Caserta: cinque monumenti da non perdere assolutamente se volete davvero dire di aver visto e conosciuto la città

Punto di riferimento culturale sin dall’età borbonica, il territorio di Caserta ha subito, nei secoli, radicali trasformazioni morfo-geologiche, che ne hanno ridotto l’estensione. Benché attualmente Caserta si estenda su pochi km², nella prima metà del ‘900 comprendeva l’attuale Molise, l’agro nolano, il Sannio e i territori delle città di Cassinate e Frosinone. Ma, malgrado ciò, sono comunque tantissime le testimonianze dello splendore e dei fasti vissuti dalla ridente cittadina campana, nel corso di tutto il XVIII secolo.

Reggia di Caserta: Viale Douhet, 2/a.
Conosciuta come la Versailles d’Italia, la costruzione di questo splendido palazzo reale fu indetta, nel 1752, da Carlo di Borbone, per reggere il confronto con la residenza dei sovrani francesi. L’accesso all’edificio è garantito da porticati ad arcate, che conducono in ampi cortili. La reggia conta più di 1200 stanze, affacciate (per buona parte) sulla mastodontica fontana del viale centrale. I giochi di acqua sono forse uno dei principali pezzi forti, che attirano ogni anno migliaia e migliaia di visitatori da tutto il mondo.

Convento di Sant’Agostino
La costruzione del complesso, commissionata dai Padri Agostiniani, risale al 1441. Nel 1750, Luigi Vanvitelli riammodernò l’attigua chiesetta, utilizzando i marmi della Reggia. Da visitare è anche il chiostro cinquecentesco.

Casertavecchia
Per chi ama respirare l’aria degli antichi borghi medievali, la tappa alla frazione di Casertavecchia è senz’altro obbligatoria. Stando alla testimonianza dell’Historia Longobardorum Beneventanorum del monaco benedettino Erchemperto, le radici della deliziosa cittadina, allora nota con il toponimo di Casa Hirta, risalirebbero all’861 d.C.
I principali monumenti d’interesse storico-artistico sono il castello e il duomo con il campanile, ampliato in epoca normanna. La leggenda vuole che i cittadini si rivolsero a delle fate, per facilitare il trasporto delle colonne di marmo, dalla pianura alla cima del monte, su cui l’edificio attualmente sorge.

Guarda la gallery dedicata a Casertavecchia

Eremo di San Vitaliano
Il complesso di San Vitaliano sorge nel territorio di Casertavecchia. Bellissime sono le cappelle dedicate al Santo protettore, il portico e l’imponente campanile.

Belvedere di San Leucio
Nel 1778, Carlo di Borbone, su consiglio del ministro Bernardo Tanucci, diede inizio alla costruzione di alcune fabbriche per la lavorazione della seta: lo scopo era quello di offrire posti di lavoro a giovani apprendisti, che avrebbero fondato la comunità autonoma, nota come Real Colonia di San Leucio. Il progetto divenne realtà in pochissimi anni: persone provenienti da ogni angolo d’Europa si recava a San Leucio, per acquistarne gli ottimi tessuti.
Attualmente, i visitatori possono ancora ammirare i macchinari dell’epoca e affacciarsi al belvedere, che domina tutta la vallata casertana.

 

Michele De Rosa è un giovane studente napoletano, attualmente iscritto al secondo anno della facoltà di lettere classiche, presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Nel tempo libero, ama dedicarsi alla lettura di libri inerenti la storia, la cultura e le leggende della città di Napoli, per la quale nutre un amore senza confini

Commenta