Un evento importante ha avuto luogo ad Avellino il 30 aprile al Circolo della Stampa con una personale di pittura dell’artista veneto Athos Faccincani, presente all’inaugurazione: si tratta di 25 opere che rappresentano il Mediterraneo ed imprimono alla tela il senso del colore, dando loro un’anima.

Faccincani ha raccontato la sua esperienza nell’ambito del suo percorso pittorico, in cui si è confrontato con vari aspetti della realtà: ha analizzato per anni il dolore, l’esperienza del manicomio criminale, la sofferenza e il dramma dei bambini disabili, ha affrontato, rappresentandolo sulla sua tela, il sentimento della guerra. Le sue tele hanno fatto scaturire l’emarginazione e il dolore attraverso colori malinconici e sofferti nella rappresentazione delle figure: ci si riferisce al ciclo pittorico “Follia delle attese”, che incarnavano l’enigma dilaniante del sentimento umano.

A 29 anni in occasione di una mostra pittorica avente tema: il conflitto, l’allora presidente della repubblica Pertini lo ha nominato Cavaliere della Repubblica: egli fu colpito dal fatto che in tanta sofferenza, in un quadro il pittore aveva rappresentato un olivo, un segno di speranza, ed è stata per lui una soddisfazione immensa. È stato sette mesi senza dipingere, un periodo buio e difficile, le figure rappresentavano per lui qualcosa di molto forte e profondo, che suscitavano sensazioni laceranti, lo facevano soffrire troppo, incarnavano l’enigma dilaniante del sentimento umano. L’autore ha dovuto cambiare rotta per riacquistare un senso di pace.

La decisione di andare sul Gargano, in un piccolo paese, Ischitella; entrando in un’osteria per prendere qualcosa da mangiare, ha scoperto il valore della semplicità e l’ospitalità del sud, poi si è trasferito per un certo tempo nel Salento, a Gallipoli. Pensa che il Sud sia meraviglioso: “Ho trovato una piccola casa, rosa, mi sono seduto e ho detto.”Questa è la felicità!” afferma.

Ha rivelato che la natura gli ha offerto un varco, aveva bisogno di luce, quella luce particolare che ha trovato nel paesaggio del Sud, tra le sue colline e ha preso la decisione di dipingere la luce e i colori, perché voleva stare bene, per poter trasformare la realtà che lo circondava da una tavolozza grigia e malinconica in una tavolozza colorata, perché , come diceva Renoir, l’arte non deve rappresentare soltanto la sofferenza ma anche la gioia. I colori delle sue tele sembrano particolari che sgorgano dalla tavolozza cromatica, come spinti da un impulso antico e il denominatore comune delle opere attraverso cui si esplica la sua arte si potrebbe definire una commistione tra sogno e realtà, una ricerca di serenità nel verde carnoso della natura, vi si riscontra una sorta di carattere magico che a volte pare esulare dalla realtà per librarsi in un mondo fiabesco.

E alla fine del suo intervento si dichiara “un uomo del Sud”, fiero di esserlo, con l’autenticità della sua gente, i suoi valori, che fanno parte del proprio bagaglio culturale e umano, perché hanno la fortuna di avere tempo per stare insieme e per sognare e non dobbiamo mai perdere questa capacità.

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