Matilde Serao aveva scritto un galateo napoletano. La prima lezione: le nozze.

Matilde Serao sapeva vivere. La giornalista e scrittrice era una personalità vivace e vitale. Con la sua acuta capacità di osservazione, oltre ai suoi articoli di cronaca e critica letteraria e alle sue opere di denuncia scrisse, nel 1901, un piccolo vademecum di buone maniere: Saper Matilde Serao vivere, ovvero Galateo napoletano.
Il libriccino conta appena duecento pagine, eppure offre una panoramica completa delle tradizioni e degli usi del saper vivere della società borghese napoletana di inizio secolo.

Dal matrimonio alla scelta dei regali di Natale, dalle regole per organizzare un pranzo a quelle per una festa da ballo, il galateo riesce a offrirci una visuale insolita sulla vita dei nostri nonni e bisnonni: è un modo, insomma, per comprendere da piccoli grandi eventi quotidiani, lo spirito di un’epoca storica non troppo lontana.
Guidati dalla penna di Matilde Serao, in questo e nei prossimi articoli ve ne daremo un piccolo assaggio.

Se il piccolo Galateo napoletano era per lo più indirizzato alla borghesia, è naturale che il primo capitolo sia dedicato all’istituto borghese per eccellenza: la famiglia e – dunque, prima di tutto – il matrimonio. 

Il fidanzamento

Come bisogna chiedere una signorina in sposa? Seguendo quali tempistiche? Chi deve farlo? Cosa deve portare costui in dono? Tutte queste domande vengono risolte nel primo paragrafo, quello dedicato alla fase del fidanzamento. Scrive la Serao:

Specialmente nei paesi meridionali, in cui basta che un giovanotto e una signorina si siano guardati per cinque minuti, uno sulla terrazza, l’altra dal balconcino, per credersi legati in vita e in morte, tutti quanti si chiamano fidanzati.

Nonostante questa indole passionale tipica del meridione, però, va detto che ci sono tre tipi di fidanzamenti: il primo è “quello di due che si vogliono bene, […] quello sentimentale, di cui nulla si può dire in queste notarelle del saper vivere”.

Il secondo, ormai caduto in disuso, è la promessa di nozze, una sorta di matrimonio combinato. Il terzo, e quello che interessa a scrittrice e lettore, è una via di mezzo: “un giovane innamorato fa chiedere o chiede la mano di una fanciulla ai suoi genitori, è accettato ed è ammesso in casa a fare la sua corte”.

Ma quali sono le modalità e le tempistiche di questa corte? Partiamo dalla richiesta di nozze. L’uso comune prevede la scelta, da parte dello sposo, di un intermediario, amico di famiglia, parente o confessore, per presentare ai genitori della sposa la proposta di matrimonio.
Si tratta ancora di una fase iniziale, di “accordi preliminari”.

Presi questi accordi, vi è la richiesta ufficiale, alla quale può essere presente anche il fidanzato, sebbene sia “molto più elegante” la sua assenza. Il parente o l’amico che chiede la mano della fanciulla deve indossare redingote e tuba.

Dal giorno successivo, il fidanzato è ammesso in casa, e l’uso vuole che porti con sé un anello in dono e che indossi anch’egli la redingote. Nelle visite seguenti, però, è ammesso il tight. Nella fase iniziale, la Serao suggerisce di evitare regali troppo costosi, poiché “una fidanzata non è un idolo indiano, da covrirlo subito di gemme”.

Dopo aver sottolineato il fatto che bisognerebbe continuare a portare avanti il costume antico, secondo cui il fidanzato frequenti la casa della futura sposa non più di due volte a settimana – e precisamente il giovedì e la domenica -, la Serao elenca i diritti e i doveri del giovanotto. Egli dovrà andare incontro alla fidanzata, dopo la messa della domenica, per offrirsi di accompagnarla a casa; potrà farle visita sul suo palco, a teatro, ma solo negli intermezzi tra un atto e l’altro: dovrà poi tornare al suo posto. In occasione dell’onomastico della madre, delle zie e delle sorelle della fidanzata egli dovrà donar loro fiori e cioccolato; “per il suocero o per i futuri cognati, non ve n’è bisogno, se no, il giro dei doni si allarga troppo”.

