L’ultimo lavoro di Blindur si mostra come raggiante espressione di una saggezza incastonata in cuori giovani, ma maturi.

Ci siamo presi il nostro tempo per poter parlare con cognizione di causa riguardo qualcosa che, credeteci, ha davvero toccato nel profondo chi vi scrive.

Un viaggio burrascoso v’attende al primo ascolto di A, e quest’articolo cerca di svolgere l’arduo compito di porre una summa, un concreto sunto di emozioni, reazioni e pareri su quest’opera.

Volendo considerare questo singolo come un biglietto da visita al nuovo progetto, risulta plausibile sostenere che siamo lontani dalle atmosfere più vivaci del primo album o da quella leggera (ma sentita) vena malinconica preponderante di Mozzarella Session.

Questo è quanto scrivevo in merito al singolo Invisibile Agli Occhi, che dava un primo, corposo assaggio dell’ultima fatica di Blindur. Ora, sono certo che perdonerete questo mio sprazzo di autoreferenza, ma garantisco che c’è un motivo valido che giustifica il mio autocitarmi, ed è proprio quello di scandire l’obiettivo primario che A, inteso come vero e proprio progetto artistico, si è posto sin dalla sua presentazione: garantire voce ed espressione alla propria maturità artistica e (soprattutto) alla saggezza che permea menti e cuori giovani, ma ricchi di esperienza data dal proprio tempo. Il tutto, musicalmente parlando, si ottiene strizzando bonariamente l’occhio alle produzioni passate, ma inserendo una marcia in più sotto ogni fronte, da quello squisitamente tecnico, sino poi a quello concernente la varietà di influenze e stili che quest’album si porta dietro.

Parlare di A non è semplice, ed è tanta la paura di non farsi capire, o di non saper esprimere bene ciò che musica come questa potrebbe lasciare nel cuore dell’ascoltatore.

Brani come 3000X o Una brutta canzone rappresentano in toto il grande lavoro che c’è dietro questa riscoperta musicale (e supporrei anche “spirituale”…) che Blindur ha voluto compiere per quest’album, sia come esplosioni musicali di alto livello e dalla gran cura, sia come resa di testi realisticamente profondi, che ci gettano in paure, ansie, tormenti comuni e che ci vengono raccontati con immagini per l’appunto realistiche e concrete. Se poi a ciò aggiungiamo quel pizzico di dolcezza in alcune melodie, capiamo subito che sì, la saggezza è prerogativa di chi sa dar occhio al proprio tempo e al proprio arco di vita vera, vita vissuta.

Ed A, che è poesia sia negli intenti che nella realizzazione, è figlio di artisti che hanno fatto di questa Saggezza un modello da seguire e perpetuare.

Complimenti a Blindur.

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