Una storia tutta napoletana fatta di tradizioni ed esoterismo si annida attorno al Cimitero delle Fontanelle

La storia di Napoli si perde nei secoli, di più nei millenni, 2500 anni hanno lasciato tracce di religiosità lontane ma sorprendentemente vicine, presenti.

Una zona che si trova in fondo al Rione Sanità, ai piedi delle colline che circondano il centro storico della città, la cosiddetta via Fontanelle, strada lunga, stretta e tortuosa, la quale comincia dopo il ponte costruito  all’inizio dell’800 per collegare più celermente la Reggia di Capodimonte al cuore di Napoli superando il vallone della Sanità: un luogo dove è possibile ammirare una delle più affascinanti tracce della religiosità napoletana.

 

La suggestione è forte quando si entra in luoghi in cui la spiritualità, anche se in forme diverse, si esprime da migliaia di anni

 

Benvenuti signori e signore, benvenuti al cimitero delle Fontanelle. Strutturato nella seconda metà dell’800, voluto per pietà dei sacerdoti e del popolo guidati da Gaetano Barbati e Pasquale Placido, il primo un canonico figura importante nella storia della diocesi napoletana e il secondo un senatore, sorge per un semplice quanto mai scomodo motivo: la cronica ed ordinario mancanza di luoghi di sepoltura a Napoli. Le cave delle Fontanelle sopperirono alle insufficienze della struttura cimiteriale partenopea e dei suoi ossari. Il cimitero svolse l’attività di vera e propria succursale per quello di Poggioreale.

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Al cimitero delle Fontanelle s’intrecciano storie diverse. Si presenta principalmente come un luogo delle sepolture, questa concreta prospettiva sembra però una visione in disuso, un realtà fuori moda, il brand vincente è un altro: il culto delle anime del purgatorio, espressione della religiosità popolare, devozioni che troppo spesso scivolano verso il devozionismo, assumono la forma di superstizione. Del resto sono queste le risposte che a Napoli hanno concesso le istituzioni civili e religiose, il popolo, la religiosità popolare, la pietà religiosa, alle domande che da sempre morte e sofferenze pongono all’essere umano.

Non sono qui per scrivere la storia di questo cimitero, alla quale ho solo potuto accennare con qualche riga, né tantomeno racconterò di quanto già detto e scritto abbondantemente su tutto ciò che di leggendario ed esoterico si cela dietro questo luogo. Mia intenzione, nelle poche righe a mia disposizione, è rammentare un rischio quanto mai immanente: perdere il senso di ciò che il sito essenzialmente è, un cimitero, ovvero un luogo di sepoltura in cui sono depositati riti e regole della nostra identità. Seppellire i morti, rispettarne il riposo.

Un rischio certamente figlio della contesa competenza che vige da tempo sul cimitero. A giocarsene le sorti, le mani dell’Assessorato al Sottosuolo, quelle dell’ Assessorato alla Cultura, quelle dell’Assessorato ai Cimiteri. Di fatto estromessa la Parrocchia delle Fontanelle che per tanti anni ha svolto una funzione importante nella storia del cimitero. Esclusione significativa: di fatto la considerazione che si ha del luogo non è quella di un cimitero, ma essenzialmente di un bene culturale. E volendo dare uno sguardo a coloro che visitano il cimitero le considerazioni non prendono una piega diversa. In primis coloro che sono attirati dal magico e dal misterico, turisti da “leggenda del capitano”. In più imprese pubbliche, private, culturali, le quali vedendoci un business turistico e culturale aspirano alla sua gestione.

Ma va detto c’è anche altro. C’è chi, a passo con i tempi, in linea con la crescita dell’interesse scientifico e della curiosità per la storia del cimitero, ha colto con netto anticipo la trasformazione del luogo di culto in bene culturale, e si è comportato di conseguenza. Tutto ha inizio nell’autunno 1986, quando un gruppo di giovani della Parrocchia delle Fontanelle danno vita all’Associazione I Care e organizzano le prime visite guidate al cimitero. È solo l’inizio.  Studi e ricerche sulla storia di Napoli con particolare riferimento al lavoro, alla religiosità, al territorio; contrastare i luoghi comuni; combattere l’interpretazione superstiziosa e pagana della religiosità napoletana; conoscere e salvaguardare la storia di Napoli: questo un monito per i turisti, questo il brand che ci piace, oltre il folclore, l’obiettivo di portare luce su di una storia stravolta ed offuscata, questo il leitmotiv di IRIS, iniziativa di partenariato di tre associazioni attive al cimitero, ovvero I Care, Archivio Foria e Centro Foria. Il cimitero delle Fontanelle è una cattedrale gotica sotterranea con una moderna e moderna rappresentazione del mistero della morte.

L’esasperato devozionismo, la mercificazione e l’obiettivo del budget, iniziative che lasciano perplessi (servizi fotografici di moda all’interno del cimitero, feste nell’ossario, vendita di lumini, esperienze da acchiappa fantasmi caricate su youtube): questa è la rimozione della morte dal suo habitat naturale.

Voglio chiudere con le parole del presidente dell’associazione Iris (Istituto di ricerca storica e documentazione), il Prof. Rocco Civitelli:

La valorizzazione del bene culturale parte dal rispetto della sua identità

 Questo deve essere il futuro del cimitero, questo il brand vincente!

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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