E’ passato un mese dall’insediamento di Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli. La maggior parte dei tifosi sembra aver già dimenticato Maurizio Sarri artefice di un triennio magico, ecco alcune considerazioni sull’importanza del Comandante, e sulla sua storia.

Dal Sarrismo e dall’amarezza di uno splendido campionato giocato all’ultimo respiro all’ancelottismo il passo è stato breve, durato un attimo, neanche il tempo che potessimo realizzarlo. Da un lato la veracità, l’appartenenza della figura di Maurizio Sarri, il Comandante con una storia di quelle che fanno venire i brividi agli appassionati, dall’altro l’ambizione di poter attirare il meglio che il calcio moderno offra.

Gustiamoci un po’ del gioco di Sarri, giusto per non cadere troppo nello sconforto.

Nato nel ’59 a Napoli, figlio di dipendenti dell’Italsider si trasferisce giovanissimo prima in provincia di Bergamo e poi in quella di Arezzo, dove inizia a lavorare come banchiere per la banca Toscana, qui diventa toscano d’adozione cosa che influirà parecchio sulla sua schiettezza. La banca nota le sue qualità e lo manda in giro per l’Europa nei templi dell’economia continentale, ad accumulare esperienza tra il Lussemburgo, Svizzera, Inghilterra e Francia.

Ma Sarri non è un uomo statico, alterna al lavoro gli allenamenti di calcio (con la cicca doverosamente in bocca), passione vissuta prima come giocatore (al tempo terzino sinistro) ed in seguito come allenatore. Alterna il lavoro al mattino con gli allenamenti la sera: Stia, Faellese, Cavriglia, Antella e Tegoleto tra le sue prime esperienze in Eccellenza, finchè nel 2002 la staffetta diventa troppo impegnativa ed il mister è messo d’avanti alla scelta cruciale. Riceve la chiamata della Sansovino e intravede il lasciapassare per la D, ma capisce che non può farlo solo con allenamenti part-time.

Ora, quanti avrebbero avuto il coraggio di rinunciare ad un sicuro e remunerativo posto in banca per andare ad allenare nelle categorie dilettantistiche?

Praticamente nessuno, ma Maurizio Sarri non è uno qualunque. Il “secco”, come era soprannominato da calciatore, accetta la chiamata della società aretina ed inizia a fare sul serio. L’esordio lo vede protagonista di una brutta partenza ma subito rimette in carreggiata i suoi e riesce a fine stagione a vincere il campionato d’Eccellenza, portando la Sansovino in D. Il primo anno nei Dilettanti riesce a consolidare la categoria con un buon 6° posto, riuscendo l’anno dopo a conquistare la storica promozione in C2 arrivando al 2° posto e vincendo la Coppa Nazionale.

maurizio sarri

Così Sarri e la Sansovino approdano in C, ma lo fanno seguendo strade separate. L’allenatore tosco-partenopeo è voluto fortissimamente dal presidente della Sangiovannese che alla fine riesce a metterlo sotto contratto e col quale otterrà la promozione in C1.

E’ la stagione 2005/06, anno che segna lo sparti acque nel mondo del calcio italiano. Mentre l’Italia è scossa dallo scandalo Calciopoli, la Nazionale vince il suo quarto mondiale ed il Napoli torna in Serie A, contemporaneamente Sarri fa il grande salto verso la B dopo dieci anni di Eccellenza, Serie D e C. La chiamata è del Pescara, l’avventura in Abruzzo dura una stagione terminata all’11° posto, e per altri cinque anni Sarri si alterna con risultati non eccezionali sulle panchine di Arezzo, Perugia, Alessandria Verona e Sorrento.

Nel 2012 la sliding door: L’Empoli lo chiama, la squadra milita in Serie B e vuole rilanciarsi, il primo anno è un successo a metà dato che gli azzurri si qualificano ai play off finendo al 4° posto ma non riescono a conquistare la Serie A. Il sogno però è solo rimandato, dato che nella stagione 2012/13 i toscani concludono al secondo posto arrivando finalmente in nella massima serie.

