A Guardia Sanframondi sta per essere presentato ufficialmente il docu-film sintesi di tradizione popolare ed esperienza di fede.

Penso che tutti prima o poi s’innamorano. L’amore non si può spiegare o no? Ci sono cose che non si spiegano. E così è questa nostra fede.

Inizia con questa similitudine che avvicina fede impalpabile e amore umano il documentario Sette anni di attesa, un lavoro cinematografico del regista beneventano, Valerio Vestoso.
Non è un film dalle trame fantastiche, bensì una storia visibile e reale che si ripete immutata nei secoli a Guardia Sanframondi allo scadere di una data ben precisa: ogni sette anni.

Leggi anche l’approfondimento sui Riti Settennali.

La narrazione filmica parte con una delle toccanti litanie di una donna, aiutante dei battenti, che li accompagna per tutto il percorso di dolore ed espiazione fino alla fine quando gli incappucciati incontrano la statua dell’Assunta per concludere il rito con colpi sempre più forti.

Nel proprio corpo, sulla propria anima.

Il filo conduttore del racconto è tessuto tra tre studiosi: Amerigo Ciervo, professore di storia e filosofia; Silvio Falato, linguista ed esperto di tradizioni e Mons. Fausto Carlesimo, rettore emerito della Basilica dell’Assunta. La filosofia, la storia e la teologia che si confrontano e osservano i Riti guidando coloro che si accostano a tale forma di spiritualità estremamente particolare, intensa e condivisa da una comunità intera.

Immagine del backstage all’interno della Basilica dell’Assunta

Se il teologo Carlesimo sostiene che i Riti siano nati all’interno della Chiesa sottolineando quanto il Vangelo sia tutto pervaso dall‘istanza penitenziale, lo storico locale Falato fa emergere la voce proletaria del popolo guardiese che, in passato, impetrava delle grazie alla Madonna chiedendo miracoli per salvaguardare il raccolto agricolo.

Immagini di repertorio sapientemente scelte contestualizzano le varie testimonianze di figuranti, donne del coro e  penitenti dall’immagine giustamente oscurata per proteggere la propria identità.
Le voci dei battenti, che testimoniano il personale gesto sacrificale, sono di un uomo e di una donna. Non è un atto penitenziale esclusivamente maschile come qualcuno erroneamente potrebbe immaginare. Seppur in numero inferiore, anche alcune donne si percuotono il corpo in un angolo poco più in alto del seno.

“Si entra in chiesa e si aspetta. Forse è quello il momento più lungo per un battente.” Così dichiara la penitente nel docu-film commentando il momento che precede la penitenza.

Una donna, aiutante dei battenti, spiega cosa sono i Riti

Gli uomini e le donne coperti con il saio si stringono tutti, sempre di più, diventando un unico manto bianco. Fino a non capire più dove finisce l’uno e dove inizia l’altro. Il grido di dolore parla il medesimo linguaggio che diventa unico e corale. L’ora pro nobis viene portato tra le strade del paese insieme al sangue sparso per divenire conversione collettiva. Nel documentario viene ricordato più volte che tutti si sacrificano: dal bambino che veste i panni di un angelo, al figurante che si fa crescere i capelli e la barba per interpretare un personaggio biblico durante la settimana in cui si alternano le processioni di penitenza e comunione.

“È un donarsi per gli altri”. Racconta sempre un testimone.

La donna che intona le litanie e collabora con i battenti

Osservare, sentire e vivere i Riti non dovrebbe far nascere in noi un giudizio, piuttosto innescare empatia di cui parla nella pellicola il professore Amerigo Ciervo, consulente scientifico dell’intero lavoro.

L’Empatia è un genere di atto in cui si coglie l’esperienza vissuta dall’altro. Empatizzando io colgo la sua gioia, dunque la festa, e il suo dolore, cioè la penitenza.

Oltre alle parole di chi testimonia, a creare pathos emotivo sono senza dubbio i campanelli dell’Assunta. Dondolanti e in primo piano sullo schermo nel the end, appaiono un po’ l’emblema dell’intero documentario. Si tratta di due campane asimmetriche che furono ritrovate accanto alla statua lignea della Madonna. Leggenda o dato storico, la verità risiede nel loro rintocco. Affascina. Inquieta. Ma chiama ogni settennio a raccolta un popolo.

Patrizia Lombardi, organizzatrice generale del docu-film e presidente del Centro studi sociali Bachelet Onlus, ha dichiarato:

La scelta degli informatori sul campo è ricaduta solo su persone che vivono in maniera attiva i Riti. Spesso i loro ruoli, come si evince dal documentario, si tramandano di padre in figlio, simbolo di una morte che dona continuità a chi vive. Non sono state poste domande ai testimoni, ma è stato chiesto loro solo di dare libero sfogo al cuore perché lo scopo di tale lavoro è quello di cogliere i momenti pregnanti dei Riti “dal di dentro”. Far intervenire i penitenti medesimi significa poter fornire la chiave di lettura per comprendere un gesto a cui va dato il giusto merito.

Nicola Pigna, ideatore del documentario insieme al parroco Don Giustino Di Santo, afferma:

Il documentario nasce per spiegare in maniera sintetica, ma con immagini efficaci e complete la complessa architettura dei Riti. A me piace pensare a questo documentario come una fotografia dell’anima dei guardiesi: uno scatto in cui i protagonisti, dal parroco fino ai collaboratori dei battenti, si presentano con autenticità offrendo un’intima testimonianza di fede che non lascerà indifferenti nemmeno i più diffidenti.

Sette anni di attesa sarà presentato ufficialmente sabato 22 luglio, alle ore 18.30, nel centro storico di Guardia Sanframondi, presso la chiesa sconsacrata dell’Ave Gratia Plena.

Nasce a Benevento nel 1984. Dopo aver frequentato il liceo scientifico a Guardia Sanframondi, paese di residenza, frequenta l’Università degli Studi di Salerno laureandosi in Lettere e Filologia Moderna. Vive l’esperienza dell’insegnamento a Reggio Emilia e Benevento e s’innamora di lavagne, banchi e temi scritti da studenti pieni di idee e confusione. Nel 2010 il suo sguardo incrocia quello del giornalismo. Scatta la curiosità e iniziano le prime collaborazioni con “Il Sannio Quotidiano” e “Il Mattino”. Giornalista pubblicista con il desiderio di raccontare storie di personaggi, popoli, paesaggi, monumenti e tradizioni.

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