Il cibo natalizio è una religione, c’è chi si schiera per il pandoro e chi per il panettone. La rivalità che dura nei secoli.

Natale è un periodo magico. Siamo tutti più buoni, le luci colorano le città, la musica riempie le strade ma una componente da non sottovalutare mai, davvero mai di questa festività è il cibo. Dai tipi di pasta ripieni tipici del Nord alla minestra maritata napoletana, il Natale non lascia insoddisfatti i palati.

Due protagonisti eccezionali solcano le nostre tavole aprendo una vera e propria faida, la quale ha distrutto anche famiglie (si scherza). Un dubbio ha sempre caratterizzato le feste natalizie, si insomma: pandoro o panettone? Entrambi i dolci sono del Nord Italia, più precisamente: il pandoro è veronese, mentre il panettone milanese, ma anche in Campania questi due prodotti sono diventati tradizione comune.

Il pandoro ha origini davvero antiche, che risalgono addirittura al primo secolo d.C. Naturalmente, secoli e secoli fa il pandoro era diverso, molto più semplice. Era infatti prodotto con fiori di farina, olio e burro. Pur non appartenendo ad un’epoca così lontana, il pandoro vanta in ogni caso due secoli di esistenza. Il pandoro nasce nell’ottocento, mentre la sua ricetta ufficiale fu creata da Domenico Melegatti, suo storico produttore e pasticcere veronese. Era il 14 ottobre del 1894 quando Melegatti ebbe modo di produrre il dolce, dal corpo stellato e con otto punte (da un’idea del pittore Angelo Dall’Oca Bianca). La storia del panettone ha anch’essa radici storiche. Già dall’Ottocento, il panettone divenne un dolce tipico del capoluogo lombardo. Testimone di ciò è il dono fatto dal governatore di Milano al principe austriaco Metternich.

Per quanto riguarda le ricette, il pandoro è un dolce decisamente più semplice, rispetto al panettone. Tra gli ingredienti principali spiccano le uova, il burro, lo zucchero, il lievito, la farina. Insomma, pochi elementi, ma che nel complesso rendono il dolce delizioso ed unico. Proprio per renderlo più “speciale” (anche se personalmente, lo trovo già splendido di per sé) non è inusuale aggiungerci della crema, o del cioccolato, o del miele. Il panettone, a differenza del pandoro, presenta più alimenti. L’impasto, bene o male, è lo stesso, ma il panettone presenta l’aggiunta di frutta candita, uvetta, cedro e arancio.

Nonostante entrambi siano dolci del norde, il panettone è prodotto egregiamente anche nella nostra Campania. Tra le migliori pasticcerie che se ne occupano, ci sono: Leopoldo, che presenta quattro versioni del panettone (classica, pistacchiata, alla nutella, mandorlato); Gabbiano, a Pompei, la quale produce panettoni con albicocche pellecchielle del Vesuvio o con il limoncello; Sal De Riso, pasticcere eclettico dalla forte inventiva: ottimi i panettoni con il limoncello o il Cilentano, fatto con burro di bufala e fichi del Cilento.

E il pandoro, invece? Come viene trattato dai campani? Questi ultimi ne sanno una più del diavolo, e sono stati capace di creare una ricetta a mezza via tra il pandoro e il panettone. L’enorme vantaggio è che, pur presentando un ottimo impasto soffice, i tempi di lievitazione sono dimezzati. Se fossero delle persone, probabilmente il pandoro accuserebbe il panettone di essere troppo superbo, pieno di “robe” sofisticate come l’uvetta, che non piacciono proprio a tutti. Il pandoro sarebbe invece appellato come sempliciotto, senza particolarità, un dolce un po’ scialbo. La differenza tra i due si nota già dalla preparazione e dalla lievitazione: maggiore la difficoltà per il panettone, così come sono più lunghi i tempi per la lievitazione.

Il pandoro è amato dai più piccoli, i quali non hanno ancora sviluppato gusti troppo specifici. Il panettone è un must milanese, ma non è affatto disdegnato da nessuno, qui al Sud. Una cosa è certa: pandoro o panettone, a Natale non può mancare nessuno dei due. Tuttavia, alcune famiglie mostrano delle preferenze esplicite per l’uno o l’altro dolce. E, sulle vostre tavole, quale dei due è il “re Dolce natalizio”?

Mi piacerebbe lavorare come giornalista, amo scrivere ma la musica ha un suo spazio del tutto personale in me, in particolare lo studio del canto. Non sono pretenziosa ma nemmeno approssimativa, scrivo di ciò che vedo, leggo e sento, con un pizzico di obiettività.

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