A piazza Garibaldi, ogni martedì,  un gruppo di volontari si prende cura dei senzatetto, sono i Volontari nella notte

I  Volontari nella notte non sono un’associazione, né una cooperativa, né un’organizzazione. Sono semplicemente un gruppo di persone, accomunate da  un unico desiderio: quello di donare una piccola parte del proprio tempo alle persone che nella vita hanno perso tutto o quasi e che troppo spesso si sentono abbandonate, ignorate da tutti, emarginate, calpestate come foglie secche da una folla che corre soltanto per sé.

Il gruppo è nato spontaneamente, circa tre anni fa, quando degli amici, una sera, decisero di scendere in strada per aiutare chi ne avesse bisogno. Presto, però, si accorsero che quell’aiuto non poteva bastare e così crearono una pagina Facebook, nella speranza di coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini. Pian piano il gruppo si è  allargato, e oggi comprende decine di persone. Volontari nella notte si può definire come un movimento di braccia, non di volti. Una delle caratteristiche principali, infatti, è il  loro desiderio di restare nell’anonimato. In nessuna foto compaiono i volontari, non si vede mai chi sono, ma solo cosa fanno. Sono un gruppo eterogeneo, laico e apartitico, mosso dalla semplice e universale volontà di approcciarsi in maniera umana e solidale al prossimo.  Si incontrano ogni martedì alle 20.oo, davanti all’ingresso della metro 1 di piazza Garibaldi. Ciascuno porta quello che può: dei panini, delle merendine, delle bottigliette di acqua. Ciascuno, nel suo piccolo, offre un contributo essenziale. Si formano delle monoporzioni di cibo, tutte uguali tra loro, che vengono poi distribuite  ai senzatetto. A questo primo momento, ne segue un altro, in cui i volontari s’impegnano nella pulizia della zona in cui si sono fermati. 

Piazza Garibaldi è un luogo divenuto ormai familiare per i Volontari nella notte che, da quasi tre anni, ogni settimana scelgono di condividere una sera con le persone che in strada hanno trovato la loro casa.  Una casa caotica, sporca, fredda in inverno e rovente in estate. Eppure, per una strana magia, sa essere accogliente. Sì, accogliente, perché ogni martedì gli abitanti di questa immensa casa a cielo aperto ne spalancano le porte invisibili per accogliere degli amici speciali, che cercano, con un sorriso e un po’ di cibo, di rendere i loro cuori meno “freddi”, portando con sé non solo panini e coperte, ma quel calore umano, che è il nutrimento dell’anima. I Volontari nella notte sono lì, ogni martedì, non solo per distribuire cibo e bevande calde, ma per donare ai senzatetto qualcosa di immateriale e preziosissimo: la consapevolezza di non essere invisibili, dimenticati da tutti, la certezza che c’è qualcuno che li ama e che ha deciso di prendersi cura di loro.

A Napoli ci sono circa 2000 persone che vivono in condizioni di povertà assoluta. Duemila. è soltanto un numero, ma ciascuna unità che lo compone è una persona, un microcosmo, con una sua storia, unica e complessa, diversa da tutte le altre. Storie che parlano di partenze, separazioni, lunghi viaggi, perdite, dipendenze, abusi, violenze… Tutte, però, hanno lo stesso epilogo: la vita in strada. Difficile, forse impossibile per noi immaginare cosa significhi trascorrere una vita intera senza avere una dimora, un luogo sicuro in cui ci sia qualcuno che ci aspetta la sera. Non vivere, ma trascinare la vita, giorno dopo giorno,  abituandosi al dolore, all‘indifferenza degli  altri. Significa non solo dormire su una panchina o a terra, rischiare ogni giorno di morire di freddo, essere esposti ad ogni tipo di pericolo. Ma rischiare anche di morire poco alla volta, settimana dopo settimana, per solitudine, per emarginazione, per mancanza di amore.

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Secondo le stime dell’ISTAT quasi il 50% dei decessi fra i clochard è dovuto a problemi di alcolismo. Tuttavia, esistono delle cause che anno radici più profonde.  L’alcol è spesso per queste persone una sorta di rifugio, una forma di evasione, che consente di non pensare alla propria situazione. Il vero problema che tormenta queste persone è la depressione, che purtroppo a volte diventa cronica e si trasforma in un modo d’essere abituale. Natalia Ginzburg diceva che ci si abitua a tutto quando non si ha più niente. Ed è proprio questa la situazione in cui si trovano: quella di chi non ha più niente, e rischia di perdere anche la cosa più preziosa: l’amore per la vita. I Volontari nella notte scendono in strada per riaccendere nei loro cuori la speranza di essere guardati, non soltanto visti, ascoltati, aiutati, non commiserati, ma amati come si amano i propri migliori amici. E con lo stesso sorriso che si riserva al proprio migliore amico, ogni martedì, cercano di accostarsi a loro, con delicatezza, con empatia, con un profondo rispetto verso la loro straordinaria dignità di esseri umani.

Piazza Garibaldi è uno dei luoghi più frequentati di Napoli, un crocevia di percorsi diversi che s’intrecciano. Centinaia, migliaia di persone passano ogni giorno di qui, ciascuno chiuso nel proprio microcosmo, ciascuno immerso nei propri pensieri  e nelle proprie preoccupazioni, camminando spesso con gli occhi fissi sui cellulari oppure senza guardarsi attorno, senza accorgersi dei fiumi di dolore che scorrono a pochi metri da sé. In questo luogo caotico e affollato, in cui tutti sono di passaggio e sempre di corsa, i Volontari nella notte scelgono di fermarsi per restare, almeno per qualche ora accanto a chi non chi non chiede nulla, a chi resta in silenzio, avvolto nel buio, continuando a sperare in qualche scintilla di solidarietà. Può bastare poco, davvero poco. A volte, può bastare un sorriso che brilla nella notte per sentirsi, per un attimo, di nuovo a casa.

 

Per avere maggiori informazioni sui Volontari nella notte è possibile visualizzare la pagina Facebook.

 

Nata nel ’97 a Bologna, mi sono trasferita da bambina in un paesino dei Monti Lattari. Grazie alle persone che ho incontrato, ho iniziato ad amare questa terra meravigliosa, troppo spesso vista attraverso la lente del pregiudizio. Sono appassionata di letteratura, fotografia e arte, in tutte le sue manifestazioni. La lettura del libro “In viaggio con Erodoto”, di Ryzdard Kapuscinsky, mi ha insegnato il valore e la bellezza della diversità. Studio arabo e inglese presso la facoltà di mediazione linguistica e culturale.

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