Prevenzione e cura all’atrofizzazione da web

La tecnologia ha decisamente preso il sopravvento sulle nostre vite. Il ritmo della nostra quotidianità è scandito dalle diverse notifiche che appaiono sui nostri schermi. Facebook, Whatsapp, Twitter, Instagram, Skype, Periscope. Email, messaggi da parte di amici, di lavoro, messaggi promozionali, e così via. Possiamo fare quasi tutto attraverso internet: prenotare un viaggio, fare colloqui di lavoro, sponsorizzare un’attività, conoscere nuove persone, possiamo anche guadagnarci da vivere attraverso internet. Abbiamo la possibilità di essere qualcuno che non siamo realmente. Nascondiamo qualcosa, ostentiamo qualcos’altro. Certo, la tecnologia può essere utile e agevolare le nostre vite. Ma dove si trova il confine tra vantaggio e svantaggio? Un utilizzo spropositato del computer, del cellulare, può avere degli effetti collaterali poco piacevoli. I nostri cervelli si impigriscono a causa del flusso accelerato di informazioni (a volte poco utili) che riceviamo continuamente. Le informazioni futili e gravi hanno quasi lo stesso valore.

Il decorso, la conservazione degli avvenimenti è breve, svanisce presto come fumo nell’aria. Le nostre relazioni sono vuote, perché non è importante essere ma solo apparire. Il tasso di concentrazione diminuisce notevolmente, siamo costantemente distratti. Abbiamo smesso di attaccarci alle situazioni, lasciamo andare tutto, diamo spazio alla prossima tendenza, al prossimo video virale, al prossimo amore da consumare. Nascere o vivere l’adolescenza in quest’epoca può significare vivere una vita sfiorando la realtà, senza mai toccarla veramente. 

Stando così le cose, la realtà descritta dalla serie televisiva britannica Black Mirror non è una proiezione tanto lontana dall’attualità, i simboli e le metafore che inondano gli episodi colpiscono in pieno; e forse proprio per questo il pubblico ha avvertito un senso di inquietudine e di ansia dopo essersi visto riflesso in uno specchio nero, come suggerisce il titolo della serie. Black mirror, costringendoci a confrontarci con noi stessi, ci fa sentire intrappolati. Intrappolati negli schermi, nelle dinamiche malsane e negli schemi che dettano le nuove tecnologie, nel “gioco delle conseguenze”.

Ebbene, possiamo immaginare, in un futuro remoto, di restare intrappolati anche nelle nostre case? Può il progresso della tecnologia permetterci, o meglio costringerci, a vivere un’esistenza totalmente virtuale e relativamente concreta? Quante e quali conseguenze avrebbe tutto questo? Il mondo sarebbe un posto diverso, che forse non possiamo nemmeno immaginare. Probabilmente il contatto fisico diventerebbe solo un ricordo lontano, le parole solo digitate, le voci solo ascoltate attraverso apparecchi elettronici. Un insieme di algoritmi.

Quali, invece, le conseguenze sull’economia e sul turismo? L’economia si svilupperebbe in maniera differente, come un po’ sta già accadendo. Applicazioni per cellulari diventerebbero fonte primaria di guadagno, non ci sarebbe bisogno di uscire di casa per sopravvivere. Nessun concerto, nessuna mostra d’arte, nessun incontro tra amici, nessun viaggio. Le guide turistiche non avrebbero più motivo di esistere, e soprattutto si perderebbe il contatto tra le persone, tra culture diverse.

Forse è questo il paradosso più schiacciante: la connessione istantanea e su larga scala ci rende disconessi da noi stessi e dal resto del mondo. Come potremmo evitare l’invasione prepotente dei social media e della parte crudele della tecnologia? Le risposte, ovviamente, sono solo ipotesi; e forse vale la pena di pensare a come fare per usufruirne a nostro vantaggio. Non ci resta che utilizzare questi mezzi in maniera intelligente e cavalcare l’onda. Un’idea, a questo proposito, potrebbe essere quella di rinforzare il turismo proprio facendo leva sui vari schermi sui quali poggiamo lo sguardo. Trarre ispirazione dalle esperienze di viaggio che condividono i nostri amici o followers, fare ricerche con lo scopo di saperne di più, ma allo stesso tempo vivere i paesaggi e toccare con mano le sensazioni di cui avevamo letto nelle varie recensioni.

Utilizzare i mezzi di cui disponiamo è legittimo, ma dobbiamo impedire al progresso di diventare motivo di atrofizzazione. Il giusto, come quasi sempre, sta nel mezzo. L’invito è quello di continuare a scorrere il pollice sullo schermo del cellulare senza però mai dimenticare da dove proveniamo e chi siamo.

 

Miriam Topo, nata nel 1993 a Napoli, è “un pezzo di legno non lavorato”. Affascinata dalle culture diverse e dalle differenze, attualmente si sta specializzando in Lingue e comunicazione. Amante delle parole, scrive per rendersi conto.

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