La street art come strumento di valorizzazione urbana: un murales dedicato a Massimo Troisi a San Giorgio a Cremano

Esistono uomini prima che artisti, che lasciano una traccia indelebile nella nostra cultura, il cui ricordo diventa nel tempo motivo di vanto ed orgoglio. Non mi riferisco ai grandi pensatori, scienziati o ai massimi esponenti di una corrente artistica, filosofica o letteraria.

Per diventare “grandi” bisogna esserlo nella vita. Ci sono uomini che non hanno bisogno di mostrare il proprio talento, non hanno bisogno di insegnare un modo di vivere perché l essenza della propria identità è già dentro la loro arte.

Uomini che nel “piccolo del proprio paese” hanno saputo eccellere e diventare un nome. Sto per descrivere uno dei massimi artisti del teatro contemporaneo e uno dei massimi esponenti della comicità napoletana. Sto per parlare di Massimo Troisi, un nome che viaggia nel mondo, un nome che gonfia il cuore dei suoi napoletani.

È davvero difficile poterlo catalogare, incasellarlo in una determinato settore perché il suo modo di fare teatro è tanto variegato ed indefinito quanto la vita stessa. Ancora oggi, a sessant’anni dalla sua morte, ogni tentativo di emulazione è stato decisamente vano.

Massimo era il personaggio ed il personaggio era Massimo. Un nodo profondo tra la vita e l’arte, tra ciò che diceva e ciò che faceva intendere. Una comicità pensata, non sempre ironica, attuale, semplice e povera come la Napoli di quegli anni.

Una comicità che spinge l’osservatore a guardarsi dentro, cogliere l’esterno, capire la vita e capovolgere il proprio punto di vista senza mai abbattersi. Lezioni di vita, di arte, di come fare teatro; insomma di come stare al mondo anche con un pizzico di follia e genialità.

Folle ma semplice, geniale ma umile, contorto ma estremamente espressivo; intorno a lui un mondo di immagini, proiezioni e tanta realtà.

Massimo Troisi – A vita s'adda piglià comm' vene

Un'anima che ci ha lasciato troppo presto.Ciao Massimì…

Pubblicato da Terre di Campania su Sabato 4 giugno 2016

Quante giornate ho trascorso nel vedere i suoi capolavori. Dopo la scuola, oppure nelle domeniche piovose seduta su un divano mi lasciavo coinvolgere dal suo modo di fare. E quando mi capita di stare un po giù mi basta prendere “Ricomncio da Tre” per distarmi dal caos e concedermi qualche momento di spensieratezza.

Come poteva un artista di tale importanza non essere riconosciuto nel luogo in cui è nato e ha girato molti dei suoi film più celebri?

Da questa semplice idea nasce un intero progetto di valorizzazione e promozione artistica attraverso un murales per Massimo Troisi inaugurato nel giorno della sua nascita.

Domenica 19 febbraio, nel giorno in cui Massimo Troisi avrebbe compiuto 64 anni, è stato inaugurato un murales a lui dedicato a San Giorno a Cremano, comune in cui l’attore e regista è nato.

Una magnifica opera realizzata dall’artista di strada Jorit Agoch sulla facciata esterna del Palaveliero.
Sul murales sono ritratte le scene di tre lavori, tra i più noti di Troisi: la prima, dal film “Ricomincio da tre“, è un fermo immagine del dialogo tra Lello Arena e lo stesso Massimo sul tema del miracolo facile e del miracolo difficile.

La seconda, dalla pellicola “Non ci resta che piangere“, è la scena del bidello Mario (Massimo Troisi) che detta una lettera all’insegnante Saverio per chiedere clemenza a Savonarola, l’influente frate predicatore nella teocratica Firenze dell’epoca.

L’ultima scena tratta dal film “Il Postino“, è il bacio tra Mario (Massimo Troisi) e Beatrice (Mariagrazia Cucinotta).

Alla cerimonia, intitolata “È nata una stella“, hanno partecipato il sindaco Giorgio Zinno, gli amministratori, il presidente dell’Istituzione Premio Massimo Troisi e tantissimi cittadini che hanno voluto rendergli omaggio.

Cosa aggiungere? Correte a vederlo per dare il vostro saluto al grande Massimo!

A Massimino, di Roberto Benigni

Non so cosa teneva “dint’a capa”,
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di “jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!”
era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri,
“questo Troisi se ne resti al Sud!”
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro

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