Due ragazzi, vengono dall’Irpinia e fanno rock in modo cattivo ma molto melodico. Due giovanissimi musicisti da scoprire, spigliati, preparati, coinvolgenti e soprattutto freschi di EP.

Ecco i The Exploders Duo: Gabriele e Daniele. Li ho intervistati e questi sono i loro segreti:

 

– Ciao ragazzi, per prima cosa vorrei che ci diceste come avete scelto di esprimere la vostra musica in una formazione ridotta e in che modo è nato il connubio musicale tra di voi.

In tutta onestà, non è stata una scelta o comunque è stata una scelta obbligata.
Abbiamo avuto altre esperienze musicali insieme in altre formazioni (in particolare, una band ai tempi del liceo, i TCT, grazie alla quale ci siamo conosciuti), il che ci ha sicuramente aiutato a sviluppare un certo” feeling”.
Terminate queste esperienze ci siamo ritrovati ed è nata, in modo del tutto casuale e senza alcuna aspettativa, l’idea di metter su un duo con la semplice e “ricreativa” idea di proporre unicamente cover dei White Stripes.
E’ infatti dal primo brano (“Jimmy The Exploder”) del loro primo album che abbiamo tratto ispirazione per il nostro nome.
Da subito c’è piaciuta l’intesa che si è creata fra noi due e per non alterare questa “chimica” abbiamo deciso di continuare con questa formazione.
Il che è alquanto singolare visto l’amore di Gabriele per il basso!

– Quali sono le vostre influenze musicali? Diteci il nome di tre gruppi che amate ascoltare.
A volte parlare di influenze ci sembra quasi presuntuoso.
Non ci piace auto-proclamarci figli di questo o quell’artista o sound.
Dovendo ancora trovare una direzione artistica ben precisa, quel che facciamo è scrivere e suonare in maniera piuttosto libera ma allo stesso tempo ragionata.
E’ chiaro che quello che viene fuori è il frutto dei nostri ascolti, d’altronde non sarebbe possibile ricreare un sound che in qualche modo non si conosca; lasciamo dire a chi ci ascolta chi o cosa gli ricordiamo.
Dovendo fare 3 nomi, ed è davvero difficile farne solo 3, scegliamo senza troppe sofisticazioni, di pancia e di cuore.
Uno per Gabriele, uno per Daniele, uno per entrambi:
Nirvana, Green Day, White Stripes.

– Musicisti esordienti, quasi sconosciuti, che però fin da subito riscuotono un discreto successo, qual è il vostro segreto?
Probabilmente, il nostro segreto è non avere segreti.
Quello che facciamo è quello che siamo, non c’è nulla di artificioso.
Il complimento più bello che ci abbiano mai fatto è stato sicuramente qualcosa del tipo “Mi piacete perché si vede che sul palco siete davvero voi stessi e non avete bisogno di trasformarvi in qualcos’altro, di recitare una parte”.
Quello che ci ha sempre aiutato è stato il non porci obiettivi, ovvero, impegnarci in quello che facevamo ma senza crearci aspettative.
D’altronde abbiamo iniziato a suonare con la voglia di divertici e di passare del tempo insieme, per poi vedere cosa sarebbe successo giorno dopo giorno.

– La vittoria del concorso “Ti facciamo l’EP” per Rolling Stone Italia e Dr Martens Italy vi ha aperto molte opportunità. Come è andata? Raccontate ai nostri lettori la vostra esperienza.
Prima di tutto dobbiamo dire che senza Federico Carillo, sound engineer e ormai nostro carissimo amico, nulla sarebbe stato possibile, dato che è stato proprio lui a dirci dell’esistenza di questo concorso e ad averci successivamente prodotto.
E’ stata una sfida perché a quel tempo ci trovavamo a distanza, io (Gabriele) a Solofra e Daniele vicino Parigi per l’Erasmus. Per cui ci siamo dovuti incontrare “a metà strada” a Milano per ben due volte, la prima per registrare il live in studio per il numero di novembre della rivista, la seconda per registrare i brani del vero e proprio EP nelle loro versioni studio.
Tra fusti di batteria e amplificatori trasportati in treno, auto di amici stracariche per scarrozzare la strumentazione per le strade di Milano…è stato un vero delirio.
Per i brani studio abbiamo avuto 3 giorni a disposizione negli studi del SAE Institute di Milano: un’esperienza intensa che ci ha sicuramente arricchiti dal punto di vista professionale per i ritmi che abbiamo dovuto sostenere, ma che abbiamo vissuto senza rinunciare al nostro piglio divertito ed entusiastico.

Quindi all’attivo avete un EP, ma vorrei parlare dell’inedito “Sparala Grossa”. Di cosa parla? Come è nato? Quanto siete legati a questo brano?
“Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla.”
Citazioni a parte, possiamo solo dire che è stata scritta in un momento di grande rabbia.
La cosa buffa è che nonostante le persone spesso interpretino le parole del ritornello quasi come una proclamazione, un energico grido liberatorio, in realtà queste sono nate da un gioco di parole:
quando qualcuno dice una stronzata, “talks bullshit”, gli si dice “l’hai sparata grossa”, e allora era divertente accostare l’espressione alla parola “verità”; che essendo la “TUA verità” e potendo ognuno avere la propria verità, non sarà nient’altro, di fatto, che una menzogna: e così il cerchio si chiude.
Il brano è stato scritto piuttosto di getto, con musica e parole nate spontaneamente insieme.
Abbiamo curato meglio la struttura e l’arrangiamento in salaprove, ma è stato forse il pezzo che ha richiesto in assoluto meno tempo.
Al brano siamo particolarmente legati già solo per il fatto che è il primo brano scritto interamente da noi, dato che i testi degli altri due brani dell’EP, “La giacca di Carmen” e “Il Tuo Paradigma” sono adattamenti delle poesie del paroliere e nostro amico Domenico Porfido.

– Cosa ne pensate del panorama musicale italiano? Pensate di poter essere uno “scossone” al suo interno?
Sinceramente no.
O perlomeno crediamo che la cosa più rivoluzionaria che possiamo fare è portare la nostra sincerità.
Quello che ci spinge ad andare avanti è sicuramente il fatto che sentiamo di aver qualcosa da dire.
Pensare? Noi due non pensiamo troppo!

– Quali sono i vostri progetti futuri?
Il primo è sicuramente quello di stampare in formato cd il nostro EP, includendo i 3 brani nelle versioni studio e 2 dal live negli studi SAE, con l’aggiunta di una bonus track, una cover di Come Together dei Beatles, che è anche la nostra prima registrazione (fatta nel nostro garage!).
L’artwork è stato ideato e curato da Danilo Bubani dell’”officina creativa” Wollof, che è un po’ il nostro graphic guru.
Per il resto l’unico progetto nell’immediato futuro è quello di suonare, suonare e suonare. Testa bassa e pedalare.
Contiamo di spostarci il più possibile nel prossimo anno, fuori dai confini regionali (cosa che tra l’altro abbiamo già avuto la fortuna di fare quest’anno, suonando a Milano, Roma, Formia…) magari con qualche nuova incursione nel Nord Italia, dove magari può essere più stimolante presentare la nostra proposta musicale.

 

Potete seguire i The Exploders Duo sulla loro pagina facebook oppure sul loro canale youtube, ve li consiglio caldamente, i ragazzi faranno strada.

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