A Napoli, presso l’Istituto Paolo Colosimo, un percorso fotografico – performativo  dell’artista Annalaura di Luggo

Blind vision, ovvero “visione cieca”. Sembra quasi un ossimoro il titolo dell’ultimo progetto fotografico dell’artista napoletana Annalaura di Luggo. Invece, si scopre visitando la mostra, è un invito a rivalutare la nostra visione del mondo, ad interrogarci sul significato della cecità, quella interiore e quella reale, un viaggio alla scoperta di nuovi modi di percepire la realtà. La mostra, a cura di Raisa Clavijo, è stata inaugurata giovedì 27 aprile e sarà visitabile dal primo maggio, per un mese, a Napoli, presso l’Istituto Paolo Colosimo per non vedenti e ipovedenti. Il progetto, che rientra nel calendario delle iniziative del Maggio dei Monumenti, è realizzato con il patrocinio della Regione Campania, del Comune di Napoli e dell’Unione Italiana Ciechi e con il matronato della fondazione Donnareggina per le arti contemporanee.

Blind vision è un suggestivo percorso espositivo che comprende diversi momenti percettivi: un’installazione multimediale con light box in cui compaiono le iridi dei protagonisti, una scultura tridimensionale, Essence, che rappresenta un occhio senza pupilla, e una mostra fotografica, A journey of light,  con le foto di Sergio Siani che testimoniano le diverse fasi del processo creativo. Le fotografie in mostra sono il frutto di un periodo di lavoro dell’artista con venti persone non vedenti dell’Istituto Colosimo. Il lavoro, che è stato un percorso di crescita in primis per l’artista, si è svolto su due piani paralleli, uno tecnico, basato sulla macrofotografia dell’iride, e uno emotivo, volto a indagare l’animo umano.

La fotografia dell’iride non è che la traccia di una condivisione e la testimonianza di un momento di complicità tra due esseri umani.

Annalaura di Luggo ha scelto di mettere al centro del proprio progetto le persone non vedenti e ipovedenti, per sensibilizzare la comunità sull’importanza dell’inclusione sociale e culturale, con il desiderio di portare in primo piano un mondo che troppo spesso viene lasciato all’oscuro. Il progetto fotografico è solo l’ultimo di una serie di lavori volti a riscoprire e valorizzare l’unicità di ogni essere umano, come “Never give up”, che aveva visto protagonisti i ragazzi del carcere di Nisida. Una carriera basata sull’idea che la realizzazione personale passi attraverso il desiderio di dare e condividere. Tutta la ricerca artistica e professionale della di Luggo è infatti volta a celebrare la vita nella sua complessità, il valore e l’importanza delle relazioni umane ed è caratterizzata da una costante ricerca del dialogo. Ogni fotografia della mostra Blind vision, racchiude la voce autentica dei protagonisti, ed è il riflesso dell’intesa intima tra fotografa e soggetto, creatasi attraverso uno scambio empatico, con cui l’artista è riuscita ad entrare in relazione con le persone non vedenti. La realizzazione delle foto, infatti, è stata sempre preceduta da un dialogo, una sorta di breve intervista per  provare a comprendere, attraverso il racconto da un’altra prospettiva, cosa significhi percepire il mondo con occhi diversi.  Occhi non vedenti.

Blind vision non è solo una mostra, è un viaggio alla scoperta di una nuova dimensione. Ho scoperto rabbia, paura, accettazione, speranza, fede…  Ma soprattutto, ho scoperto che il mio viaggio, che credevo fosse un viaggio nel buio, è stato un viaggio di luce.

Nata nel '97 a Bologna, mi sono trasferita da bambina in un paesino dei Monti Lattari. Grazie alle persone che ho incontrato, ho iniziato ad amare questa terra meravigliosa, troppo spesso vista attraverso la lente del pregiudizio. Sono appassionata di letteratura, fotografia e arte, in tutte le sue manifestazioni. La lettura del libro "In viaggio con Erodoto", di Ryzdard Kapuscinsky, mi ha insegnato il valore e la bellezza della diversità. Studio arabo e inglese presso la facoltà di mediazione linguistica e culturale.

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