Il festival della, no, è la sagra della. Anzi, no, è la festa del. La fiera, sì, è la fiera!

Sagra, festival, fiera, ma qual è il significato reale di queste tre parole utilizzate ormai come frastuono quotidiano, anziché come identificazione di un luogo, di un prodotto, di una tipicità. Di una realtà. Di qualcosa che caratterizza una terra, una città, un paese.

Il termine festival, oggi, viene utilizzato impropriamente. Se dico festival penso a qualcosa in cui ci siano anche esposti dei quadri, che possa incontrare degli strumenti musicali, o dei libri. A una rassegna, una manifestazione, che poi sono i suoi stretti sinonimi. E arrivo solo più dopo ai suoi significati minimi, che sono sagra e festa popolare. Questo non vuol dire che il festival sia raffinato e la sagra un po’ meno. Niente affatto.

Ci sono sagre che valgono mille volte più di un festival, si intenda.

Però ogni cosa va chiamata col nome suo, anche per dare credito a ciò che si dice o a ciò che si propone.

Per dare vita a un festival c’è bisogno di un lavoro diverso da quello che occorre per ideare una sagra.

La sagra della melanzana non può essere anche detta il festival della melanzana. Non so, anche guardando i grafemi “Festival della Melanzana”, non pare che stonino un po’ anche solo a guardarli?

Le persone leggono o, per meglio dire, sentono festival e corrono. Nell’immaginario collettivo si è diffusa questa errata convinzione che al festival ci trovi gente più raffinata, che si fanno delle attività piuttosto di altre. Ma non è così. Ci sono dei festival in cui si mangia e si beve solo e delle sagre in cui durante una braciata si presenta un libro sulla carne rossa di uno chef orientale, semmai.

Non è giusto utilizzare termini che non adempiono ai significati che fanno intendere. Non che non sia giusto perché non trattino anch’essi d’arte. Per carità, cucinare è un’arte. Mangiare è un’arte. Bere lo è ancor di più. E la melanzana (tirata in questione) è un’opera d’arte, ma cambiano i modi, i mezzi, i canali che si raccolgono per presentarla. Riflettiamoci, su!

Cominciamo dal significato che la Treccani.it dà alle parole in ballo:

  • sagra: (ant. o letter.sacra) s. f. [femm. sostantivato dell’agg. sagro, variante ant. di sacro1]. –  a. ant. Festa, celebrazione religiosa in occasione della consacrazione di una chiesa, di un altare o di una immagine religiosa. Anche, più genericam., consacrazione (sul modello del fr. sacre);
  • fèstival:(alla fr. festivàl; raro festivale) s. m. [dall’ingl. festival ‹fèstëvël›, che è dal fr. ant. festival ‹festivàl› «festivo», lat. mediev. festivalis]. –  Festa popolare, spesso all’aperto, con musiche, balli, luminarie. 2. Serie di manifestazioni e spettacoli, musicali, teatrali, cinematografici, per lo più periodici: fdella canzonefdel cinemail f.di Sanremodi Cannes, ecc.
  • fièra f. [lat. tardo fĕria, propr. «giorno festivo, vacanza»: v. feria]. – Convegno abituale di venditori e compratori, che si distingue dal mercato per la sua maggior durata e per lo sviluppo che vi ha il commercio all’ingrosso; fdel bestiamef.campionaria, esposizione periodica della produzione industriale, a livello regionale, nazionale o internazionale (come per es. la fdi Milano, la fdel Levante a Bari, ecc.), che si svolge di solito in padiglioni separati riuniti in unico recinto (la zona o il quartiere della f.) oppure anche in sale di un vasto edificio appositamente adattate e attrezzate (il palazzo della f.), dove vengono esposti i campioni dei varî prodotti, apparecchi, macchinarî, ecc., si fanno contrattazioni, si accettano commissioni; fdel libro, manifestazione propagandistica intesa a diffondere presso un largo pubblico le opere a stampa, con esposizione e talvolta vendita di libri, intervento degli autori e sim.; fdi beneficenza, vendita organizzata a scopo di beneficenza, di oggetti per lo più offerti in dono a tale scopo.

Chiarito ciò, possiamo proseguire nella nostra analisi. Girando un po’ per la Campania, di termini utilizzati in modo improprio ve ne sono, e pure parecchi. Ma provandone a ricostruire l’ortografia di quelli idonei possiamo citarne alcuni per l’efficacia e la risonanza che hanno sul territorio.

Parlo di efficacia perché è l’aspetto che più aiuta a capire cosa ha generato quell’evento qui o lì, quanta gente ha portato, cosa poi ha prodotto alla fine della storia, in termini di ricordo e di benessere psicosociale. Però, piuttosto di farlo mediante i sondaggi in rete, è stato interessante ascoltare le persone in strada; quindi, ciò che “si dice in giro” riguardo a questo o a quell’evento.

La gente conosce la Sagra dei funghi di Cusano Mutri, in provincia di Benevento, che quest’anno arriva alla trentottesima edizione, e si tiene in autunno. Fiordilatte Fiordifesta, la sagra del fiordilatte di Agerola, a cavallo tra costiera sorrentina e amalfitana, che ha festeggiato la sua trentaseesima annata estiva, poi c’è la Festa del vino di Taurasi, che esiste da diciotto anni e si fa ogni estate, in Irpinia.

Quando si parla di festival, invece, si dice Sponz fest di Calitri, il festival dello sposalizio di Vinicio Capossela, che da quattro anni riempie, in agosto, il polmone dell’alta Irpinia. Poi, si dice Salerno Letteratura, il festival letterario, con la sua quarta edizione di quest’anno, e poi, ancora, Pomigliano Jazz che ha compiuto i suoi ventun’anni di età.

La fiera è Ricomincio dai Libri, l’unica fiera del libro in Campania, che si svolge a San Giorgio a Cremano da tre anni.

Viaggiate attraverso i significati, i sensi. I piedi portano alla conoscenza!

la Viandante

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