I musei campani e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e ambientale

I veri musei sono quei posti dove il Tempo si trasforma in Spazio. (Orhan Pamuk)

Al giorno d’oggi la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e ambientale viaggia su di un duplice binario: se da un lato si impone come mezzo di svago e arricchimento individuale, dall’altro vede ergersi come un bene collettivo e come risorsa economica ricca di potenzialità e sviluppi vitali per il progresso civile ed economico nazionale e regionale. È proprio in Italia del resto che si consta la massima concentrazione europea di sopradetto patrimonio, sia per la testimonianza di epoche passate, sia per i livelli di elevata produzione artistica e culturale, con diramazioni su tutta la penisola.

Solo in Campania si contano 200 dei 3500 musei siti tra Aosta e Gela, tra i due estremi della nostra nazione. Nella nostra regione vantiamo musei di antica e prestigiosa fondazione, strettamente connessi alle realtà storiche delle loro città, alle loro importanti tradizioni come centri di produzione artistica a vasto consumo culturale, con una quantità e una varietà di raccolte, di remota o recente formazione, di diversa consistenza, sedi di straordinari capolavori, di incredibili tesori d’arte e di stupefacenti tracce del passato.

Dicto museo deve essere somigliante at uno forziere, adacto a contenere cose rare et pretiose, et per valuta et per arte, come sarebbe a dire gioie, medaglie, pietre intagliate, cristalli lavorati et vasi … riposte nei propri armadi, ciascuno nel suo genere. (Giorgio Vasari)

Qui in Campania quasi ogni centro urbano conta un suo particolare museo. In questi luoghi si concentra la memoria antica della civiltà e della cultura dei popoli che animarono sin dalle epoche più lontane il nostro territorio: il continuo reperimento, ad ogni scavo, di oggetti archeologici, testimonianza di civiltà passate come quella greca, romana, osca e sannitica, rappresentano una vera e propria vocazione regionale.
Altro fattore di una certa rilevanza è l’uso, da parte delle famiglie gentilizie, del collezionismo artistico. Diversi sono i musei che vedono le loro radici nella mania aristocratica di raccogliere gli oggetti più disparati e rari (Museo Filangieri di Napoli e Cerio di Capri), e altri ancora sono sorti in seguito a lasciti privati o nati da ricche e particolari eredità (Museo Irpino di Avellino).

All’appello rispondono anche musei che si legano ad attività economiche di lunga tradizione (Museo della Carta di Amalfi, Museo Ferroviario di Pietratarsa, Museo dell’Osservatorio di Capodimonte). Non Mancano musei inconsueti ed originali (Museo di Pulcinella ad Acerra, Museo delle Erbe a Teggiano, Museo della Gente Senza Storia ad Altavilla Irpina).

Senza contare la realtà museale di Casalbore: il Museo dei Castelli.

A Napoli e provincia sono presenti 58 musei, di cui 29 solo nel capoluogo. Per lo più parliamo di proprietà statali, enti direttamente amministrati da organismi istituzionali dello Stato, ai quali sommiamo alcune raccolte pubbliche e private di pertinenza comunale, ecclesiastica, accademica, realtà legate alle vicende artistiche, storico culturali partenopee. Quali i più celebri?

  • Museo Archeologico Nazionale di Napoli
  • Pinacoteca di Capodimonte
  • Museo di San Martino
  • Museo Archeologico dei Campi Flegrei
  • Antiquarium di Boscotrecase
  • Museo Vulcanologico dell’osservatorio Vesuviano
  • Museo dell’antica Nola
  • Museo del Corallo di Torre del Greco

Quanta storia, quanti reperti e materiali giunti da ogni epoca e luogo: stilare una sorta di guida di tutto quello contenuto al loro interno sarebbe impresa ardua, visitarli, conoscerli, forse, un po’ meno.

Le emozioni, si sa, ognuno le prova s modo suo ed è problematico andare ad interferire con questo sacrosanto diritto … Molti aspetti delle opere conservate nei musei potranno così diventare una scoperta personale, frutto di una guida che certamente è la più completa: la curiosità. Insomma meglio una cosa vista che cento raccontate. (Giovanni Liccardo)

Che si valuti personalmente, che ognuno abbia da sé il piacere di scovare dettagli originali, stravaganti, curiosi e rari.

Il senso delle scienze naturali è quello di appagare la sete di conoscenza del mondo; diversamente quello delle scienze storiche sta nel comprendere lo sviluppo autonomo dello spirito umano nelle sue diverse forme e testimonianze, nelle sue interpretazioni, nello spazio delle cose, nella sua ripresa di una qualche forma di esistenza terrena. I musei riportano in vita il passato, assecondando l’inclinazione di un’epoca, che nel rincorrere il progresso piange amaramente i paradisi e no che ha perduto.

I musei, autonomi strumenti di cultura, convivenza di straordinarie presenze spirituali senza tempo: che sia la prima domenica del mese o qualsiasi altro di quei 30/31 giorni che lo compongono, anche per questa stagione, se permettete, scegliete, virate sulla cultura.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

2 pensieri riguardo “L’importanza dei musei per la nostra regione: la realtà museale campana

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