In occasione del Maggio dei Monumenti, Napoli valorizza la memoria di Giambattista Vico, passeggiando tra i luoghi più significativi, in cui il pensatore visse

In occasione del 350˚ anniversario dalla nascita di Giambattista Vico (1668-2018), Napoli dedica il Maggio dei Monumenti 2018 alla memoria di uno dei suoi più grandi pensatori. Tanti gli eventi proposti, tante le passeggiate alla scoperta dei luoghi in cui il filosofo visse e si formò, contribuendo a rendere la storia della sua città ancor più grande.
Al numero 31 di Via San Biagio dei Librai, una lapide di Benedetto Croce ricorda i natali del filosofo, che nacque e visse fino a diciassette anni nella casa-bottega del padre Antonio:

IN QUESTA CAMERETTA

NACQUE IL XXIII GIUGNO MDCLXVIII

GIAMBATTISTA VICO

         QUI DIMORÒ FINO AI DICIASSETTE ANNI

E NELLA SOTTOPOSTA PICCOLA BOTTEGA

DEL PADRE LIBRAIO

USÒ PASSARE LE NOTTI NELLO STUDIO

VIGILIA GIOVANILE DELLA SUA OPERA SUBLIME

LA CITTÀ DI NAPOLI POSE IL XXIII GIUGNO MCMXLI

Proseguendo lungo il Decumano inferiore, ci si imbatte in un piccolo slargo, sul quale si affaccia un complesso monumentale, composto da due chiesette contigue: San Gennaro all’Olmo e San Biagio Maggiore. Nella prima, il Vico venne battezzato il 24 giugno 1668; la chiesa custodisce, inoltre, le spoglie del padre. Si tratta di una delle prime chiese di rito greco, fondate ai tempi dell’imperatore Costantino. Inizialmente al tempio fu attribuito il nome di San Gennaro ad Diaconiam, perché presso di essa i diaconi si occupavano di distribuire i sussidi ai poveri. I documenti redatti ai tempi di Federico II, testimoniano che la chiesa era ancora nota con tale nome. In seguito, fu chiamata Chiesa di San Nostriano, essendo stata riportata alla luce, sotto l’altare maggiore, un’urna con le spoglie del santo, Vescovo di Napoli dal 444, che era stata trasportata dalla Chiesa di San Gennaro Fuori le Mura (nell’attuale zona di Capodimonte). Il nome con cui è attualmente conosciuta è da addurre probabilmente alla presenza di un olmo, al quale venivano attaccati i premi per il gioco della pignatta.

Spostandoci a via dei Tribunali, al numero 45, sorge la chiesa di Sant’Angelo a Segno, dove furono celebrate le nozze tra G. Vico e Caterina Destito, il 2 dicembre 1699. A piazza Gerolomini, invece, nella chiesa dei Girolamini, riposerebbe presumibilmente la sua salma. Presso una colonna della navata, in corrispondenza della quarta cappella a sinistra, si trova la lapide in onore di Vico, erettagli dal figlio Gennaro, quarantacinque anni dopo la sua morte. Sul finire dell’800, alcuni studiosi compirono delle attente ricerche, rivelatesi però infruttuose. Bisogna del resto ricordare che, nella Napoli Ancien Régime, solo i nobili, gli alti prelati e i personaggi eminenti avevano la possibilità di essere sepolti nelle chiese. A Vico, che non aveva «né dignità né onori», toccò quindi di condividere la stessa sorte di molti popolani: il corpo fu messo a scolare per alcuni giorni nell’ipogeo della chiesa e le sue ossa furono gettate nelle fosse comuni. A distanza di secoli, Napoli restituisce a uno dei suoi figli più illustri i meritati onori e la dignità che i suoi contemporanei purtroppo non seppero riconoscergli.

 

Michele De Rosa è un giovane studente napoletano, attualmente iscritto al secondo anno della facoltà di lettere classiche, presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel tempo libero, ama dedicarsi alla lettura di libri inerenti la storia, la cultura e le leggende della città di Napoli, per la quale nutre un amore senza confini

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