Il comune vesuviano di Torre del Greco tra coralli, mare e Vesuvio, il porto, vivo, che sussurra una passeggiata lungo la costa lussureggiante.

Torre del Greco è un comune del miglio d’oro dell’area vesuviana di origini antichissime. Deve il suo nome ad una Turris Octava che, eretta  da Federico di Svevia, serviva per avvistare i nemici.
Il termine Octava venne utilizzato perché nelle vicinanze era presente una villa di Ottaviano Augusto, per altri il nome Octava rappresenta l’ottava torre del napoletano lungo la strada che va da Napoli a Castellammare. L’aggettivo Greco è  dovuto ad un ottimo vino locale la cui coltura è secolare.
Il comune vesuviano è stato dominio dei Carafa e dei Caracciolo. Più volte distrutta dalle eruzioni vulcaniche a causa della sua vicinanza al Vesuvio, ma sempre rinata. Per questo motivo sullo stemma della città c’è scritto: Post fata resurgo.

Come è risorta la città? Basandosi su quello che aveva: il mare.

La lavorazione del corallo, infatti, a Torre del Greco è molto antica e risale al 1500 quando i marinai torresi si spingevano fino alla Corsica e alla Sardegna per poterlo pescare. Il costo del corallo era così elevato che Ferdinando IV di Borbone la definì Spugna D’oro del regno. I pescatori si diressero perfino in Africa, battendo la concorrenza siciliana e toscana. Molti artigiani eseguono incisioni del corallo di tale bravura e arte da consentire a Torre del Greco di essere considerata il centro principale della lavorazione del corallo.

Vi siete mai chiesti perché si mangia così bene nei ristoranti torresi quali La Voce del mare, Taverna ‘e mare, Il faro? Il pescato è freschissimo of course, ma c’è dell’altro: la cura dei dettagli.

La voglia di avventura che ha contraddistinto i cercatori di coralli si è riversata anche sulla pesca.

Ho ancora riflesso negli occhi il momento in cui sotto un sole battente d’Agosto i pescatori armati di sole braccia, trascinavano il bottino, come se fosse un tesoro. Con un bel sorriso su quelle labbra arse per caldo e sale.

E le navi?

Gli artigiani dei cantieri torresi vantano tradizioni secolari. Hanno costruito velieri, coralline, motopesca, senza fermarsi mai. Il mare non dà tregua, è imprevedibile così come la loro bravura nella lavorazione di capolavori navali. I giovani oltre a sollazzarsi tra le onde, cosa possono studiare per accrescere la loro forte attrazione per il profondo blu e fare carriera? A Torre del Greco è stata istituito un polo dell’Accademia italiana della marina mercantile di Genova, dove rendere gli allievi di oggi, gli ufficiali di domani.

Consigli: non soffermatevi a pensare e correte a visitare il Museo del Corallo e subito dopo prendete un motoscafo a noleggio e godetevi un giro fuori dal porto.

Il mare vi aspetta!

Figlia e nipote di ferrovieri, nasco con la passione per le arti e con una curiosità viscerale del mondo, iscritta a Flickr per comunicare visivamente la mia tecnica fotografica nei miei viaggi, nel 2000 mi sono classificata al secondo posto nella sezione narrativa per il premio città di Salerno. Laureata in lettere moderne con indirizzo spettacolo nel 2007, ho lavorato nelle scuole superiori come docente di lettere e per un breve periodo come guida turistica. Contemporaneamente ho seguito vari corsi di scrittura creativa, editoria, grafica, fotografia digitale e reporter di pace. Attualmente sono iscritta al Circolo Letterario Anastasiano col quale partecipo a reading letterari e ho pubblicato per il Verso Verde una poesia dal titolo ”Residui d’Irpinia”. Ho collaborato con il giornale Dream Magazine come fotoreporter per la sezione artistica dedicata alla mostra SEVEN, svoltasi a villa Vannucchi nel 2011. Infine gestisco un blog personale che si interessa di sapori e folclore italiano e lavoro per l’amministrazione di uno studio contabile.

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