Grand Tour in Campania

Giugno: l’estate s’avvicina, il caldo, il mare, le vacanze, le ferie …ma per molti è anche tempo d’esami, tempo di tesina, tempo di maturità:

Gli esami sono vicini
e tu sei troppo lontana dalla mia stanza,
tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.

(A. Venditti, Notte prima degli esami)

Quanti di noi ci sono passati, quanti di voi oggi in queste condizioni. Ormai sono passati diversi anni dalla mia di maturità, nostalgia e ricordi, ogni anno giunto giugno ecco la malinconia, quale la soluzione?  Forse una c’è:  ho deciso, insieme e col supporto di Terre di Campania, di dare un contributo, un modello di tesina all’insegna del Made in Campania. Mi sono divertito (quasi commosso a dire la verità) per qualche ora a tornare un liceale, a ritrovarmi tra i banchi di scuola, e a immaginare e strutturare un tema incentrato interamente sulla nostra terra.

La tesina potrebbe chiamarsi Grand Tour in Campania. Il fulcro di questo lavoro sarà proprio il fenomeno del Grand Tour: il XVIII fu il secolo dei viaggi, il turismo della prima ora. Questa pratica sociale di stampo europeo fu riservata alle élites, i cui membri compivano un viaggio di formazione finalizzato al raggiungimento di una solida struttura classica che vedeva in Venezia, Bologna, Firenze, Roma e Napoli tappe obbligate. E con Napoli anche le isole, la zona vesuviana, la costiera sorrentina e quella amalfitana, senza tralasciare Caserta, l’entroterra irpino e quello cilentano: dalla metà del XVII secolo l’Italia dei viaggiatori si estese al Sud, includendo il Mezzogiorno continentale e la Sicilia. In questa tesina, allora, vestiremo i panni di un viaggiatore di quegli anni, spostandoci da una disciplina all’altra per scoprire i molteplici volti, nascosti o meno, della nostra regione tra il XVIII e il XIX secolo.

Storia: Carlo di Borbone, il buon re
La politica di don Carlos influisce in maniera decisiva, anzi si può dire fondamentale per il successo del fenomeno Grand Tour in Campania. Nel 1734 Napoli divenne capitale: è l’apice di un processo di coscienza identitaria unica e nazionale che era cominciato già nei secoli spagnoli (si pensi al tentativo di teorizzare l’autonomia linguistica del dialetto, alla fioritura originale dell’arte e della cultura). Con Carlo si aprì una stagione di riforme, che agevolarono le basi del proto-turismo di quegli anni: notevoli investimenti, poderosa serie di opere pubbliche (ampliamento del porto, costruzione dell’Immacolatella), efficiente rete stradale (Via Marina, Mergellina e Posillipo).

Architettura: Vaccaro, Sanfelice, Medrano, Fuga e Vanvitelli, vanto campano
Nella sua visione neoclassica, Don Carlos decise di destinare cospicue somme di denaro in regge e teatri, affidando l’onere e l’onore di tale compito agli architetti più rappresentativi della scuola locale. Ampliamento della residenza di Capodimonte e apertura della fabbrica di porcellane; Real Albergo dei Poveri (1741, Fuga); avvio dei lavori della Reggia di Caserta (1751, Vanvitelli); inaugurazione del Teatro San Carlo (1737, Medrano, Carasale): queste le opere architettoniche dirette negli anni di Carlo.

Archeologia: Le città sepolte
Carlo promosse anche una campagna di scavi archeologici che portarono alla luce le due cittadine romane sepolte nel 79 d. C. sotto la lava e i lapilli del Vesuvio, e successivamente finanziò l’apertura dell’Accademia Ercolanense (1755). Dopo questa scoperta la città, e i suoi dintorni, goderono di un rinnovato interesse. Gli scavi condotti nei due centri campani, accanto allo studio su Roma antica, favorirono la nascita dell’Archeologia come disciplina, che ebbe nel tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) il suo fondatore.

Letteratura Latina: Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane: il racconto dell’eruzione del 79 d. C.
A diciassette anni Plinio nipote si trovò a Miseno quando avvenne la drammatica eruzione del Vesuvio che, nell’agosto del 79 d. C., distrusse Ercolano e Pompei e che costò la vita anche allo zio: Plinius Secundus, l’enciclopedista, fedele collaboratore di Vespasiano,  era voluto accorrere sui luoghi del disastro per portare soccorso alle vittime, in quanto comandante in capo della flotta misenate. Suo nipote descrisse quegli avvenimenti molti anni dopo con due lettere a Tacito.

