Presentati alla stampa in Vaticano i Riti settennali di penitenza di Guardia Sanframondi che si rinnoveranno dal 21 al 27 agosto.

Nella sala di Radio Vaticana, istituzioni religiose e politiche di Guardia Sanframondi unite a teologi, studiosi e antropologi hanno presentato ai giornalisti «I Riti settennali di penitenza 2017».
Diversi, ma tutti finalizzati allo stesso obiettivo i punti di vista del meeting: invitare la stampa e i media ad accostarsi al rito religioso con sensibilità e compartecipazione, evitando giudizi precipitosi e semplicistici scoop volti alla rivelazione dell’identità del battente.
Una mera curiosità questa che si scontra totalmente con il vero significato del cappuccio. L’antropologa, Helga Sanità, docente dell’Università partenopea Suor Orsola Benincasa, parla non a caso del valore democratico dell’abbigliamento del penitente. Un saio bianco che copre interamente il corpo lasciando libere due sole parti: lo sguardo e il petto su cui infliggere il segno di pentimento.

Il saio rende tutti uguali nel proprio dolore e nella preghiera allontanando ogni forma di individualismo.

Chiare le dichiarazioni che sottolineano l’assoluta assenza di criminali pentiti tra i battenti di Guardia, come altri scrittori e giornalisti hanno talvolta ipotizzato. Effettivamente, i penitenti sono tutelati dall’anonimato ma chi ha studiato i riti e chi li vive sa bene che appartengono alla comunità, ai paesi limitrofi; sono emigrati che ritornano ogni settennio.

Il gesto di dolore, dunque, è un’azione fortemente identitaria.

Ma i Riti non sono solo i battenti a sangue. In questa originale ed unica manifestazione di spiritualità, che unisce la solenne liturgia cristiana e l’incontrollabile religiosità popolare, vi sono i Misteri.

Le scene tratte dalla Bibbia, dai Vangeli e dalla Storia (anche contemporanea) sono costruite da gruppi di cittadini organizzati in quattro Rioni ( Croce, Portella, Fontanella e Piazza) che per sette giorni si spoglieranno della propria identità per divenire altro. Diavoli, santi, angeli che per ore ed ore fermeranno il corpo in posizioni plastiche per «dipingere» un quadro vivente.
Anche questa è penitenza unita ad un velo di teatralità necessaria nelle sacre rappresentazioni e in ogni forma di teatro religioso.

Ferite come feritoie di Luce

È questa la chiave interpretativa data dai sacerdoti e teologi presenti alla conferenza ai segni di sangue dei battenti.  I trentatré spillini piantati in una spugna di sughero mortificano il corpo graffiando tuttavia di fede profonda.

Desta curiosità il documentario «Sette anni di attesa» curato dal giovane regista beneventano, Valerio Vestoso, che sarà presentato interamente il prossimo 22 luglio a Guardia Sanframondi. Un docu-film che svelerà i momenti precedenti ai riti di penitenza, attraverso interviste agli abitanti, a flagellanti e immagini d’archivio.
Dal 21 al 27 agosto Guardia Sanframondi sarà una «basilica vivente» che porterà per le strade del paese il simbolo della propria identità: la celebre statua dell’Assunta custodita in una teca di vetro nell’abside della Chiesa madre. Ogni sette anni tre chiavi, seguendo un antico rituale, apriranno la lastra permettendo a tutti quell’emozionante contatto diretto con l’icona mariana. E ritornerà il rito. Non formale. Ma carico di verità.
Alla conferenza stampa in Vaticano sono intervenuti: il rettore della Basilica Don Giustino Di Santo, il sindaco, Floriano Panza, Mons. Di Meo Antonio della diocesi di Cerreto-Telese-Sant’Agata de’Goti, il teologo Padre Dino Magnano, la prof.ssa Helga Sanità, , il decano dei comitati rionali Antonio Di Virgilio e il regista Valerio Vestoso. A moderare, Nicola Pigna.

Nasce a Benevento nel 1984. Dopo aver frequentato il liceo scientifico a Guardia Sanframondi, paese di residenza, frequenta l’Università degli Studi di Salerno laureandosi in Lettere e Filologia Moderna. Vive l’esperienza dell’insegnamento a Reggio Emilia e Benevento e s’innamora di lavagne, banchi e temi scritti da studenti pieni di idee e confusione. Nel 2010 il suo sguardo incrocia quello del giornalismo. Scatta la curiosità e iniziano le prime collaborazioni con “Il Sannio Quotidiano” e “Il Mattino”. Giornalista pubblicista con il desiderio di raccontare storie di personaggi, popoli, paesaggi, monumenti e tradizioni.

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