I più importanti chiostri di Napoli, mete perfette per potersi rilassare e leggere un buon libro

Da sempre punto d’incontro tra mondo religioso e mondo laico, i chiostri (dal latino claustrum, “recinto”) di Napoli costituiscono, insieme ai numerosi parchi urbani, il polmone verde di una metropoli in fervente sviluppo. Buona parte di questi ambienti, attigui a strutture monastiche, nacque a partire dal XIII secolo e cominciò, via via, a crescere in maniera esponenziale, fin tanto che, in alcuni documenti del ‘500 è attestata l’esistenza di settanta chiostri di conventi maschili e ventidue di conventi femminili.

La situazione mutò soprattutto con il Risanamento: per lasciare spazio ai nascenti edifici abitativi e commerciali, che di lì a qualche decennio avrebbero occupato una vasta zona del centro cittadino, fu attuata una drastica soppressione delle preesistenti strutture monastiche, destinate a diventare, poi, ambienti di pubblica utilità.

Tra quelli, tutt’oggi conservatisi, numerosi sono degni di nota:
Chiostro dei Santi Marcellino e Festo (Largo San Marcellino).
Il chiostro, con l’attiguo monastero, vanta una storia millenaria, come testimonia un documento, relativo alla sua fondazione e risalente al 763 d.C. Ha una pianta rettangolare, con delle arcate laterali e attualmente ospita il Museo di Paleontologia.
Chiostri del Carmine Maggiore (Piazza del Carmine, 2).

Chiostro di San Pietro Martire (Via Porta di Massa, 1).
Le origini del chiostro risalgono al 1557, anno della sua costruzione.
Venne soppresso, nel 1808, da Giuseppe Bonaparte e diventò una fabbrica di tabacchi, fino al 1961, quando fu adibito a sede della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “Federico II”.

Chiostri di Santa Chiara (Piazza del Gesù Nuovo, 18).

Guarda la gallery dedicata al Chiostro di Santa Chiara

Chiostro di Suor Orsola (Corso Vittorio Emanuele, 242).
Fu costruito in un preesistente complesso monumentale, quello dell’Immacolata, per volere di Orsola Benincasa, fondatrice di un ordine monastico, alla ricerca di una zona urbana in cui far sorgere il proprio convento di clausura.

Chiostro di Monteverginella (Via Giovanni Paladino).
Il chiostro della Chiesa di Monteverginella nacque, nella prima metà del ‘300, per volere di Bartolomeo di Capua, un giurista particolarmente devoto alla Madonna di Montevergine.
Durante la seconda guerra mondiale, la scheggia di una nave americana esplosa cadde al centro della struttura, senza però arrecarle alcun danno; le monache, allora, decisero di porre quel pezzo davanti alla statua della Vergine, che le aveva protette.

Chiostri di San Martino (Largo San Martino, 5).

Chiostro di San Gregorio Armeno (Via San Gregorio Armeno, 1).
La data di fondazione è ignota. Quel che è certo è che il chiostro venne concepito come parte di un complesso, destinato ad accogliere le reliquie di San Gregorio Armeno, salvate dalle monache basiliane, durante la guerra iconoclasta.

Michele De Rosa è un giovane studente napoletano, attualmente iscritto al secondo anno della facoltà di lettere classiche, presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel tempo libero, ama dedicarsi alla lettura di libri inerenti la storia, la cultura e le leggende della città di Napoli, per la quale nutre un amore senza confini

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