Un Carnevale semplice, all’insegna del divertimento e della tradizione di un paese che non smette di sorprendere: la quadriglia lauretana.

Ormai è giunto il tempo di dare spazio al Carnevale, i cui caratteri ritrovano origini in festività molto antiche, come per esempio le dionisiache greche o i saturnali romani. In queste circostanze si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza; in ambito politico-religioso rappresentava un periodo di festa e, soprattutto, di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l’ordine costituito.
Oggigiorno, il Carnevale rappresenta un vero e proprio momento di svago, grazie al quale le strade di tutto il mondo pullulano di maschere di ogni tipo e di rappresentazioni sceniche da mozzare il fiato: basti pensare al Carnevale veneziano o a quello di Viareggio.
C’è però chi del Carnevale apprezza anche i caratteri più semplici: niente carri o spettacoli pensati in grande, ma solo pura e semplice tradizione: è risaputo che Lauro, paese in provincia di Avellino, con tutto il Vallo ad esso annesso, ospita competizioni tra quadriglie.
La quadriglia è una danza popolare di origine francese (quadrille, da cui deriva il nome italiano); oggi questa viene ballata, generalmente nella tradizione lauretana, da 12 coppie di danzatori, composte ognuna da un cavaliere con la sua dama, impegnate nella formazione di figure complesse e originali.
Si comincia con una sfilata delle coppie che camminando si intrecciano, creando un ponte sotto il quale si passa; si prosegue, grazie agli ordini del “comandante”, alla formazione di un cerchio dal quale poi partono tutte le coreografie.
Molto più interessanti sono le composizioni col palo, definito in gergo popolare “laccio d’amore“, alto circa 20 metri, che porta legati alla sua estremità superiore 24 fili (quanti sono i partecipanti), i quali intrecciati tra loro danno vita a suggestive composizioni.
Il tutto viene accompagnato dal suono di una serie di strumenti che riproducono la tipica canzone popolare.
Ciò che piace di più alla gente, però, è l’impegno, la dedizione e la gioia che i giovani mostrano nel prendere parte all’evento; dietro quella che può sembrare solo una ripetizione di passi, c’è un’organizzazione “spietata”. Bisogna trovare innanzitutto i partecipanti, cosa non facile, perché quasi sempre la timidezza trionfa; poi trovare uno spazio atto allo svolgimento delle prove ed andare incontro alle esigenze di ognuno. La cosa più difficile è riuscire a recuperare gli abiti: si tratta di completi singolari, tipici indumenti popolari. Le donne indossano una lunga gonna rossa dal tessuto doppio, una camicia bianca di flanella, legata intorno al collo con un fiocco rosso, e un gilet nero, che ne riprende i colori. Gli uomini, invece, indossano un pantalone nero, fino al ginocchio, con una fascia rossa, una camicia bianca di flanella e gilet rosso.
Ogni cosa risulta perfetta proprio grazie all’impegno di questi ragazzi che si fanno carico di grosse responsabilità.
I giorni delle sfilate della quadriglia  sono due: la domenica prima di Carnevale e il martedì grasso.
Tutto il Vallo, e non solo lui, prende parte all’evento: una grande folla circonda i ragazzi, sono ovunque la musica, i colori, l’allegria, ma non c’è cosa più bella di veder cadere dal cielo una pioggia di coriandoli, un tocco di magia, che a vedersi sembra programmato.
Il paese vive, niente si ferma a parte il pensiero rivolto agli impegni, poiché durante quelle poche ore niente sembra essere più importante.
Ci si vuole semplicemente divertire, e tornare a casa, per il pranzo, per il semplice fatto di poter trascorrere una giornata con la propria famiglia, intorno ad un pasto caldo e (perché no) a un dessert prelibato, quali sono le chiacchiere.

 

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