Napoli città aperta caratterizzata dai mille colori che accoglie, dalle mille sfumature e dal desiderio di muoversi sempre contro tendenza

In un momento storico delicato e preoccupante, è bene far emergere quelli che sono i punti che ci fanno sperare in un futuro meno razzista e più accogliente. Il fenomeno migratorio oggigiorno è descritto dai media italiani come una “invasione”. Si parla, e assolutamente non a caso, di un “flusso” migratorio inarrestabile che minaccia l’Europa, e l’Italia in particolare. La rappresentanza politica italiana attuale ha annunciato l’allarme migratorio presentandolo, erroneamente, come qualcosa che deve essere immediatamente bloccato, proprio come se fosse l’inondazione di un fiume che deve essere limitato attraverso la costruzione di dighe. In realtà il fenomeno migratorio è qualcosa di antico come il mondo: le persone si sono sempre spostate da un lato all’altro del mondo alla ricerca di nuove opportunità o per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e al degrado ambientale. Ricordiamo che tra il 1846 e il 1939 circa 59 milioni di persone abbandonarono l’Europa per andare in America del Nord, America Latina, Australia, Nuova Zelanda. Nel tempo, poi, i Paesi riconosciuti come d’emigrazione sono diventati Paesi di immigrazione, come la Spagna, la Grecia, o la stessa Italia. Senza inoltrarci troppo nel discorso intricato e complesso sulle migrazioni internazionali, in questa sede ci soffermeremo sull’atteggiamento tipicamente napoletano rispetto ai movimenti migratori attuali.

Secondo i dati ISTAT, gli stranieri residenti a Napoli (persone con cittadinanza non italiana ma con dimora abituale in Italia) al 1° Gennaio 2018 sono 131.757 e rappresentano il 4,2% della popolazione residente. Ma qual è l’atteggiamento dei napoletani nei riguardi degli extracomunitari scappati da guerre e situazioni sgradevoli? È difficile dirlo, perché, come con tutto, non è giusto generalizzare e ragionare in termini universali. Nonostante ciò, se facciamo caso ad alcune iniziative che hanno visto protagonisti molti dei cittadini e delle cittadine napoletane, è possibile affermare che Napoli è una città aperta e multiculturale? Ci è concesso dire che Napoli non ha paura del diverso, demone che tanto affligge il mondo soprattutto negli ultimi tempi? Probabilmente sì.

Molte sono le iniziative che hanno incoraggiato la città tutta a diffidare dagli interventi securitari suggeriti dai nostri capi politici: alcune di queste sono state pensate e organizzate dalle ragazze e dai ragazzi dell’Ex OPG Occupato. Assistenza allo sportello legale e insegnamento della lingua italiana per stranieri sono solo alcune di queste attività; ma è doveroso ricordare che l’Ex OPG Occupato ha lavorato anche per contrastare la barbarie che caratterizzano molti CAS e SPRAR della nostra regione e per agevolare, invece, l’ottenimento dei permessi d’asilo. Da notare: alle operazioni mandate avanti dall’Ex OPG hanno partecipato anche molti migranti, i quali si sono visti sostenuti e hanno sostenuto la nostra città. È proprio questo a cui facciamo riferimento quando parliamo di Napoli come città aperta: una città che ammette uno scambio a doppio senso, una città che dà e allo stesso tempo riceve, e che quindi non si vuole auto-dichiarare forza civilizzatrice nei confronti dei soggetti subalterni.

Anche il primo cittadino napoletano Luigi De Magistris recentemente si è dimostrato incline all’integrazione e all’apertura dei porti, ma soprattutto delle menti: infatti rispetto alla decisione del ministro Matteo Salvini di declinare l’accoglienza in Italia di centinaia di persone che si trovavano in serie difficoltà durante il loro viaggio della speranza, il sindaco in un suo Tweet il 10 Giugno scriveva:

Se un Ministro senza cuore lascia morire in mare donne incinte,bambini,anziani,esseri umani,il porto di Napoli è pronto ad accoglierli. Noi siamo umani,con un cuore grande.Napoli è pronta, senza soldi, per salvare vite umane.

Come cantava Pino Daniele: Napul’è mille culure. Tuttavia, segnali di odio e razzismo sono presenti anche in un territorio che è prevalentemente inclusivo: recentemente a Napoli in zona Ferrovia, Cissè Elhadji Diebel, 22enne di origini senegalesi con permesso di soggiorno è rimasto ferito a una gamba durante una violenta sparatoria da parte di due persone contro un gruppo di immigrati. Degna di nota, però, è la reazione di una parte dei cittadini e delle cittadine napoletane che venerdì 3 agosto hanno partecipato a una manifestazione anti-razzista per esprimere disapprovazione verso qualsiasi atto razzista e denigratorio.

In un mondo che in più contesti ancora vuole sottolineare una differenza intrinseca tra “noi” e “loro”, Napoli si dimostra, se non del tutto aperta, almeno volenterosa e disposta a eliminare queste differenze basate sulla razza, in un clima accogliente e amichevole del tutto in linea con la personalità dell tipico napoletano.

Miriam Topo, nata nel 1993 a Napoli, è “un pezzo di legno non lavorato”. Affascinata dalle culture diverse e dalle differenze, attualmente si sta specializzando in Lingue e comunicazione. Amante delle parole, scrive per rendersi conto.

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