Gradini e rampe, tra le scale di Napoli: torna la guida turistica per turisti squattrinati 

Non è piana, non è verticale,
è una linea che sale in collina,
è una strada che parte dal mare
il percorso della città obliqua.

(Edoardo Bennato – “La città obliqua”)

Nonostante viva ormai da anni a Milano, Edoardo Bennato, napoletano verace, conserva sempre nel proprio cuore l’amore vivace per la sua Napoli. Ispirato dalla particolare morfologia del territorio, nel 1984, non poté fare a meno di dedicarle la canzone intitolata “La città obliqua”, dedicata alle bellissime scale, che ne distinguono l’assetto urbanistico. La nascita di questi straordinari percorsi, che collegano le colline alla costa e al centro storico, è da addurre agli interventi di espansione extra moenia, voluti dal vicerè spagnolo Don Pedro de Toledo (1484-1553), che iniziò ad estendere il territorio cittadino verso la collina del Vomero.
Con il passare dei secoli, molte di queste rampe, nate per lo più dall’interramento di corsi fluviali, sono state cancellate o trasformate in discese pianeggianti, che favorissero il transito delle carozze e poi, delle più moderne automobili.
Eccone alcune tra quelle di formazione più antica, che vale assolutamente la pena visitare. Tutte a costo zero, ovviamente.

Calata San Francesco
La strada gradinata, che unisce Via Belvedere a Via Tasso, fino a raggiungere il Corso Vittorio Emanuele, dove acquista il nome di Salita Tasso, nacque nella prima metà del XVIII secolo, come testimonia l’antica Mappa del Duca di Noja. La deliziosa stradina attraversa il territorio dell’antico Casale del Vomero e si era inizialmente soliti riferirsi ad essa con una perifrasi: “La grande via che discende a Chiaia”. Soltanto da tempi relativamente più recenti, la si indica con il nome attuale, dato dal fatto che raggiunge il Complesso di San Francesco degli Scarioni all’Arco Mirelli.

Salita Moiariello
La deliziosa stradina gradinata deve il proprio nome al termine “moggio” (il terzo di un ettaro) e collega Via Veterinaria, alle spalle dell’Orto botanico, con Capodimonte e l’Osservatorio astronomico. Nato come borghetto residenziale, il Moiariello si inerpica tra graziose abitazioni e, pur trovandosi al centro della città, gode di una posizione appartata e tranquilla. Tra gli edifici più degni di menzione, la Torre Palasciano, sede di un Bed & Breakfast, dove si dice siano state custodite le ossa di Leopardi.

Salita della Pedamentina
Nata nella prima metà del ‘300, per collegare la Certosa di San Martino con il Corso Vittorio Emanuele, la Pedamentina ebbe un ruolo fondamentale nella difesa di Castel Sant’Elmo dagli attacchi militari. I gradini costeggiano le vigne e gli orti della Certosa e pare siano abitati da un fantasmi piuttosto giocherellone, che si divertirebbe a spaventare i passanti, entrando e uscendo da una parete. Si consiglia di non attraversarla mai di notte, essendo poco frequentata.

Rampe del Petraio
Le Rampe del Petraio
nacquero tra il XVI e il XVII secolo e devono il proprio nome alla morfologia pietrosa della zona. La stradina collega il Monastero di Suor Orsola Benincasa (Corso Vittorio Emanuele) a Via Caccavello, nei pressi della Certosa di San Martino e offre un’emozionante veduta sul Golfo.

Salita Cacciottoli
La stradina, che ebbe inizialmente un ruolo molto simile a quello della Pedamentina, si sviluppa attraverso ripide discese e pare debba il proprio nome ad una famiglia, quella dei Cacciuttoli, che ivi edificò la propria villa.

Scale di Sant’Antonio ai Monti
La scalinata venne volutamente edificata, per motivi urbanistici, nel XVII secolo, come prolungamento dei Gradini Cacciottoli. Collegando il Corso Vittorio Emanuele con la zona di Montesanto, deve il proprio nome ad un’antica chiesa barocca presente sul territorio, quella di Sant’Antonio ai Monti, per l’appunto.

Ecco le caratteristiche scale di Napoli, luoghi da “passeggiare” camminando lentamente, catturando i dettagli, magari con una pizza a portafoglio tra le mani.

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