Una tradizione che da più di cinquecento anni viene portata avanti con fede e devozione: La Madonna dell’Arco

A Sant’Anastasia, comune alle falde del Vesuvio, il lunedì dell’Angelo si perpetua da cinque secoli una storia di devozione e fede verso la Madonna dell’Arco, una tradizione sulla quale esistono pareri contrastanti. Ma quali sono le origini di questa celebrazione?

Nel 1450, il lunedì dell’Angelo, un fanciullo avendo perso a pallamaglio,vinto dall’ira, bestemmiò colpendo ripetutamente con la palla l’immagine della Madonna, che cominciò a sanguinare rivelandosi a quel bambino con il volto tumefatto. Altri miracoli nel corso del tempo si sono succeduti sempre nello stesso giorno e ciò ha spinto il popolo campano a recarsi a piedi nudi al Santuario della Madonna dell’Arco per manifestare la propria devozione, chiedere grazie o ringraziare la Madonna della grazia ricevuta.

È nata così la tradizione dei “fujenti” o “battenti”. I fujenti (dal napoletano coloro che procedono correndo) sono vestiti di bianco, come simbolo di purezza, indossano una fascia celeste poggiata sul petto e una rossa legata in vita. Il loro nome deriva dal fatto che anticamente arrivavano correndo e a piedi nudi in chiesa, ma negli ultimi anni data l’affluenza di oltre trecentomila fedeli, non potendo più correre, battono i piedi a terra senza mai fermarsi, sono stati rinominati perciò “battenti”.

I battenti, divisi in squadre, ciascuna proveniente da un paese della Campania, sono accompagnati da bande di musica e portano con sé stendardi e bandiere con sopraindicato il paese di provenienza, dietro le quali appongono le offerte per la Madonna raccolte nei mesi precedenti durante funzioni celebrative. È un momento vissuto molto intensamente dai fedeli, che talvolta si lasciano andare a svenimenti, lacrime e forti emozioni. Una manifestazione di profondità religiosa e di fede che da secoli non perde il suo smalto, anche se le contraddizioni e la mancanza di rispetto nei confronti del culto sono più che evidenti.

Pur essendo una giornata molto sentita in Campania, purtroppo per comportamenti talvolta poco consoni di alcuni fedeli e un clima condito da un’organizzazione non ottima, dalla presenza di numerosi venditori ambulanti di cibo, dolciumi e articoli di ogni genere, la tradizione religiosa e folcloristica rischia di perdere l’essenza nobile  di questa tradizione. Ed è proprio contro questo tipo di persone che il fedele dovrebbe puntare il dito, evitando di alimentare con il tacito consenso un “mercato turistico-religioso” più vicino alla criminalità organizzata che ad altro. L’affermarsi di tali atti, la perdita della sacralità, non rappresenta altro che il ripetersi del primo miracolo: una bestemmia contro la figura della vergine che, col volto tumefatto, ci guarda speranzosa.

 

 

Milena Dobellini nasce a Napoli nel 1997, si diploma nel 2016 presso il liceo Classico Vescovile di Nola (NA) e attualmente frequenta il primo anno della facoltà di Lettere Moderne presso l’Università “Federico II” di Napoli. Sin dall’infanzia coltiva le passioni per la lettura e la scrittura. Nel 2016 viene pubblicata dall’editore napoletano Guida “Frangibilis. Ciò che si può spezzare”, la sua prima raccolta di poesie. Una sua poesia inedita. “La forza” viene scelta e inserita dall’Aletti Editore nel volume Amaranto dell’edizione 2016 del Festival poetico “Il Federiciano”.

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