Il duo teatrale, che propone un genere praticamente unico, arriva per la prima volta a Napoli con uno spettacolo corale: Anelante, strano, caotico ma bello.

Devo essere sincero: mi trovo per la prima volta in serie difficoltà nel parlare di un’opera teatrale. Ho visto Anelante dopo che mi è stato consigliato da tante persone. Mi è piaciuto, ho ammirato la potenza pura di Antonio Rezza in scena (che da sola vale qualsiasi prezzo del biglietto), mi ha fatto ridere per 90 minuti, ma se provo a parlarne o a descriverlo mi blocco.

È possibile che io non abbia gli strumenti giusti per capirlo. Tuttavia, cercherò di essere bravo e di riuscirci.

Prima di tutto, questo spettacolo va visto. Lo potete dedurre anche dal fatto che sia difficile parlarne. Se di uno spettacolo riusciamo a descrivere tutto con le parole, o siamo molto bravi noi o (più probabilmente) lo spettacolo ha qualcosa in cui è carente. Antonio Rezza, all’età di cinquantuno anni, è sempre un performer inarrestabile. In scena, il suo corpo è a totale servizio della sua comicità. Viene sfruttato all’inverosimile. È potente, nel senso vero della parola, cioè pieno di potenza. Poi, per la prima volta ci sono con lui degli attori, che hanno lo stesso compito di un coro, stavolta non orale ma fisico. Anelante non conosce censura.

Anelante è un treno. Ci si sale sopra senza sapere cosa sta per succedere. Poi si parte. È uno spettacolo senza dialogo, che abbatte qualsiasi relazione. Anche quella col pubblico, che presto diventa una relazione di dipendenza: per quanto sia quasi impossibile compenetrare a fondo ciò che il personaggio in scena esprime, diventa lo stesso fondamentale, per chi sta ascoltando, continuare ad ascoltare, continuare a correre su quel treno. È lo stesso personaggio a rinfacciarlo dopo un minuto di silenzio che sembra un’eternità: voi non mi state capendo, eppure volete ascoltarmi.  

Anelante di RezzaMastrella

Il suono stravolge il rimasuglio di un concetto e lo depaupera. Spazio alla logorrea, dissenteria della bocca in avaria, scarico intestinale dalla parte meno congeniale, scrivono Rezza e Mastrella in veste di autori su questo aspetto dello spettacolo.

Sentendo parlare Rezza mi sembra che ci sia qualcosa di profondo che vuole essere comunicato, ma in un modo così distorto e personale che non rende possibile essere comunicarlo nella sua interezza, e gli permette di essere recepito solo a tratti da chi ascolta. Quando ho cercato di esprimere per la prima volta questa mia sensazione a un amico, egli mi ha risposto: “Ma non è prezioso quel bordo semitrasparente che ti lascia?”. E… sì, è prezioso quel bordo semitrasparente che mi lascia.

Non c’è dialogo per chi si parla sotto. Un matematico scrive a voce alta, un lettore parla mentre legge e non capisce ciò che legge ma solo ciò che dice

Secondo gli autori:

Anelante è un participio presente che simboleggia il combattimento nel suo divenire. È una brama senza possesso, è uno spasmo degli occhi. In Anelante essi alludono alla lotta quotidiana dell’uomo contemporaneo contro la società che lo tramuta in un’entità virtuale, e lo fanno con il consueto linguaggio originalissimo che porta in scena corpi dalla strabordante vitalità, un G8 senza il numero legale, Pitagora, Dio e Freud.

Anelante è anche risate oltre la chiusura immaginaria del sipario, è anche ammirazione per ciò che si vede orchestrato sul palcoscenico, è anche una sensazione strana che rimane quando Antonio Rezza lascia il palcoscenico dopo i saluti e che fa più o meno: io secondo me non ci ho capito un cazzo, ma è stato bellissimo, e voglio rivederlo.

Anelante, tutto sommato, per me è stata una cosa nuova, nuovissima, ed è bello. Non c’è niente da capire, c’è tutto da ammirare, e questo tutto è fatto dal niente, e già questa è una piccola rivoluzione. Io ho cercato di dire tutto ciò che mi ha lasciato, ma lo spettacolo è così unico che niente può neanche lontanamente equivalere all’andare a vederlo. Sarà in scena fino a domenica 4 dicembre.

Bello.

Anelante
di Flavia Mastrella, Antonio Rezza

(mai)scritto da Antonio Rezza
habitat di Flavia Mastrella

con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara A. Perrini, Enzo Di Norscia

durata 90 min.

In scena fino a domenica 4 dicembre 2016. Prezzi, biglietti, informazioni sul sito del Teatro Bellini.

19 anni. Studente di lettere moderne. Fondatore di Vaffanstudio e caporedattore di Terre di Campania. Aspirante giornalista, scrittore, enigmista, ludolinguista. Amore per il teatro e per il mio teatro, Rostocco. Passioni di ogni tipo e voglia di scoprire sempre di più, sempre di tutto.

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