Similitudine e differenze di due città distanti tra loro ma vicine: Napoli e New Delhi. Una riflessione sul nostro modo “occidentale” di vedere realtà diverse

Le categorie “occidente” e “oriente”, nonostante il processo conosciuto sotto il nome di globalizzazione, sono ancora cariche di significati, situandosi in direzioni opposte. Nell’immaginario comune uno è arretrato, l’altro è avanzato. Libertà, democrazia, modernità, diritti umani sono vocaboli direttamente associati al mondo occidentale; al contrario dispotismo, guerre, caos, regressione fanno parte del team Oriente.

Ma stanno davvero così le cose? Ol mondo occidentale promuove davvero il progresso storico della civiltà? allo stesso modo, il mondo orientale è davvero così fuori dalla nostra cerchia? Non possiamo dimenticare che proprio i cosiddetti paesi occidentali hanno, in passato, offeso alcuni diritti umani fondamentali, e per quanto riguarda il presente, basta osservare gli scenari internazionali per comprendere che la realtà è molto più complessa e intricata, e che spesso, politicamente ed economicamente parlando, i Paesi occidentali incarnano una vera e propria spinta dispotica. Senza soffermarci in questa sede sugli avvenimenti politici internazionali, ci dedichiamo a squadrare alcuni atteggiamenti sociali che ci fanno pensare ad un mondo molteplice, dove le categorie “occidente” e “oriente” non sono applicabili in toto a dei modi di vivere discordanti tra loro, ma che, anzi, si incontrano fino a combaciare.

Volendo ricercare un punto di partenza nella filosofia del mondo antico, bisogna ricordare che si è sempre ritenuto opportuno separare radicalmente la filosofia ‘occidentale’, ritenuta frammentaria, dalla filosofia ‘orientale’ di natura olistica. Nel mondo greco, l’individuo (inteso come cittadino) è artefice della propria vita e si sente separato dalla natura, realtà che deve essere governata dall’uomo. Nella concezione olistica cinese, al contrario, l’individuo è considerato come una parte inscindibile dell’organismo sociale e le sue azioni sono il risultato di un unico flusso. Risulterà sorprendente sapere, però, che anche qui possiamo indicare un punto in cui l’est e l’ovest del mondo antico confluiscono e quasi si confondono. Secondo Socrate (e Platone) l’unico modo per dare senso all’esistenza umana sarebbe quello di vivere perseguendo ogni tipo di virtù: il rispetto dei valori della polìs è uno dei fondamenti dell’etica socratica. Parallelamente, Confucio sostenne che il vero valore della vita umana deve essere ricercato nelle virtù e nell’attenzione per le tradizioni antiche.

Vero è che Il fascino della religione, della filosofia e dello stile di vita orientale permane, con tutte le sue singolari pratiche. Le differenze culturali e sociali che caratterizzano l’oriente e l’occidente non possono essere di certo negate: il modo di vivere, di pensare e di fare dell’uomo è fortemente influenzato dall’ambiente in cui agisce ed è chiaro che le divergenze tra i due mondi esistono. Scopo di questa riflessione è però riportare a galla anche quelle che sono le somiglianze e i punti di intersezione.

Gli oggetti messi a confronto saranno due città geograficamente, culturalmente e socialmente agli antipodi: Napoli, città europea, e New Delhi, capitale dell’India e seconda metropoli più popolosa al mondo. Oggi la capitale indiana si configura come una delle società melting pot più vivaci del mondo: differenti culture e religioni risiedono a New Delhi, incontrandosi in un intreccio di meravigliose e inarrivabili contraddizioni. Città caotica, che però nasconde un ordine e un’essenza simile in diversi punti alla realtà napoletana. Vediamone solo alcuni:

