Poche cose sono in grado di unire un popolo quanto la fede, la tradizione e la speranza. San Gennaro è tutto questo.

San Genna’, San Genna’, fanc ‘a grazia. Fa ‘o miracolo.

Una litania, un grido, una frase che si ripete come un mantra.Una preghiera che ogni napoletano ripete nel proprio cuore per 365 giorni. Una richiesta di aiuto, di speranza, ma anche un modo per trovare il coraggio di andare avanti e di continuare la propria vita con forza ed energia. L’invocazione al Santo è tutto questo. Un momento di profonda intimità.

Quando si parla di fede e devozione, quando si parla di tradizione e cultura, a Napoli si fa sempre il nome di San Gennaro. Sarà per l’abituale – con qualche piccola eccezione – miracolo del sangue, sarà per il nome, così diffuso tra gli scugnizzi napoletani, San Gennaro non è solo un santo da adorare un giorno all’anno, il 19 settembre, ma una vera icona, simbolo di speranza e aggregazione per un intero popolo.

La figura del Santo è presente non solo nell’iconografia religiosa e cristiana del popolo napoletano, ma nel tempo, si è inserita più profondamente nel cuore della tradizione folkloristica napoletana. Basti pensare all’utilizzo della sua icona, della sua persona, nei campi artistici più disparati. L’invocazione a San Gennaro ha coinvolto non solo donne vestite di nero in atto di preghiera, ma anche musici, attori e poeti come Ferdinando Russo e la sua poesia dal titolo ‘O pezzente ‘e San Gennaro. Indimenticabile è il duetto comico con Lello Arena interpretato da Massimo Troisi, quando la richiesta della grazia al santo diventa una gara all’ultimo “baciamano”. Ancora Federico Salvatore, cantautore ironico e satirico, innamorato del suo popolo e di Napoli, pensò bene d’immedesimarsi nel corpo di San Gennaro per cantarne quattro ad una Napoli sull’orlo della degradazione e che ora si sta riprendendo più che bene. E infine, impossibile dimenticare i servizi di Fanpage sulla festività.

San Gennaro è entrato profondamente nel cuore, nella fede e nell’anima della cultura napoletana, tanto che, nel rivolgersi a lui, i napoletani utilizzano un misto tra confidenza e rispetto, un linguaggio più simile a quello che si rivolgerebbe ad un padre che ad un santo. Ci è entrato così profondamente da divenire collante utile e necessario per un intero popolo – quello di Napoli –  che nonostante le sue contraddizioni, i suoi momenti bui e le sue pecche, continua ad avere un cuore forte, capace di sincronizzarsi e di battere insieme. Basta trovargli la giusta guida.

E quella guida forse l’ha trovata da solo.

Il festeggiamento del santo in questione, negli anni, è diventato molto più di un rito, molto più di un momento religioso. Anzi, è diventato il momento religioso per eccellenza, quello in cui persone di diversa estrazione sociale, provenienti da realtà diverse, da abitudini e modi di vivere differenti, si aggregano assieme invocando contemporaneamente il suo nome. Un’adorazione ingiustificata? Un fanatismo collettivo? Nulla di tutto ciò. Napoli da sempre non ha voluto padroni o comandanti, ma un popolo caotico come questo, trova intorno ad un’idea – perché questo è San Gennaro – la forza per credere, sperare, e vivere.

Che idea incarna San Gennaro? La risposta è semplice.

San Genna’, pensaci tu.

Non un semplice affidarsi alla provvidenza, ma la convinzione che tutto, davvero tutto, possa sistemarsi con semplicità. La speranza che ogni cosa, alla fine, andrà per il verso giusto con l’aiuto giusto. Quello del santo.

 

3 pensieri riguardo “San Gennaro, la speranza di un popolo

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