La Campania che viaggia lungo il Cammino di Santiago

Quest’estate ho deciso di mettermi in Cammino, ho scelto di percorrere, viaggiare lungo le vie dello Strano Cammino di Santiago di Compostela. Come numerosi Campani ogni anno, smessi i panni della quotidianità e indossati quelli del peregrino, del viandante temporaneo, ho rinunciato per un periodo di tempo variabile allo scorrere ordinario della mia esistenza: proiettandomi in una sfida avvincente quanto dispendiosa, e prefiggendomi lo scopo di raggiungere una meta, con la speranza di fare ritorno ritemprato, rigenerato, pronto alla partita del Cammino della quotidianità.

Il momento decisivo nella storia recente di questo pellegrinaggio, anzi di questo Strano, millenario e straordinario Cammino avventuroso, è il 9 novembre 1982, a questa data risale la sua fama internazionale. Giovanni Paolo II lanciò da Compostela quest’appello poi divenuto storia:

Io levo a te, vecchia Europa, da Santiago un grido d’amore. Ritrova e rendi vigorose le tue radici

In seguito, nel 1987, il Camino di Santiago fu dichiarato dal Consiglio d’Europa primo Itinerario Culturale Europeo. Infine, nel 1993, l’Unesco dichiarò il tratto spagnolo della via composte lana parte integrante del Patrimonio dell’Umanità. Appunto Umanità, è questo che voglio testimoniare, questo mi porto dentro, questo l’appello ai fratelli della mia terra. Del resto non è questa la sede o la circostanza adatta per andare alla ricerca delle origini, dei motivi e delle ragioni di questo pellegrinaggio. Ecco allora le riflessioni, le sensazioni, le emozioni e i sentimenti che hanno riportato cuore, anima e mente, alla mia Campania, al suo destino, ai suoi abitanti.

Da Ponferrada a Santiago, scalando il Cebreiro giungendo all’oceano, fino alla fine della terra, Finisterre. 250 km (sugli 800 totali del Camino francese, per chi non ne fosse a conoscenza gli itinerari sono molteplici) lungo le vie dell’umanità, seguendo una freccia gialla, carico esclusivamente dell’essenziale:

La credenziale, il documento che il pellegrino porta con sé dal luogo di partenza fino a Santiago. Riporta le generalità del pellegrino e gli permette di alloggiare negli albergues, cioè negli ostelli presenti lungo la strada che porta a Santiago.
Negli stessi ostelli, ma anche in tante altre strutture lungo il cammino (bar, chiese, etc), il pellegrino riceverà un timbro. In totale sulla credenziale è possibile accumulare 42 timbri che testimonieranno l’avvenuto pellegrinaggio di almeno 100km a piedi o 200 in bicicletta, senza i quali non è possibile ricevere la Compostela (di cui si parlerà dopo) a Santiago.
La concha, il simbolo più noto del Cammino. Le motivazioni della presenza costante di questo simbolo sono tante, alcune sono frutto di leggende altre forse reali, ma in un certo modo sono tutte legate a quel territorio. Nell’antichità i pellegrini cucivano la conchiglia sul proprio mantello o sul copricapo dopo essere arrivati a Santiago, come segno dell’avvenuto cammino e con l’utilità di poter ritornare a casa senza dover pagare dazi lungo la strada. Diversamente i pellegrini moderni spesso la pongono sul proprio zaino fin dall’inizio, come simbolo che li contraddistingue, acquistandola alla partenza. La Croce di Santiago è il simbolo che spesso si riconosce sulle conchiglie del cammino e che nell’antichità veniva cucito sul mantello del pellegrino. Rappresenta l’Ordine di Santiago ed è una croce latina rossa che somiglia ad una spada con la punta verso il basso.
Lo Zaino, ovvero una vera e propria casa in spalla del peregrino dove trasportare l’essenziale per affrontare le avversità e le gioie di quei giorni.
Il bastone nell’antichità veniva affidato al pellegrino che iniziava il cammino e rappresentava il sostegno di Dio durante il pellegrinaggio. Il suo uso pratico era ovviamente quello di appoggio ma si rivelava utile anche per cacciare eventuali animali.
Infine, giunti all’arrivo, la Compostela
. È il documento redatto in latino che il pellegrino riceve nella cattedrale di Santiago dopo aver mostrato la propria credenziale, a dimostrazione di aver percorso almeno 100 km a piedi o 200 in bici. La Compostela va rilasciata esclusivamente a chi ha percorso il cammino per motivi religiosi o spirituali. Chi effettua il cammino per motivi diversi da questi riceverà un certificato diverso scritto in lingua spagnola.

