Riti e misteri nell’antica tradizione di Benevento

La tradizione racconta che nella Benevento medievale esistessero donne malefiche e molto temute: le streghe. Conosciute anche come janare, erano solite incontrarsi guidate da un demone custode, detto Martinello, lungo le sponde del fiume Sabato, oppure in una località chiamata Piano di Cappelle per celebrare riti magici. Si riunivano intorno a un albero di noce, sempreverde e velenoso, e prima del volo, erano solite ungersi con del grasso o con unguenti che consentivano loro di librarsi in aria e di trasformarsi in creature mostruose capaci di compiere azioni spesso crudeli.

All’incontro, detto Sabba, presenziava Satana, vestito di nero, con una parrucca riccioluta alla cui sommità era posta l’immagine di un gallo. La tradizione beneventana delle streghe e dei riti pagani ha radici antiche. In epoca romana, infatti, era diffuso il culto misterico di Iside, identificata con le dee Ecate e Diana, dotate di una conoscenza delle arti magiche. Con la dominazione Longobarda, si racconta che i riti pagani delle janare, furono avversati da un religioso di nome Barbato, destinato a diventare santo. L’assedio bizantino del tempo fu interpretato come la punizione per la presenza delle streghe, opporsi alla magia nera era l’unica possibilità di liberazione. Si repressero, così, i riti pagani e fu abbattuto l’albero di noce, da dove venne fuori un demone malefico, scacciato con forza e grazie all’acqua santa da Barbato, ormai diventato vescovo.

E’ nel Quattrocento, in seguito alle dichiarazioni pervenute durante il processo dell’Inquisizione, a carico di Matteuccia da Todi, una delle streghe più temuta, che ritornò la paura delle janare. La donna confessò che in realtà nella città campana si svolgevano ancora i Sabba e che l’albero di noce era ricresciuto per volere del demonio.  L’antropologo Abele De Blasio (1858-1945) studiò le streghe e definì Benevento la zona più superstiziosa d’Italia.

L’etimologia proposta per il termine popolare janara metteva in connessione tale nome con il latino ianua = porta, in quanto essa è insidiatrice delle porte, per introdursi nelle case. Presso gli usci si ponevano quindi scope o sacchetti con grani di sale, in modo che, se la janara riusciva ad entrare, sarebbe stata costretta a contare i fili della scopa o i granelli di sale, senza poter venire a capo del conto. L’alba sopraggiungeva a scacciarla, poiché non si accorgeva del passare del tempo, impegnata nell’insulsa operazione. Gli oggetti posti a tutela delle porte infatti hanno insite virtù magiche: la scopa per il suo valore fallico, oppone il potere maschile e fertile a quello femminile e sterile della janara; i grani di sale sono portatori di vita, poichè un’antica etimologia connette sal (sale) con Salus (la dea della salute).

Janara è il termine comune nella nostra provincia per indicare la strega e lo si trova anche nella variante ghianara che invece proviene da dianaria o dianiana, aggettivo derivato da Diana , equivalente a “seguace di Diana”. L’antichissima divinità italica, dea federale dei Sanniti e protettrice della plebs romana. Virgilio conferma tale aspetto quando parla della dea che è Luna in cielo, Diana in terra, Ecate nel mondo infernale (Verg., Aen., 4, 511.b). “Gioco di Diana ” è definito, in molti testi, l’incontro di streghe, stregoni e spiriti infernali di cui si aveva notizia attraverso le deposizioni delle imputate di stregoneria. Altro nome di esso è sabba, forse da Sabazio, o Bacco, in onore del quale si celebravano riti orgiastici. Infatti anche nel consesso stregonesco vi era una forte componente sessuale. Diana è chiamata nei processi “Signora del gioco”, dove “gioco” traduce il latino ludus, nel significato di “luogo dove s’impara” o anche di “passatempo dilettevole”, visto che in queste riunioni si ballava e si cantava.

Sergio Mario Ottaiano, classe '93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo "Che lingua parla il comics?" il 23/1/17.

3 pensieri riguardo “Le janare di Benevento, tra superstizione e leggenda

Commenta