  • In India la parola “jugaad” fa riferimento a una tipo di problem solving, in altre parole, significa trovare soluzioni innovative e improvvisate per risolvere problemi o situazioni avverse. Si tratta dell’arte dell’arrangiarsi orientale. Quale napoletano non ha sorriso vedendo scene che descrivono un modus operandi che, a volte al limite della legalità, tipico della nostra città? Un’intervista simpatica riguardo la jugaad in India è allegata qui:

  • Il secondo punto di incontro tra Napoli e New Delhi può risultare in un certo senso ovvio e meno divertente, ma non può essere omesso: la circolazione delle auto (in India per lo più rickshaws) somiglia al penultimo livello di un videogioco impossibile. Cercare un nesso logico nel traffico stradale, a Napoli come a New Delhi è una battaglia persa in partenza. Nel momento in cui ci si trova a dover attraversare la strada, la calma caratteristica dell’orientalismo indiano sembra essere solo una parola che ha perso di vista il suo concetto.

  • A chi non rode che, citando Federico Salvatore, Forcella è la qasba del furbone che ti scambia con il pacco uno stereo col mattone? qualsiasi sia la risposta, possiamo dire con sicurezza che il famoso pacco è anche una pratica orientale: a New Delhi i turisti occidentali sono visti come oro che cammina e la truffa è dietro l’angolo!
  • La famiglia allargata e l’attaccamento viscerale ad essa è un altro elemento che accomuna entrambi i popoli: ogni scarrafone è bell’a mamma soja anche in India. Ci troviamo di fronte a uno schema familiare principalmente patriarcale e maschilista, dove le famiglie diventano tali successivamente al matrimonio (che più che unire due persone, unisce due famiglie) e il padre, o in generale, il maschio anziano ha il potere centrale e indiscusso, e la madre si prende cura della casa e dei figli. Schema molto simile a quello napoletano, o complessivamente del sud Italia.
  • Il forte sentimento di appartenenza a un luogo, a una comunità. I napoletani, o la maggior parte, sentono un amore/odio incondizionato per la loro città; parallelamente a New Delhi non è raro imbattersi in discussioni energiche a sfondo nazionalista. Dove ricercare il motivo di tanta foga? potremmo pensare che sia l’atteggiamento difensivo comune denominatore delle città complesse e problematiche? O, nel caso dell’India, semplicemente residui dell’impeto provato successivamente alla recente conquista dell’indipendenza?
  • Il tempo. In queste due città il tempo scorre in maniera singolare. Prima regola: tutto, ma veramente tutto, può succedere; di conseguenza appuntamenti, piani, impegni con persone precise sono da evitare. L’unica differenza è che il tempo speso a contrattare con il rickshaw driver per provare ad ottenere il prezzo onesto a Napoli è tradotto in una passeggiata improvvisata sul lungomare, o un caffè al volo con quell’amico che non vediamo da dieci anni.

Stereotipi che fanno sorridere e lasciano l’amaro in bocca a tutte quelle persone che hanno sempre immaginato l’India, i Paesi orientali, come lontani anni luce da “noi”. Talvolta è complicato separare, è più semplice unire i punti in comune creando delle linee. Unire i punti aiuta a capire che, parafrasando Luciano De Crescenzo, c’è bisogno di un po’ di Napoli in tutto il mondo, ma soprattutto che un po’ di Napoli è effettivamente presente in tutto il mondo, e tutto il mondo è in Napoli.

Miriam Topo, nata nel 1993 a Napoli, è “un pezzo di legno non lavorato”. Laureata in Lingue, letterature e culture dell’Europa e delle Americhe, attualmente studentessa in Lingue e comunicazione interculturale in area Euromediterranea. Buona ascoltatrice ed attenta osservatrice. Appassionata di letteratura, ricerca e rincorre mondi “altri”, il suo scrittore del cuore, non a caso, è Murakami Haruki. Scrive per comprendere. Fotografa per catturare pensieri ed emozioni. Curiosità: scrive su fogli volanti che lascia in giro per la sua città, perché crede nella non-casualità del destinatario.

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