Non Dio, non la religione con i suoi riti e i suoi dogmi, ma quello che ho “sentito” è tutt’altro: la Natura e il suo spettacolo, l’Umanità, la spiritualità, il donarsi e l’amarsi in maniera disinteressata, la vera essenza dell’uomo. Vie dove l’artificiale svanisce, dove la natura e l’uomo divengono incontaminati. “Lo Spirito dei piedi”: questa la sintesi data da Antonio Bellavite. Questo lo spirito che voglio condividere con i fratelli che vivono la mia terra.
L’amore per la propria terra
Il distacco da ciò che nella quotidianità ci si mostra irrinunciabile, lo spettacolo della natura, il sorgere e il tramontare del sole, lo splendore delle stelle nell’oscurità della notte: nel peregrino, anche nel più distratto, si genera una sorta di simbiosi con l’universo. A cambiare è la percezione dell’ambiente, s’intesse con esso un rapporto straordinario, extrasensoriale, fino a percepire gli elementi stessi della natura – per dirla alla Francesco d’Assisi – come membri della stessa famiglia: i regni minerali, animali e vegetali, il sole, la luna e le stelle, la roccia e l’argilla, il mare e i fiumi, le piante e il bestiame, ecco i nostri fratelli e sorelle dei quali avere profondo rispetto.
L’amore per i propri fratelli
Ancor più stretto è il legame che viene a stabilirsi con gli altri esseri umani, del resto la mancanza di ogni pretesa trasforma ogni incontro in una straordinaria opportunità, la possibilità di comprendere meglio la propria vita specie dall’incontro e la socializzazione con il prossimo. L’accoglienza in un rifugio, la condivisione di un pasto, di un luogo, di un oggetto di primaria importanza. Camminare insieme parlando o restando in silenzio ma con la consapevolezza di esserci l’un per l’altro, un sorriso o una lacrima, un abbraccio o una pacca sulla spalla, la gioia di rivedere nei giorni successivi persone conosciute durante il percorso nei giorni precedenti, etc.:  gratuite e disinteressate esperienze che fanno riflettere. Campani o no, italiani o meno, cristiani o musulmani, atei, turisti per caso, non importa, quello che vale è l’essere figli della stessa terra:

Lo spostamento senza mediazioni implica il contatto diretto di gambe e braccia con il terreno. I piedi nudi in diretto rapporto con il suolo o protetti da calzature adeguate uniscono la persona alla terra e generano la consapevolezza della fraternità, il riconoscimento di essere figli e figlie della stessa madre … camminando ci si unisce alla madre terra, verso la scoperta del segreto della felicità

Non posso dilungarmi, ci sarebbe tanto da scrivere, e come si dice una parola è troppa e due sono poche. Ma quello che posso augurare ai miei fratelli Campani è di farsi pervadere dallo spirito dei piedi, di essere dei peregrini della propria terra, Camminando per la Campania al fine di rendere migliore il suo avvenire e quello dei suoi figli. C’è chi definisce l’umana esistenza come una breve eternità, l’ansia d’infinito è parte di noi uomini, e questa breve eternità possiamo immaginarla come un Cammino, un pellegrinaggio, che non può essere fine a se stesso, ogni istante è un dono. Come onorare questo dono, questa nostra vita? Cosa posso augurare al peregrino mio più prossimo, ovvero al fratello della mia terra natia? Concentrati e lavora sul tempo presente, l’unica certezza ragionevole che abbiamo, impegnati per migliorare la situazione dell’essere umano, costruisci, costruiamo percorsi di pace, giustizia, di vero amore.

Se la vita in quanto tale è l’unico bene posseduto da coloro che perlustrano le mille vie del mondo, come non mettercela tutta affinché essa possa essere dignitosa e confortevole per tutti?

Il tentativo di noi viandanti della vita è quello di farne un simbolo di esistenza per tutti. Il peregrino sente con particolare importanza il legame con la terra che calpesta, passo dopo passo, fino a quasi identificarsi con essa … e comprende che se esiste un inizio esiste anche una fine ma anche che … ogni fine è un nuovo inizio … l’obiettivo stesso del camminare non è una meta da raggiungere, è invece il Cammino in quanto tale. Aver cura del proprio Cammino è un gesto di profondo amore per sé e per gli altri, poiché la fine del nostro Cammino è inevitabilmente il principio di un altro: peregrino campano abbi cura del tuo Cammino, di quello della tua terra e dei tuoi fratelli, perché la nostra meta è nel Cammino stesso.

Buen camino de la vida amici e fratelli Campani

Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano, se allieverò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano. (Emily Dickinson)

Informazioni utili:

Diverse sono le modalità con le quali ricevere la Compostela. Il peregrino può farsela inviare presso il proprio domicilio tramite posta da uno degli organi ecclesiastici o associazioni che hanno la possibilità di farlo, altrimenti può prenderla direttamente lungo il Cammino, nel luogo ove comincerà il suo viaggio.
Personalmente ho ritirato la credenziale nella Basilica di Torre del Greco: ogni martedì due volontari torresi, Maria Corrado e Vincenzo Ciavolino, consegnano le credenziali in qualità di riferimento della Confraternita di San Jacopo di Compostela per la regione Campania.
Se vi dovessero servire, i riferimenti per l’Italia li trovate qui.
Per quanto riguarda la regione Campania è possibile anche iscriversi al gruppo FacebookCampani sul Cammino di Santiago”. Per chi volesse ulteriori dettagli o consigli pratici quanto tecnici (luoghi di partenza, equipaggiamento, vestiario e quant’altro) mettetevi in contatto con me tramite la redazione di Terre di Campania.

2 pensieri riguardo “Lo Strano Cammino di Santiago: un messaggio per la Campania

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