Micaela Tempesta a maggio esordisce con l’album intitolato “Blu”, con la collaborazione di De Vita, Alberta e Suriani. Il disco è composto da dieci pezzi che cercano di destreggiarsi tra elettronica, R&B e diversi altri generi.

“Il mio colore è il blu, decisamente sono malinconica”. Questa è la frase che apre Usami, canzone di Micaela Tempesta da cui deriva il nome del suo album d’esordio, “Blu”. Al suo interno è possibile trovare dieci brani che tentano di fondere diversi generi tra loro: elettronica, R&B e hip hop vanno per la maggiore. Nella creazione del disco, la cantautrice partenopea ha collaborato con Massimo De Vita, Piero Alberta e Andrea Suriani.

Copertina di "Blu", Micaela TempestaA fare da blocco di partenza è il brano Invincibili: uno sguardo verso una storia d’amore passata, un rimuginare malinconico presente. Focalizzandosi sulla musica, si fa fatica a percepire la firma dell’artista o, comunque, un aspetto degno di particolare nota. È tutto ben armonizzato, omogeneo, ma al punto da restare anonimo.

L’atmosfera inizia a farsi più interessante con Tumulto e silenzio, in cui le acque accennano a smuoversi, ma senza onde eccessivamente increspate. Con Usami, la tempesta, tra bassi decisi e parole affilate come lame di coltello. Ma è camminando In bilico che il caos si riduce a oblio, si chiude in se stesso, in un buco nero in cui le parole perdono forza e si azzerano. È qui che si tocca il livello più alto del lavoro di Micaela Tempesta: è qui, con la sesta traccia, che fuoriesce la sua vera natura, la sua musica.

Però se non si ha il pieno controllo delle proprie ali, volare fino a costeggiare il sole può rivelarsi molto pericoloso: ci si può bruciare, nel migliore dei casi solo cadere. Questo è lo scenario che si presenta l’attimo successivo alla fine di In bilico. Pian piano l’anonimato si fa strada tra parole e sintetizzatori, perdendo così quota e dovendo impiegare molte energie per provare a rimettersi nella giusta traiettoria.

Nel complesso, al termine dell’ascolto di “Blu”, di certo non si può negare la bravura della cantautrice partenopea: tra voce e strumentale vi è un’armonia notevole e si possono scorgere anche degli arrangiamenti interessanti. Ciò di cui si sente la mancanza è il carattere dell’artista, il quale fa ancora un po’ fatica a padroneggiare il peso di un disco intero.

Nata nel 1997 a Caserta. Pianista a tempo pieno, scrittrice da sempre e instancabile viaggiatrice. Porta sempre con sé un’agenda e una penna per poter immortalare tutto ciò che la colpisce.

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