Il corredo Matilde Serao

Matilde Serao
Preparando il corredo. Fonte: web

Stabilita dunque la data del matrimonio, bisogna affrettarsi a preparare il corredo per la sposa. Si tratta di una fase fondamentale: una signorina può maritarsi senza dote, ma non senza corredo. Vi sono due tipi di corredo.

Il primo è il corredo di vestiti, che può (e anzi forse deve) essere molto modesto. Il secondo è invece il corredo di biancheria, che viceversa deve contare tantissimi elementi. Perché? La risposta è semplice: lo sposo, dopo il matrimonio, se ne ha i mezzi, sarà sempre felice di donare a sua moglie vestiti ed abiti; invece “si seccherà enormemente di dover comperare delle calze, dei fazzoletti e delle sottane alla sposa”.

Segue poi un elenco dettagliato di tutti gli elementi che devono essere compresi nel corredo di biancheria: camicie da notte, da giorno, parures, di seta e di merletti; e tra queste “ogni madre prudente deve introdurre un po’ di biancheria seria, diciamo così”: camicie da notte accollate e severe.

Il padrino e i testimoni

Una scelta importantissima è quella del padrino: deve essere un amico intimo di famiglia, dello sposo o della sposa, e scelto di comune accordo. Dovrà soprattutto essere scelto per sentimento, e non soltanto perché ricco, per avere cioè da lui doni costosi e pregiati. Si occuperà di pagare le mance ai servi in chiesa e di sostenere coi suoi consigli la giovane coppia.

Nelle province meridionali, un tempo, la sposa […] offriva al compare di matrimonio un fazzoletto di battista; […] Così si aveva il nome di compare di fazzoletto.

I testimoni di nozze, divisi tra quelle civili e quelle religiose, possono essere al massimo dodici, e devono recapitare alla sposa doni piccoli e fini.

La festa di nozze

Finalmente, dopo le nozze civili, svolte in intimità, e a non più di due giorni di distanza da esse, ci sono le nozze religiose, con tutti i parenti e gli amici. E, cosa più importante di tutte, ad esse segue la festa di nozze. E anche se “il giovanotto guadagna appena da vivere, […] non importa: si fanno i debiti purché il matrimonio sia chic”.

La Serao tuttavia critica seccamente le modalità moderne di festeggiare le nozze. L’uso antico prevedeva infatti che la festa si svolgesse in serata, a casa dello sposo, tra balli, danze, confetti, dolci e liquori. Alla fine della serata gli ospiti accompagnavano gli sposi nella novella dimora.

Matilde Serao
Fonte: web

Tuttavia la moda recente, rubacchiata dalla Francia e dall’Inghilterra, consiste nel dare un luncheon: un pranzo chic, con piatti francesi, menù cartonati ed eleganti, piccoli tavoli per gli invitati e – quelli non mancano mai – confetti di mandorla vanigliata.

Dopo le nozze, gli sposi possono partire per la luna di miele: la Serao tuttavia non è particolarmente entusiasta di questo costume.

Al ritorno, tocca loro fare un giro di visite per ringraziare gli invitati e farsi conoscere come coppia: “per isbrigarsi da tutto ciò, gli sposi hanno bisogno da uno a due mesi di corvée, di visite: poi, il loro ingranaggio sociale è completo”. Matilde Serao

Perché è proprio di questo che si tratta, quando si parla di galateo di matrimonio: di un delicatissimo ingranaggio sociale, con le sue regole precise di buona creanza inserite nel galateo napoletano.

2 pensieri riguardo “Saper vivere con Matilde Serao, prima lezione: le nozze

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