Geologia: Le eruzioni vulcaniche, il Vesuvio e la Solfatara
Il Vesuvio è l’unico vulcano attivo di tutta l’Europa continentale e anche il più abitato, conta infatti una ventina di comuni, per un totale di circa 700.000 residenti in 225 km2. L’attività eruttiva del vulcano è solitamente distinta in tre periodi: dalle origini all’eruzione del 79 d.c., dal 79 d. c. al 1631, e dal 1631 al 1644. ‘Gli stessi periodi definirono le trasformazioni geomorfologiche, florofaunistiche ed antropiche’ del Vesuvio del paesaggio circostante. Un’attività piuttosto diversificata ha caratterizzato la lunga vita del Somma-Vesuvio:

a) Eruzioni principalmente effusive di modesta entità (si creano coni di scorie e colate di lava);

b) Eruzioni essenzialmente esplosive di media entità;

c) Eruzioni catastrofiche esplosive, le cosiddette pliniane.

La Solfatara di Pozzuoli è uno dei quaranta vulcani che costituiscono i Campi Flegrei e dista circa tre chilometri dal centro di Pozzuoli. Si tratta di un antico cratere vulcanico ancora attivo ma in stato quiescente. Da circa due millenni conserva un’attività di fumarole d’anidride solforosa, getti di fango bollente ed elevata temperatura del suolo. Oggi  essa rappresenta una valvola di sfogo del magma situato al di sotto dei Campi Flegrei, grazie alla quale si riesce a mantenere una pressione costante dei gas sotterranei.

Arte: Le “gouache” napoletane, la Scuola di Posillipo e Giacinto Gigante: testimonianze e souvenir dal Grand Tour
Per scuola di Posillipo intendiamo un gruppo di artisti dediti unicamente alla pittura paesaggistica. Questa scuola partenopea si riunirà, nel secondo decennio dell’Ottocento, prima intorno ad Anton Sminck van Pitloo e poi intorno a Giacinto Gigante (1806-1876), il loro massimo esponente. Una scuola di paesaggisti che contribuì in maniera considerevole al mercato dei souvenirs richiesti dai viaggiator del Grand Tour.
Una delle tecniche pittoriche utilizzate dal Gigante erano le “gouache: un quadro dipinto con acquerello alla gouache, parola francese derivata dall’italiano “guazzo” o guàdo. La tavolozza delle gouache è formata da poca acqua addensata con otto colori: nero d’avorio, blu cobalto, terra d’ombra naturale, terra di Siena bruciata, rosso cadmio, verde smeraldo, giallo Napoli od ocra giallo bianco di zinco. Colori stemperati, collanti vegetali, pigmenti; un intruglio misterioso che ogni autore di questo genere mantiene segreto. Visto da una certa distanza il quadro somiglia ad una pittura ad olio. Dal porto di Napoli al Vesuvio in eruzione, dalle scene di vita quotidiana agli avvenimenti della vita dei reali: queste i contenuti delle “gouache” napoletane, vera testimonianza del Grand Tour.

Teatro, Musica: La serata inaugurale del Teatro San Carlo
Con la demolizione del San Bartolomeo del 1736 viene varato un progetto per un nuovo e più grande teatro che sorgerà alle spalle del palazzo reale. Il progetto venne affidato all’ingegnere e colonello Giovanni Antonio Medrano, la realizzazione invece venne affidata al Carasale. I lavori cominciarono nel marzo del 1737 giungendo a termine in poco più di otto mesi: il teatro venne inaugurato solennemente il 4 novembre, giorno dell’onomastico di Sua Maestà il re. La serata inaugurale del San Carlo vide il più grande evento musicale del secolo: l’opera prescelta fu l’Achille in Sciro, libretto di Metastasio, spartito di Domenico Sarro, modesto compositore che però andava di moda. Diresse il primo violino Domenico De Matteis.

