L’ospedale delle bambole è l’ultima speranza per chi vuole recuperare una fetta dei suoi ricordi. Nasce a San Biagio dei Librai alla fine del 1800.

 L’ospedale delle bambole è un’esperienza che s’ha da fare.

Nasce grazie a Luigi Grassi, scenografo di teatro, che suo malgrado si trovò all’improvviso una donna piangente con una bambola rotta.  Da quel momento divenne Luigi il mago, il dottore delle bambole.

Tiziana Grassi, la curatrice, figlia e nipote d’arte artigiana, ci spiega il suo lavoro. Lei riprende la tradizione paterna, avendo studiato prima Restauro e poi sul campo.

L’ospedale delle bambole è un luogo dove tutti i ricordi vengono recuperati, dove gli affetti ritornano in vita.

Due sono le dottoresse che curano gli ospiti desiderati, si passa dalle statuine in porcellana a quelle di stoffa, al peluche (sezione veterinaria per non confondersi) per concludere con le famose bambole classiche. Quelle dei brividi da film horror. Quelle che stringi al petto quando sei triste.

Quelle che vuoi recuperare, se rotte.

– Quanti italiani conoscono l’ospedale?

Quanti italiani?!

Ci arrivano tante richieste non solo dal nord Italia ma anche dall’estero. I clienti ci spiegano che problemi hanno e se possono recuperare i loro oggetti preziosi, noi rispondiamo inviando un preventivo via e-mail.

– I bambini, scommetto, chiedono di aggiustare i loro giocattoli.

Anzi, anche i grandi.

Il concetto è semplice: gli adulti vogliono lasciare per i figli o anche i nipoti qualcosa di duraturo che se è rotto, sono sicuri che andrà gettato via. Vengono da noi per salvare la loro memoria storica, i sentimenti racchiusi in piccoli oggetti preziosi.

– Cosa si rompe più facilmente?

Ah, gli occhi! Quelli sono i più fragili e poi ci sono le articolazioni. Come puoi vedere, qui abbiamo tutto ciò di cui hanno bisogno. Le curiamo con tanto amore e pazienza.

– Questo pulcinella che sorregge il mondo? Dove era rotto?

In realtà l’ho realizzato io, abbraccia e sorregge il mondo,lo protegge dalla malignità.

Sai, in bottega troverai molto spesso la sua maschera nera.  È un simbolo, il potere dell’ironia che offre la parola ad un comico. Lui è fortunato, si protegge dietro un personaggio burlone, può criticare con assoluta libertà tutti i potenti e i regnanti.

Siamo affezionati al suo modo di essere. Dice la verità mentendo.

 

– E le bambole? Cosa direbbero se potessero parlare?

Direbbero che sono felici di essere curate e salutano con gioia la redazione di Terre di Campania.

 

Commenta