Non esistono tradizioni se non nella memoria e nel racconto  tramandato all’interno delle nostra mura di casa. Di madre in figlia e dalle storie delle vere matrone di un tempo possiamo attingere le radici di un sapere prezioso di una tradizione culinaria tutta da scoprire.

 

Curiosando in casa della signora Concetta

Mancano pochissimi giorni alla Santa Pasqua e riflettendo sul significato della tradizione culinaria napoletana mi è venuto subito in mente di pensare alla mia vicina di casa.

Vi racconto della signora Concetta, una donna bassa, robusta, sull’ottantina con un grande amore per la cucina. Con le sue mani piccole e delicate elabora i piatti più succulenti e gustosi che abbia mai mangiato e conosciuto.

Originaria dell’avellinese, ha vissuto gran parte della sua infanzia nel paese di Mercogliano, immersa nel verde di una natura che ha solo il sapore del buono. Chi più di lei poteva raccontarmi e svelarmi qualche aneddoto per riuscire nella preparazione delle pizze della tradizione pasquale.

Nella cucina della signora Concetta

Quando penso al periodo pasquale nel mio immaginario vedo lei, il suo sorriso, i suoi occhioni coperti da lenti spesse e le sue mani pronte ad impastare.

Mi capita spesso di andarla a trovare e posso testimoniare che dall’uscio della porta si può da subito respirare e godere il buon profumo  di gustosi piatti preparati con tanto amore e passione.

La cucina rappresenta la sua passione più creativa, il suo modo di avvicinarsi alla terra dove è cresciuta, il mantenimento delle sue radici e tradizioni.

Vive da sola, lontana dalla terra che l’ ha vista nascere e crescere, lontana dai parenti, la signora Concetta è l’esempio di chi attraverso le tradizioni riesce a mantenere viva una memoria locale secolare.

Mi è bastato trascorrere qualche ora a casa sua per restare affascinata dalla quantità di ricettari scritti su foglietti e a mano di piatti e pizze tipiche della tradizione pasquale. Ho scoperto un mondo infinito di storie, aneddoti e leggende che si celano dietro piatti che mangiamo senza conoscerne il significato. Dopo una lunga chiacchierata ho voluto approfondire la tradizione delle pizze rustiche napoletane.

Casatiello o Tortano? A Pasqua cosa preferite?

Tra le pizze rustiche della tradizione napolatana il simbolo sovrano e indiscusso sulle tavole pasquali è il casatiello. Simbolo per eccellenza in quanto è strettamente legato alla festa della resurrezione. Un segreto per ottenere un buon casatiello è stendere e lavorare bene la pasta , spalmarla abbondantemente di strutto ed avvolgerla all’interno di uno stampo a forma di ciambella.

All’interno della tradizione napoletana non manca l’altrettanto noto tortano, che si distingue dal primo per l’uso delle uova; nel casatiello le uova vengono inserite con l’intero guscio a metà tra l’impasto e l’esterno mentre nel tortano esse dopo essere stata rassodate e sgusciate sono disposte totalmente all’interno dell’impasto. Coperti da un telo pulito, occorre lasciarli lievitare per circa 2 ore e infornare in forno tiepido a calore moderato per circa un’ora.

Ma la vera abbuffata è a Pasquetta

Il lunedì in Albis ci si dedica alla abbuffata per eccellenza. A Napoli è tradizione preparare per la gita fuori casa la pizza rustica napoletana; un involucro di pasta frolla ripieno di ricotta, formaggi e salumi da portare insieme a salumi ed altre rimanenze e condividere con un buona quantità di vinoinsieme ad amici e parenti.

Non importa dove, l’importante è stare insieme e godere del bello e del buono che le nostre mamme hanno affettuosamente caricato nelle nostre dispense. Ci si riempie di qualunque cosa, finita, smezzata o preparata per quel giorno e dotati di un buon equipaggiamento lasciamo a casa il sacro ed apriamo le nostre pance alla distruzione più totale.

Sarà solo nei giorni a seguire che tutti i sensi di colpa cominceranno a stringere il nostro stomaco che per per spirito di sopravvivenza si dedicherà ad un sano sciopero dal cibo almeno fino all’estate.

 

 

 

 

 

 

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