Letteratura: Le Descrizioni di Napoli, ovvero Guide Turistiche Ante Litteram, Domenico Parrino, Giuseppe Sigismondo e Giuseppe Maria Galanti
Gli autori di questo genere letterario scrivono per aiutare il forestiero nella visita delle città, anche se contemporaneamente si rivolgono al «curioso» locale. Quali le esigenze da tutelare? Sintesi selettiva del materiale da descrivere, verifica attenta di notizie e attribuzioni, stile semplice, presentazione di possibili itinerari. Le Descrizioni dovevano essere una rappresentazione di quanto di meglio la città avesse da offrire a chi si fermava per poco tempo e non poteva cogliere il volto celato e poco visibile della quotidianità. I limiti? Mancavano consigli utili per le necessità quotidiane: dal cambio della moneta ai servizi offerti, dal cibo agli alloggi … notizie che invece erano rintracciabili nei resoconti di viaggio dei visitatori stranieri. Di qui si passa ad altre due discipline.

Letteratura Tedesca: Goethe a Napoli
Viaggio in Italia
è un’opera che Johann Wolfgang von Goethe ha scritto tra il 1813 e il 1817. Fu pubblicata in due volumi, usciti tra il 1816 e il 1817. I due volumi sono il resoconto di un Grand Tour che l’autore compì in Italia tra il 3 settembre 1786 e il 18 giugno 1788. Goethe giunse a Napoli in compagnia di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein il 25 febbraio 1787, e vi rimase fino al 29 marzo. Durante il suo soggiorno, incontrò Jakob Philipp Hackert, celebre paesaggista, e fece conoscenza con Gaetano Filangieri. Accompagnato dal Federico Carlo Augusto, Principe di Waldeck, visitò Pozzuoli, la solfatara e le rovine romane (1º marzo). Due volte fu in cima a Vesuvio: il 2 e 6 marzo. Il 5 marzo (seconda domenica di quaresima) lo dedicò alla visita delle chiese di Napoli. Visitò il palazzo Colubrano (palazzo Diomede Carafa) con Wilhelm Tischbein (7 marzo) oltre alla pinacoteca di Capodimonte (9 marzo), assistette a spettacoli nel teatro San Carlo. E Ancora visitò Pompei, Torre Annunziata, Ercolano, Portici: nella Reggia di Portici era all’epoca allestito l’Herculanense Museum con i reperti trovati negli scavi di Ercolano e Pompei. Quindi si recò a Caserta e Sorrento. Visitò Paestum. A Napoli tornerà poi il 13 maggio, un soggiorno durante il quale approfondirà la conoscenza, gli usi e le abitudini del popolo, del quale elogerà l’operosità e l’efficienza nella pulizia delle strade, a differenza di altre città dove in precedenza si era recato.

Letteratura Inglese e Antropologia: George Berkeley
Un Viaggio in Italia lo compie e lo scrive anche George Berkeley, ma le sensazioni e le opinioni sono diverse dal tedesco di cui sopra. Il filosofo, teologo e vescovo anglicano irlandese guarda al nostro popolo e alla nostra terra con un’ottica e un’attitudine prettamente antropologica: la Campania e il Mezzogiorno continentale interessa come mondo ‘non civilizzato’. Di qui l’attenzione mirata a usi e costumi, riti e tradizioni popolari, alla ricerca dello specifico locale legato ai caratteri di ciascun popolo. In questa prospettiva, gli abitanti della capitale del regno riempiranno con la loro indiscussa esuberanza sempre più l’immagine dell’Italia all’estero: un vero e proprio stereotipo.

Religione: il monastero di San Gabriele a Capua, Angela Marrapese e don Carlos
Questo monastero sorge a Capua nell’ottobre del 1738 e fa da cornice alla storia della sua fondatrice, Angela Marrapese: una monaca “altra” che, tra esperienze mistiche ed estatiche e accuse di stregoneria, divenne interlocutrice privilegiata degli esponenti della famiglia reale, Carlo, Maria Amalia e Ferdinando. Questo rapporto davvero speciale della badessa con il re e la regina farà, come si può ben immaginare, la fortuna del monastero.

Questa non è che una delle tante tesine che la nostra regione può offrire ai suoi studenti. Per ora vi posso solo dare un grande in bocca al lupo!

3 pensieri riguardo “Le tesine di Terre di Campania: Grand Tour

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