Sebastiano Esposito chitarrista e musicista campano esordisce con “24” il primo album solista

Recensire un album strumentale è una grande responsabilità, soprattutto se vede la luce dalla nostra terra. Mi è stato affidato l’arduo compito di parlavi di “24” l’album di debutto del chitarrista Sebastiano Esposito. Chi è Sebastiano Esposito? Classe ’92, Sebastiano è un giovane chitarrista partenopeo, si avvicina allo studio della chitarra all’età di 13 anni, prima da autodidatta e successivamente sotto la guida di Marco Sfogli, Ciro Manna e Pietro Condorelli. Attualmente studia al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli.

Dopo anni di gavetta e sacrifici arriva a noi con questo fantastico progetto che racconta il suo percorso musicale con 10 brani inediti più due bonus tracks, quest’ultime disponibili solo in copia fisica. Nel corso delle 10 tracce si può intuire la grande mole di lavoro effettuato dai musicisti e dai tecnici, un prodotto davvero ben fatto se si considerano gli standard delle produzioni italiane. Sebastiano ci regala una grande varietà di generi e suoni, spaziando dal rock al regge fino ad arrivare al jazz, un mix che, nonostante l’abbondanza di ingredienti, non stanca mai. Il brano acustico “Parthenope” apre l’album e rimanda alle sonorità mediterranee tipiche della nostra terra, come a voler sottolineare l’importanza delle proprie radici, seguono i brani melodici e di facile ascolto come “Midnight Sun” e “Summer Breeze”, sono presenti anche i due singoli “Lost in You e “Something’s Crashed” mostrati in anteprima su Youtube.

Più sperimentali e decisamente orientati verso il genere Fusion sono i brani “Open your Mind”, “Memories” e “Direct Impact”, correlati da citazioni colte provenienti dal mondo del jazz. Infine l’album si chiude con l’energica “Don’t give Up” e l’acustica “When you Smile” due brani ricchi di emozione che rappresentano in pieno lo stato d’animo dell’artista. A questi si aggiungono le già citate bonus track, omaggi a due grandi chitarristi da sempre fonti d’ispirazione per Sebastiano. Una rischiosa ma ben riuscita “Little Wing” di Jimi Hendrix, un must che ogni chitarrista si trova a fronteggiare, impreziosita dalle stupende voci di Moris Pradella ed Emilia Zamuner, e dulcis in fundo una fantastica versione della celeberrima “A me me piace o’ Blues” di Pino Daniele, con ben 4 cantanti ad accompagnare la chitarra di Sebastiano, Giulio “Kayaman” Loffredo, Antonio Marino, Gregorio Rega e Salvatore “Sabba” Lampitelli. Il packaging, davvero di ottima qualità, contiene oltre al disco principale e un booklet arricchito dalle dediche dei suoi tre maestri, un Dvd dal titolo “D’io” in cui Sebastiano ci racconta la genesi del suo album. Il disco è stato realizzato presso gli studi The Vessel Recording Studio (Caserta) di Nicola Tranquillo e Stefano Saggiorno, il mix di Giuseppe Polito presso gli Starlight Studios di Napoli e il mastering di Giovanni Versari di La Maestà Mastering Studio di Forlì.

Nel complesso il disco suona davvero bene, piacevole e scorrevole all’ascolto, l’album ha il grande pregio di non annoiarti mai, riservandoti sempre inaspettate sorprese. La scelta coraggiosa del registrare il disco in presa diretta si è dimostrata vincente, supportato da un’eccellente sezione ritmica, Elio Severino alla batteria e Giovanni Macchiaverna al basso, Sebastiano è riuscito a raccontarci la sua storia e trasmettere una forte energia, grazie al fantastico interplay tra i musicisti. Insomma il duro lavoro viene sempre ripagato, è davvero raro trovare album così ben prodotti e curati, il mondo della musica strumentale è un universo molto complesso, ma con il giusto spirito è possibile andare lontano. Che dire, non ci resta che fare gli auguri al nostro Sebastiano per il suo album e il suo futuro.

L’album è disponibile sia in formato fisico (che comunque vi consiglio per la bella realizzazione) che per il digital download e streaming.

 

 

 

 

 

Giovanni Tammaro, classe '91, fin da bambino gli viene affibbiato il nome "John", ancora oggi nessuno sa perché. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università Federico II, John ha lavorato come bassista, compositore, doppiatore e caricaturista ed è stato stagista presso l'ufficio Turismo Sostenibile del Comune di Napoli. Impegnato da molti anni nel campo della didattica musicale decide di aprire un portale totalmente dedicato alla musica chiamato "Better call John". Amante della propria terra e della buona cucina campana, ha dato il via al "Pizza Tour" dando sfogo alla sua creatività con recensioni alquanto bizzarre.

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