La ciurma capitanata da Daniele Sepe torna con il secondo arrembaggio “Capitan Capitone e i Parenti della Sposa”.

Interno di un ufficio, primo pomeriggio di metà maggio. Una stagista napoletana espatriata fissa lo schermo del computer a metà tra l’annoiato e l’esaurito. A un certo punto prende le cuffiette, le collega al suo laptop e le inserisce nelle orecchie. Parte  “Ah bello!”  prima traccia dell’album Capitan Capitone e i Parenti della Sposa.

Ahhh aaaaah ahhhhhhh ahhhhh bello

è marterì e me magn a muzzarell,

sti giuvn s’abboffan e spinniell

e sta rivoluzion comm cazz a vonna fa?

Se dovessi descrivere l’album Capitan Capitone e i Parenti della Sposa nello stesso stile con cui vengono scritti il 90% degli articoli sul web direi che è un concept album ricco di joie de vivre creato da un variegato ensemble di musicisti made in Naples.

Se lo dovessi descrivere a parole mie, invece, direi che uagliù è nu burdell.  E non lo intendo in maniera negativa, anzi. Non appena ho iniziato a ascoltare Capitan Capitone e i Parenti della Sposa mi è esplosa proprio una festa nelle orecchie che mi ha messo un sacco di allegria e mi ha strappato più di un sorriso salvandomi dalla noia della vita in ufficio. Dato l’argomento dell’album (il matrimonio di Capitan Capitone con una fanciulla di buona famiglia) direi che questa ammuina è decisamente riuscita a ricreare uno spirito di spensieratezza e allegria tipico dei giorni di festa.

Il disco, uscito il 15 aprile scorso e prodotto in crowdfunding per l’etichetta MVM, è l’opera seconda del collettivo Capitan Capitone e i Fratelli della Costa. La ciurma capitanata da Daniele Sepe ha di nuovo riunito alcuni dei migliori artisti partenopei. Volendo essere precisi, sono giusto-giusto 69 tra i quali Daniele Sepe, Gnut, Roberto Colella, Dario Sansone, Andrea Tartaglia, Tommaso Primo, Marcello Coleman, Speaker Cenzou, Shaone, Pepp-Oh, Stefano Bollani, Gino Fastidio, Sara Sgueglia, Alessio Sollo, Nelson, Robertinho Bastos, Galera de Rua, Don Pasta (noi di Terre di Campania, però, non facciamo torto a nessuno e quindi ecco qui la lista completa di tutti gli artisti).

Continuando sulla stessa scia del primo disco, anche questa volta i nostri pirati sono riusciti a creare un album variopinto che ben rispecchia l’anima eclettica di Napoli. Rock, punk, reggae, jazz, ritmi latini, canzone d’autore, Capitan Capitone e i Parenti della Sposa è un misto fritto di generi che non delude e ti fa arricreare. Questa volta, però, il tema centrale è il matrimonio tra due persone appartenenti a classi sociali diverse. Attraverso questo stratagemma narrativo, i pirati del Capitano riescono a tracciare con grande ironia e lucida critica i contorni linguistici, geografici e perfino alimentari che dividono due anime super stereotipate di Napoli: quella più popolare e vasciaiola e quella più chic dalla evve moscia. Il rischio di scadere nel cliché è dietro l’angolo ma la bravura e la simpatia della ciurma fanno immediatamente capire che l’esagerazione fa parte del gioco e della festa.

Sarà che sono momentaneamente espatriata e mi illumino d’immenso non appena sento le parole magiche “mozzarella” e “friarielli”, devo dire che Capitan Capitone e i Parenti della Sposa è un album che regala 52 minuti di evasione intelligente. Per “evasione intelligente” intendo un momento di intrattenimento che ti permette di svagare la mente senza necessariamente rimbeccillirti. Anzi, non mancano in quest’album spunti di riflessioni e di critica sociale, spunti alleggeriti non solo dalla comicità dei testi ma sopattutto dalle melodie trascinanti e calzanti.

Le tracce che più mi hanno colpito sono:

Sushi e friarielli:  “Tenimm famm, pur e per ro tavol ce magnamm” è il jingle della mia vita.

Camerieri: tutti quelli che hanno lavorato come camerieri si immedesimeranno tantissimo

È preciso muito amore: da ascoltare in macchina mentre si va a mare.

Lost in Miano1&2&3&4: Simpaticissime (“E che cos’è questa puzza di spinello? No quello è ‘st Arbre Magique nuovo ca… l’importano dall’Asia“).

Stella ‘e mare:

Primma ‘e passa’ pe’ scagno pe’ sta via
‘nt’a chelli sere ca ‘nte ‘mporta ‘e niente
passava ‘o tiempo ‘e chesta vita mia
e comm a ‘na fronna ca’ s’a porta o’ viento
d’areta o’ vico accumpariste tu
duje uocchie nire comm o’ mare ‘e notte
‘a capa nun dicette niente chiu’
o’ core s’abbuffaje comm a ‘na votta
E mo’ so’ n’omm allero e ‘ncatenato
a te meravigliosa stella ‘e mare
pe’ ce capi’ ce abbasta ‘na guardata
comm quanne saglie
o’ maestrale

Che dire? Poesia.

Buon ascolto!

Un pensiero riguardo “Capitan Capitone e i Parenti della Sposa – Il Ritorno della Ciurma

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