Maurizio Sarri Empoli

In poco più di dieci anni la scommessa di Sarri è vinta. Un allenatore partito letteralmente dal nulla, che ha affrontato tutte le categorie del calcio italiano, ha avuto a che fare con ogni tipo di campo, società, tifoseria e giocatore, è adesso approdato in Serie A. Un allenatore arrivato in alto grazie alle sue idee, alla sua meticolosità maniacale (viene soprannominato Mister33 a causa dei suoi numerosi schemi che faceva imparare ai suoi in Eccellenza), insomma la rivincità della classe operaia.

Ora il punto è che Sarri non è tipo da accontentarsi, e mira a dare una scossa al calcio italiano col suo gioco. Il debutto in Serie A è un capolavoro, riesce a salvare l’Empoli con un comodo 15° posto e 42 punti in cascina. Ma quello che più colpisce gli addetti ai lavori è il calcio messo in pratica dagli azzurri, che quell’anno può vantare una squadra di giovani promesse per lo più in prestito, tra cui Zielinski, Skorupski, Vecino, Saponara, e veterani del calibro di Maccarone.

I richiami al calcio rivoluzionario di Sacchi mentre il tiki-taka di Guardiola conquista prima la Spagna ed in seguito Germania ed Inghilterra danno una chiara impronta di quale siano le idee di Sarri. Al culmine di una prima stagione di elogi piovuti un po’ dappertutto avviene quello che nessuno avrebbe preventivato.

Sarri Sacchi Guardiola

Al termine dell’anno 2014/15 il Napoli si ritrova senza allenatore dopo aver rescisso con Rafa Benitez, promesso al Real Madrid. Nel toto-allenatore c’erano davvero tutti: Pioli, Spalletti, Di Francesco, Montella fino a Klopp, ma a sorpresa la scelta di Aurelio De Laurentiis ricade su Maurizio Sarri. La scelta viene accolta con grandissimo scetticismo dalla maggioranza dei tifosi che vedono l’approdo dell’ex Empoli sulla panchina partenopea come un passo indietro rispetto a Benitez, vincitore di una Champions League al Liverpool, titoli nazionali di Spagna ed Inghilterra e una Supercoppa ed una Coppa Italia col Napoli.

Dopo un inizio tra mille incertezze e dubbi, alla fine Sarri è riuscito a conquistare Napoli ed il suo tifo col carattere schietto, semplice, buono. Superfluo stare qui a ricordare passo passo le sfide di questo triennio perchè sono ben stampate nel cuore dei napoletani, e anche se questo cammino non ha portato nemmeno una coppa in bacheca ha portato il Napoli ad affermarsi a livelli ancora più alti, con un 2° posto al primo anno dopo il 5° della stagione precedente, peggiorato però col 3° posto del 2016/17.

Ma la stagione sicuramente più memorabile è quella di quest’anno, una cavalcata epica contro gli acerrimi rivali della Juventus. Il Napoli quest’anno ci ha creduto ed ha fatto gruppo compatto, arrivando a tanto così da quel sogno chiamato Scudetto. Lo scudetto, appunto, quel trofeo che manca da trent’anni all’ombra del Vesuvio, e che ha cimentato un gruppo straordinario ritrovatosi col sogno e con la promessa di quel trofeo. Capitan Hamsik, i tre folletti Callejon, Insigne e Mertens, la leadership di Reina, la possanza di Koulibaly e l’esperienza di Albiol al servizio del comandante, per quella #CorsaAlPalazzo che ha appassionato l’Italia intera in una metafora comunista e nazional popolare che ha fatto di Sarri il suo novello Che Guevara.

Il Sarrismo come lo vede Sarrismo – Gioia e rivoluzione.

maurizio Sarri

Ed è questo il nodo di tutta la questione, uno scudetto di questo Napoli con questo allenatore, con questo affiatamento ed in questo ambiente, sarebbe stata la ciliegina sulla torta di trent’anni di attesa, di una improbabile rivalsa sociale attraverso il calcio di quelli che non mettono la vittoria al primo posto, prima dei valori, della passione e del gioco.

La storia però non ha voluto questo epilogo, troppo fiabesco per rientrare nella realtà. Una storia, una cavalcata finita nel modo peggiore di tutti, proprio sul più bello: Il Napoli batte la Juventus a Torino col goal di Koulibaly all’ultimo respiro, portandosi a -1. Un calendario più agevole fa ben sperare, a quattro gare dal termine. La settimana dopo il Napoli fa da spettatore all’anticipo di San Siro tra Inter e Juventus, la partita cardine della stagione e della storia.

