Una gallery dedicata al Museo della Follia e alla mostra da Goya a Maradona. Alla scoperta delle bellezze artistiche e turistiche di Napoli.

Il ‘Museo della Follia da Goya a Maradona’ è un percorso interiore che pone l’individuo a contatto con una percezione e una visione del mondo totalmente diversa da quella ritenuta ‘normale’. È una reificazione, come oggettivazione, del mito della follia che dopo essere stato costruito socialmente, nel significato odierno, ci si pone davanti agli occhi in tutta la sua immensa libertà.

Cesare Inzerillo, Sara Pallavicini, Giovanni C. Lettini, Stefano Morelli sono gli autori del progetto itinerante di Contemplazioni srl ‘Il Museo della Follia’, a cura di Vittorio Sgarbi e promosso da: Associazione Culturale Radicinnoviamoci/Fenice Company Ideas/Ticket24.

La mostra è stata ospitata dal 3 dicembre al 27 maggio nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta nella Piazzetta Pietrasanta 17 – 18 (angolo Via dei Tribunali), Napoli.
Oltre 200 sono le opere presenti in questo percorso emozionale che coinvolge i visitatori a 360 gradi; tutti i sensi sono richiamati a svegliarsi e a confrontarsi con dipinti, sculture, documentari e stereoscopi che ritraggono immagini dell’ ospedale psichiatrico di Mombello.

Nell’ambito pittorico, il Museo della Follia di Napoli ospita alcuni tra gli chefs-d’oeuvre dei grandi artisti della storia internazionale: Francisco Goya, Silvestro Lega, Antonio Mancini, Jean-Michel Basquiat, Antonio Ligabue fino a Francis Bacon, i cui dipinti provengono da collezioni private e musei nazionali e internazionali.

Dal punto di vista scultoreo, è Cesare Inzerillo che domina la scena con l’istallazione Tutti Santi, con ‘Bird of Paradise’ e soprattutto con il Corno Reale di oltre 3 metri e il colossale Apribocca, realizzato su modello del vero apribocca esposto nello stesso Museo.
Percorrendo la mostra in un’atmosfera buia e intima tra le lettere di persone internate mai spedite, ci si imbatte, ad un certo punto, in una stanza molto luminosa con al centro una sedia: le pareti sono ricoperte da ritratti di pazienti selezionati tra diverse cartelle cliniche negli ex-manicomi d’Italia che compongono una griglia di 20 metri lunga tutto il perimetro della stanza.
Proseguendo si giunge in un’altra area denominata ‘Sala dei Ricordi’ nella quale sono presenti oggetti abbandonati, documenti e immagini che fungono da testimonianza delle condizioni disumanizzanti nelle quali riversano ‘i folli’ internati.

In una sala attigua è inoltre possibile visionare due documentari di Rai Teche: Linea Diretta- Discussione su Legge 180 e X-Day-I grandi della Scienza Franco Basaglia e un monologo di Paolo Crepet, i quali danno così voce alle differenti scuole di pensiero sui temi della psichiatria e dei manicomi italiani.

Mostra dalla struttura poliedrica, dedica anche uno spazio al Dios Umano, Maradona.

Non esiste un capolavoro indiscusso come non esiste un genio indiscusso. Fino a Caravaggio la vita di artisti anche immensi come Leonardo o Michelangelo è inferiore all’opera. Con lui la vita diventa arte. Come in Maradona. In entrambi l’esistenza passa per un abisso che non santifica. Non è una forzatura. I volti di Caravaggio sono i ragazzi di vita, delle strade, delle periferie dell’umanità. Le sue opere mostrano al contempo dolore e divino, luce e buio, peccato e redenzione. Maradona è il Caravaggio del Novecento. E io lo porto in un museo.

Vittorio Sgarbi.

Sicuramente non è possibile affermare che si tratti di una mostra che lasci indifferenti coloro che la visitano. Ecco che l’arte si trasforma in un viaggio in noi stessi, nell’altro, in altri tempi e luoghi; sembra di riuscire ad attraversare quei ponti che separano un essere umano da un altro essere umano.
Di seguito una lettera spedita dall’Ospedale Psichiatrico di Palermo e mai arrivata a destinazione, 15 ottobre 1972:

Cicì.. lo sai che ti devo raccontare? Un’infermiere mi ha regalato un vestito molto bello. Ma per ora non lo metto, aspetto la festa e aspetto te che mi vieni a prendere per uscire.. A proposito Cicì, ma quando mi vieni a prendere? Mi avevi detto che dovevo stare solo un mese in questo posto! Cicì di te ho bisogno! Qua non ci voglio stare! Il cervello mi sta squagliando. Voglio uscire.. e quando lo dico, mi infilano una camicia bianca e mi buttano in fondo ad una stanza. Cicì di te ho bisogno! Voglio stare sempre con te.. Quando eravamo piccoli dicevamo che dovevamo stare sempre insieme. Te la ricordi la nonna Sasà, quanto era bella, per noi era come una mamma, quanto ci voleva bene, quanti biscotti ci ha fatto e quanti ne abbiamo mangiati! Cicì sarebbe bello tornare a casa! Perché non mi vieni a prendere? Cicì io ti aspetto, non mi muovo. Sono sempre qua. Sempre qua sono. Non mi muovo. Sempre qua; sempre Cicì, sempre. Non mi muovo Cicì. Sempre qua Cicì..Sempre..Sempre..Cicì.

 

 

 

     

Sono Aurora Tesone, sono nata a Napoli e frequento la facoltà di Scienze Sociali della Federico II.

Sin da piccola sono sempre stata appassionata alla fotografia che è per me mezzo e fine.

Ho partecipato a mostre fotografiche con l’Associazione Cremano Giovani, con il Comitato quartiere stella di Casoria e con il centro Gamen; ho lavorato come fotografa per feste private e attualmente lavoro ad un progetto sul territorio di Scampia con un gruppo di fotografi.

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