“Tutte le fontane sono lagrime: l’approvvigionamento idrico di una metropoli”. Napoli e le fontane monumentali

Secondo quanto raccontato da Matilde Serao nelle sue Leggende napoletane, tutte le fontane di Napoli nascerebbero dalle lacrime di dolore e di disperazione di uomini, donne e bambini. Dalla fontana di Monteoliveto sgorgherebbero quelle di una monaca, che pianse senza sosta sulla Passione di Cristo; dalla fontana Medina, quelle di Nettuno, perdutamente innamorato di una statua e, infine, dalla fontana dei Serpi, verrebbero fuori le lacrime di Belloccia, una fedele serva innamorata del suo padrone.

Nel corso delle varie epoche storiche, numerosissimi furono gli artisti che diedero prova della loro abilità scultorea, nella costruzione di imponenti fontane monumentali, il cui approvvigionamento idrico avveniva attraverso gli acquedotti e le acque sorgive, di cui quasi ciascun rione cittadino era dotato.
Benché il numero delle fontane sparse nel territorio urbano sia inquantificabile, ecco alcune delle più belle, che vale la pena ammirare, per la loro magnificenza ed importanza storico-culturale.

Fontana del Nettuno (1595-1599); Piazza Municipio.
Realizzata, su disegno di Domenico Fontana, da Cosimo Fanzago, Giovanni Domenico D’Auria, Michelangelo Naccherino e Pietro Bernini, la fontana del Nettuno ha cambiato più volte collocazione e attualmente spadroneggia mastodontica nel mezzo di Piazza Municipio.

Fontana di Santa Lucia (XVII secolo); Via Francesco Caracciolo, 38

Fontana di Monteoliveto (XVII secolo); Piazza Monteoliveto.
Nata su volere di Carlo II di Spagna, la fontn di Monteoliveto presenta una vasca polilobata, con al centro un piedistallo sorretto da tre leoni, su cui sorge una statua bronzea del sovrano che la commissionò.

 

Fontana della Sellaria (1649-1653); Piazzetta Grande Archivio.
La fontana della Sellaria fu costruita per volere del conte Iñigo Vélez de Guevara, con i versamenti dei cittadini dell’allora omonimo rione, dopo la demolizione delle tenute di un ex carceriere della Vicaria, che durante la Repubblica partenopea di Masaniello, era stato eletto dal popolo.

Fontana del Belvedere di Capodimonte (1885); Parco di Capodimonte.

Fontana della Spinacorona (1498 circa); Via Giuseppina Guacci Nobile.
Le origini e la datazione della scultura sono incerte, anche se le prime testimonianze sulla sua presenza risalgono al 1498. È anche conosciuta come fontana delle zizze, perché la sirena raffigurata si presenta a petto nudo. L’opera testimonia, inoltre, il passaggio dai gusti decorativi medievali a quelli barocchi e il suo significato è spiegato in una lapide, che recita: Dum Vesevi Syrena Incendia Mulcet (Mentre la sirena addolcisce l’incendio del Vesuvio).

Fontana del Carciofo (1956); Piazza Trieste e Trento.
La fontana del Carciofo fu donata alla città, nel 1956, dall’allora sindaco Achille Lauro. Il nome nasce da una composizione floreale centrale, che ricorda il suddetto ortaggio.

Fontana del Gigante (XVII secolo); Via Partenope.
Realizzata dal Bernini e da Michelangelo Naccherino, la fontana sorgeva nell’attuale Via Cesario Console, strada, che allora faceva parte di largo di Palazzo; rimasta a lungo senza una collocazione, venne installata nei pressi del Palazzo dell’Immacolatella, per poi trovare sede definitiva sul lungomare di Via Partenope.

Fontana dell’Esedra (1938-1940); Mostra d’Oltremare.
La fontana dell’Esedra fu costruita in epoca fascista, per celebrare il colonialismo italiano. È ispirata alla fontana della Reggia di Caserta, può contenere una massa d’acqua di circa 4000 metri cubi ed è in grado di emettere getti di 40 metri d’altezza.

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