza dei luoghi incontaminati e selvaggi. Altro punto a favore della Sardegna, e differentemente dalla Campania, è il fatto che le spiagge sono quasi tutte ad accesso libero per permettere a ognuno di usufruire del cristallino mare.

Puntare più sulla genuinità dei luoghi e sulla loro conservazione potrebbe essere un ottimo esempio per il turismo napoletano. Inoltre ciò che possiamo ancora attingere dai sardi è la consapevolezza delle bellezze che si possiedono in modo tale da conferirgli quella cura che a volte per atteggiamenti egoistici e per cattiva gestione manca in Campania.

Sono una napoletana appassionata di libri, arte e musica. Sono laureata in lingue e letterature europee e americane a “L’Orientale” di Napoli ed anche se adoro le mie radici, amo essere sempre in viaggio e conoscere culture nuove con le quali confrontarmi. Penso che la scrittura sia uno dei linguaggi comunicativi più autentici e liberatori per l’uomo.

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