L’inizio col botto della Juventus, che trova il vantaggio con Douglas Costa e pochi minuti si trova con l’uomo in più per l’espulsione di Vecino data dal VAR, la rabbia da casa e la sensazione di star lottando contro il sistema. Nella ripresa l’incredibile: L’orgoglio nerazzurro schiaccia i bianconeri che con l’uomo in più vengono ricacciati nella propria metà campo e subiscono addirittura il pari di Icardi. San Siro, la bolgia, l’euforia da casa, qualcosa sembra cambiare. Ma la disperazione sopraggiunge sulla mancata espulsione di Pjanic, fallo in ritardo e plateale su Rafinha, che avrebbe dato il secondo giallo al bosniaco a pareggiato numericamente i conti. Ma per Orsato le cose sono andate diversamente ed avanti così.

Ma la provvidenza sembra dalla parte della contingenza, e quando l’Inter passa in vantaggio con l’autorete di Barzagli una parte di Napoli esplode come la Milano nerazzurra. Ma una partita intera in 10 vs 11 è faticosa e gli ultimi cinque minuti sono letali. L’inter cerca di resistere ma la Juve è cinica e si sa, se vinci 7 scudetti di fila è anche perchè quando conta sei implacabile. E così ecco la rimonta dal 2-1 al 2-3 finale che riporta il Napoli a distanza di sicurezza e che getta ogni speranza di rimonta partenopea nell’oblio, dato che il giorno seguente un Napoli irriconoscibile perderà senza appello 3 a 0 a Firenze.

Sarri Inter Juve

Ecco, se volessimo fare una critica all’operato di Sarri potrebbe essere sostanzialmente questa, quella di non aver saputo salvaguardare il morale del gruppo in questi momenti di difficoltà, oltre che l’immancabile ed atavico problema delle seconde linee, che vedono il campo col contagocce costringendo i titolari a giocare senza energie.

Il resto è storia, il Napoli arriva a 90 punti a fine campionato siglando il record di punti per la seconda classificata, record che sa di beffa come quello dei 12 punti nel girone di Champions League, quota più alta di punti per una squadra che non è passata alla fase finale del torneo (ma in panchina c’era Benitez).

L’improvvisa fine del rapporto col mister ha sorpreso un po’ tutti, considerando anche il nome di altissimo livello di Ancelotti che magari qualcuno considerava ancora con un po’ di scetticismo troppo importante per una squadra come il Napoli. Fatto sta che la parentesi Sarrista è purtroppo solo una delle fasi di un progetto che, va riconsosciuto in toto a De Laurentiis, in quindici anni ha portato il Napoli dal fallimento a diventare una big del calcio italiano, unica vera rivale della Juventus e ad entrare stabilmente in Europa, ed il cui valore è ora nelle top 20 d’Europa.

Parte del merito è anche di Sarri, che ha posto una linea di continuità nel dopo Mazzarri e Benitez e ha affermato Napoli per la sua bellezza. Questo progetto, ahinoi, deve andare avanti, e nessuno meglio di un uomo come Ancelotti può farlo, avendo allenato i più grandi top club mondiali (Milan, Bayern Monaco, Real Madrid, PSG, Juve e Chelsea) vincendo tre Champions League e praticamente ogni campionato in cui ha allenato, tranne quello spagnolo.

Sarri Ancelotti

Il cambio di consegne può starci in un’ottica di maggiore esperienza affidandosi ad un allenatore di caratura mondiale come Ancelotti, anche se il rimpianto dell’esperienza di Maurizio Sarri al Napoli non abbandonerà facilmente i tifosi, destinati a sentirne le vicende in Inghilterra, dato che con ogni probabilità sarà il nuovo allenatore del Chelsea.

Che dire, il sogno è stato bello finchè è durato, ma la speranza di tutti è che questo non sia un addio, ma un arrivederci per coronare finalmente quel sogno chiamato Scudetto.

Restate in collegamento con Terre di Campania, prossimamente parleremo approfonditamente anche di Carletto Ancelotti e del suo impatto sul nuovo Napoli.

Un qualunque napoletano con la passione per i libri, le belle storie e la scrittura.

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