Recensione dell’ultimo interessante volume di Stefano Crupi: Ad ogni Santo la sua candela

“Oggi per i giovani trovare lavoro è impossibile” – non se ci si rivolge ai santi giusti: ad ogni santo la sua candela. Quando si è un ragazzo dei “bassi”studiare non basta. Bisogna farsi distinguere, crearsi le giuste amicizie ed introdursi nel giro. È con queste dritte che nell’ultimo romanzo di Stefano Crupi (edito da Mondadori) viene indirizzato il giovane Ernesto, fresco laureato in economia, verso i palazzoni degli uffici del Centro Direzionale a Napoli.

Questa è una storia non nuova, né originale. La si sente raccontare nel chiacchiericcio ai bar o dal parrucchiere, magari quando in un concorso pubblico un giovane talentuoso viene scartato in favore di un candidato con un cognome più influente. È la pura storia di come una famiglia si armi fino ai denti pur di uscire dalla melma della sua condizione. Ernesto è un ragazzo cresciuto con pochi esempi, figlio illegittimo di un ex boss ormai andato in rovina, vissuto con gli insegnamenti della madre, Maristella, che lo spinge verso i grandi palazzi di vetro con convinzione e sacrificio.

Seppur il protagonista della storia sia il ragazzo, in realtà è proprio la madre a muovere i fili delle sue azioni e a procurargli, con espedienti discutibili, i contatti giusti. Perchè è così che si fa strada oggigiorno: lo stakanovismo, l’onestà, la dedizione al lavoro dopo poco cessano di soddisfare. Ma complimenti, regali, l’abbigliamento appropriato e una giusta dose di superbia e adulazione sono necessarie per “diventare qualcuno”.

Uno dei punti chiave del romanzo è senza dubbio il rapporto madre – figlio. Il loro legame è profondamente intenso: la madre vive attraverso di lui, nei cui occhi rivede anche il padre che ella ha tanto amato in passato. La loro relazione fatta di complicità e intesa crea un forte contrasto con la descrizione della Napoli aziendale: ne emerge, infatti, un quadro grottesco di impiegati disorientati, goffi, che corrono di ufficio in ufficio alla ricerca dell’approvazione di un superiore o di un avanzamento di carriera. Il loro aspetto trasandato e il volto spento dall’oppressione della vita da impiegato aziendale rendono i personaggi degni di una vecchia commedia all’italiana.

Il misticismo è invece l’espediente con il quale Crupi si riallaccia al senso della storia: è noto che Napoli sia una città in cui la fede viene presa molto seriamente, risulta quindi affascinante l’accostamento blasfemo tra santi e uomini di mal affare, i quali col loro aiuto riescono nel proprio modo a fare la grazia.

Lo stile di Crupi si conferma diretto e tagliente. Ogni capitolo è scritto con semplicità e schiettezza: l’autore stesso ha ammesso di aver conosciuto il mondo da ufficio, avendoci lavorato per qualche tempo. La prima impressione che il romanzo lascia sulla pelle è decisamente un’amarezza velata di compassione. Sarà che attraverso Ernesto l’autore parla anche un po’ di noi, sarà che la storia è ambientata in un luogo e in un tempo così vicini, ma non si riesce proprio a condannare l’attitudine del ragazzo verso il mondo che gli si spalanca all’improvviso davanti. Da un libro di denuncia, il cui scopo è quello di risvegliare nel lettore una coscienza collettiva, per la cui mancanza oggi l’Italia ne paga le conseguenze, sembra essere nato un libro, purtroppo, di tenera tolleranza verso gli sbagli di un ragazzo che infondo ha voluto sconfiggere un pessimismo dilagante e farsi strada per uscire dal suo ghetto.

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2 pensieri riguardo “Ad ogni Santo la sua candela di Stefano Crupi

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