Il Napoletano, il patrimonio linguistico della comunità napoletana e campana, in Italia ed all’estero, un tesoro da curare.

Oggi giorno assistiamo ad una nuova celebrazione del Napoletano – idioma di una poeticità e dolcezza davvero uniche al mondo –  dai social media, alle campagne pubblicitarie (napoletane e non) passando per le rappresentazioni filmiche.

Sembra come d’incanto essersi risvegliato un interesse per il Napoletano, parallelamente al nuovo slancio internazionale che tocca la città di Napoli. Purtroppo però molto spesso siamo in presenza di veri e propri orrori ortografici che denotano una completa ignoranza in materia.

Insomma si spaccia per Napoletano ciò che Napoletano non è!

L’Accademia Napoletana impegnata in un progetto internazionale per l’insegnamento e lo studio del Napoletano offre alcuni suggerimenti:

  • Innanzitutto mai confondere l’Italiano con il Napoletano, due lingue diverse sia nella morfologia che nell’articolazione del pensiero di chi le parla.
  • In secondo luogo, ricordarsi sempre che il Napoletano è come un bimbo che va curato ed allevato: questa che è la lingua della canzone d’autore, dell’arte e della dieta mediterranea, va studiata con cura ed approfonditamente prima di scriverla!

Due consigli in merito, sciuè sciuè (al volo):

  • Scrivete sempre le vocali, specie quelle finali in Napoletano: vi servirà a capirne il genere ed il numero (singolare, plurale) ed a non pronunciare le parole come se foste una foca o peggio uno che si sta strozzando.
  • Mettete sempre un segno grafico d’aferesi (caduta della sillaba) prima dell’articolo, indicandolo con un “apostrofo” segnato da destra a sinistra:

 

‘o sole mio, ‘a casa, ‘e denare, ecc.

Infine ma non per ultimo: non dimenticate mai che il Napoletano (quello vero) è la lingua delle cose belle e come tutte le cose belle va accudito e conservato (anzi astipato) con cura ed amore!

L’Accademia Napoletana chesto fa.

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