Alessio Arena, cantautore di origine napoletane classe ’84 si racconta per Terre di Campania

Alessio Arena, vincitore assoluto di Musicultura 2013 e di Area Sanremo 2014, è un giovane musicista, cantautore e scrittore napoletano che divide la sua vita tra lo stivale e la Spagna. Voce eccezionale, delicata, capace di dar forza a testi accattivanti e mai banali in un turbinio di note che richiamano la bellezza della terra e delle tradizioni napoletane mescolandosi perfettamente con il calore e i ritmi veloci della Spagna. In occasione dell’uscita del suo nuovo album (prossimamente) gli abbiamo posto qualche domanda.

– Ciao Alessio, possiamo dire che sei, o sei stato, uno scugnizzo napoletano? Ci racconteresti in breve la tua infanzia? Da dove vieni? Dove sei cresciuto?

Ciao, purtroppo devo contraddirti. Non sono stato mai uno scugnizzo napoletano, anche se sono nato e cresciuto in un quartiere difficile del centro di Napoli, dove ancora esistevano troppi pochi spazi, alternativi alla strada, perché i più piccoli potessero giocare, imparare e formarsi. La scuola durava fino all’una, poi bisognava inventarsi qualcosa. Non sono mai stato uno scugnizzo perché pur crescendo con un padre e una madre lontani, mi sono sempre sentito un signor bambino, mi sono divertito il più che potevo, ho letto tutti i libri che non potevo comprarmi, e soprattutto, già a partire dai sei sette anni, ho potuto conoscere una realtà parallela a quella del mio quartiere bello e disastrato di Napoli: andavo a trovare per lunghi periodi mia madre che viveva a Barcellona. Come uomo e come artista posso dire di essere cresciuto tre le due città.

– Come mai la scelta di trasferirti in Spagna? Napoli resta sempre un luogo a te caro?

Non so dirti bene perché mi sono trasferito. È stato un gesto del tutto naturale. Il mio percorso accademico mi portava verso la Spagna (Ho studiato filologia e la letteratura ispano-americana), la musica che più mi piaceva si faceva tra Madrid e Buenos Aires, lo spagnolo era la mia seconda lingua fin da piccolo. Però non credo di aver mai abbandonato Napoli. Forse è stata Napoli ad abbandonarmi prima ancora che lo facessi io. Avevo troppe paure quando vivevo in Italia, una volta trasferito a Barcellona, da lontano, il rapporto con il mio luogo d’origine è stato più facile da gestire.

– Nella tua musica mischi tre lingue giusto? Spagnolo, italiano e napoletano, a quale ti senti più legato? Come fai a scegliere cosa cantare e in che lingua farlo?

Non ho mai smesso di comporre nelle lingue che ho imparato e che sono il suono della mia storia. Il napoletano e lo spagnolo sono le lingue nelle quali mi piace di più cantare, perché danno un sapore di sincerità a quello che racconto, molto più forte di quando canto qualcosa in italiano o in catalano, le altre mie due “lingue culturali”, di formazione, insomma.

Non scelgo mai in che lingua cantare. Ciò che cerco di evitare è di non tradurre me stesso. Vale a dire: se un fatto mi è successo in spagnolo, cerco di plasmarlo in una canzone mantenendo la lingua, senza porre filtri.

– Sei anche uno scrittore, il tuo è un connubio tra musica e parole, cosa ti ha portato su questa strada?

In realtà sono uno scrittore, prima di tutto. Per quanto rimbombante possa apparire questa dichiarazione. La letteratura è il mio mestiere insieme alla musica. Sono uno scrittore perché mi sento tale da quando, bambino, raccontavo e reinventavo la mia giornata in lettere lunghissime per mia madre, che viveva a La Coruña, poi alle Canarie, poi a Barcellona. Il mio primo romanzo (L’infanzia delle cose, Manni) è uscito quando aveva appena 24 anni, e da allora non ho mai smesso. A 30 anni ho avuto la grande opportunità di pubblicare un romanzo con Neri Pozza, che era l’editore che più apprezzavo. E spero di contare sul loro appoggio anche per il prossimo libro. La musica è arrivata dopo, quando ho avuto un po’ di coraggio in più, anche se è stato il desiderio di tutta una vita. Non faccio quasi distinzione tra musica e letteratura: io scrivo canzoni e romanzi. Le canzoni le canto pure. Ecco tutto.

– Sappiamo che stai lavorando ad un nuovo album, puoi dirci qualcosa al riguardo?

Esce agli inizi del 2016 in Spagna. Si intitola “La secreta danza”. Il disco, al di là di una canzone italiana, premiata ad Area Sanremo, l’anno scorso, è interamente composto e interpretato in spagnolo e catalano e vede la partecipazione di nomi grossi dell’attuale scena musicale in Spagna: un vero e proprio sogno realizzato, quello di cantare con il mio maestro Amancio Prada, e poi con El Kanka, Guillem Roma, Las Migas. Nomi che al pubblico italiano non diranno niente, ma dei quali si possono scoprire meraviglie con una semplice ricerca su youtube. Il disco sarà presentato nel Festival Barnasants di Barcellona, e poi, con un po’ di fortuna, andrà in giro per il paese. Abbiamo date confermate a Lisbona e Oporto, e mi porterà fino a Praga, dove lo presento in primavera. Spero anche di presentarlo presto a Napoli, ovviamente.

 

Non ci resta dunque che attendere l’uscita del suo ultimo lavoro. Intanto possiamo godere del teaser.

4 pensieri riguardo “A tu per tu con Alessio Arena, voce disarmante tra Italia e Spagna

Commenta